Angelo3Chiara

Noi che insieme scoprimmo per caso l’amore per la montagna, vorremmo condividere con voi le nostre emozioni e le rare bellezze che in essa incontriamo

Traversata delle Alpi Apuane

Agosto 2021, arrivano le ferie e ne approfittiamo per tornare sulla nostre montagne preferite: le Alpi Apuane. Così dopo il giro di telefonate ai rifugi si delinea la nostra settimana per percorrere la traversata delle Alpi Apuane… quì di seguito, raccontiamo i nostri sette giorni attraverso questa catena montuosa unica nel suo genere con i suoi custodi e le tante persone incontrate dove le parole e gli sguardi ci hanno aiutato a plasmare un itinerario per noi straordinario.

Giorno 1:  

Castelpoggio (MS) – Rifugio Carrara

Di buon mattino giungiamo a Carrara e dopo aver parcheggiato l’auto nei pressi del cimitero vicino alla Stazione di Cararra-Avenza ci dirigiamo alla fermata del bus che ci avrebbe portato a Castelpoggio, ma per una serie di problematiche relative all’acquisto del biglietto, decidiamo di proseguire a piedi. Ore 9.00 siamo nei pressi della Santuario Madonna delle Grazie, sostiamo giusto il tempo di una banana, poi iniziamo a camminare in direzione Gragnana seguendo la strada principale, poi per mulattiera fino a Noceto e ancora per mulattiera/strada finalmente a Castelpoggio m.550, antico borgo millenario, situato ai confini del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane. Ore 11.00, dopo 3 ore di marcia siamo giunti nel paese dove ha inizio la nostra avventura: fa caldo, ma non caldissimo, dopo aver salutato un folto gruppo di anziani del paese, ci spiaggiamo su di una panchina sotto una pianta nella piazza di fronte ad un alimentari. Prima di iniziare la prima tappa, ci godiamo la nostra pausa pranzo con pane e roastbeef e una birra fresca acquistata proprio nell’alimentari di fronte,  belli rilassati, ci godiamo il momento… finiamo con un dolcetto appena acquistato e dopo aver organizzato tutto per bene iniziamo. Prima di partire, foto al cartello “Prima tappa Alta Via delle Apuane”… ora possiamo dire che inizia ufficialmente la nostra avventura: sono le ore 12.00 saliamo per strada asfaltata sotto un caldo sole che ci carica di positività, dopo pochi minuti siamo nel bosco all’ombra… dopo vari su e giù arriviamo al Passo della Gabellaccia m.895 per le ore 13.20, attraversiamo la strada dove un discreto vento ci saluta, alcune foto e poi saliamo per sentiero segnato n.185 fino alla rotonda di Campocecina, qui in pochi minuti siamo al Rifugio Cararra m.1322. Ore 14.20. Bene! Come primo giorno il cammino si può dire concluso, ora ci sediamo e ci godiamo il rito che ci accompagnerà per tutta la traversata: torta e birra fresca! Ci rilassiamo al sole con un bel venticello piacevole in questo rifugio dalla vista spettacolare… passano un paio d’ore e dopo la sistemazione nella nostra camera, ci riposiamo un pochino. Dopo l’ottima cena, usciamo a fare due passi fino ai prati di Campocecina in cerca della foto perfetta al tramonto che stasera pare regalarci colori bellissimi… dopo le foto rientriamo in rifugio, salutiamo i gestori e andiamo a dormire.

Giorno 2:

Rifugio Carrara – Rifugio Orto di Donna

Ore 6.30, suona la sveglia, dopo la notte trascorsa bene scendiamo per la colazione in un ambiente molto familiare, chiacchierando con i gestori noi quattro soli soletti…  dopo i saluti, ci prepariamo, motivati e in forma iniziamo la nostra seconda tappa. Ore 7.40 siamo in cammino, l’aria frizzante di oggi 9 agosto ci accompagna per il primo tratto di sentiero n.173 che passando alla sinistra del monte Borla giunge alla Foce di Pianza m.1272, un largo valico con un ampio parcheggio da dove parte il sentiero che porta al Monte Sagro, il sentiero n.173, che seguiamo fino alla vetta di questa montagna. Alle ore 10.00 siamo in vetta al Monte Sagro m.1753, fantastico, la vista ci lascia senza parole, guardandoci attorno individuiamo il tragitto che faremo oggi che in parte già conosciamo… foto, poi dopo i saluti con le varie persone in vetta, scendiamo per lo stesso sentiero, poi sempre per il n.173 giungiamo alla Foce del Fanaletto m.1427. La giornata soleggiata di oggi ci accalda un po, una breve sosta poi giù per il sentiero attrezzato con qualche cavo, attraversando questa conca boscosa chiamata Catino, fino alla Foce del Pollaro m.1337  che raggiungiamo per le ore 11.30 circa. Ora il sentiero scende per un erto canalino, poi traversa su alcuni ravaneti fino ad un bivio, dove salendo arriviamo alla Foce di Vinca m.1332. Sono le 12.00, sostiamo qualche minuto, poi per sentiero conosciuto andiamo spediti alla Capanna Garnerone m.1261, e qui ci aspetta la nostra pausa pranzo preparata dal Rifugio Carrara. Dodici e mezza, il caldo si fa sentire, dopo esserci rifocillati e riposati scambiando due chiacchiere con una famiglia di tedeschi che come noi ha scelto questo luogo per la pausa, dopo i saluti, proseguiamo il cammino… seguendo il sentiero n.37 ci portiamo alla Foce di Giovo. L’intenzione era quella di salire il già salito Pizzo d’Uccello, ma il caldo patito nell’ultima parte di sentiero in salita ci ha fatto desistere. Ore 14.15 circa, siamo alla Foce di Giovo m.1500, troviamo un gruppo numeroso di giovani scouts, intenti a prepararsi per ripartire, così per non rischiare di rimanere nel traffico, ripartiamo subito, ora seguendo il sentiero n.179  in circa 45 minuti arriviamo al rifugio Orto di Donna m.1493. Finalmente siamo a casa, sì perché il rifugio Orto di Donna è come se fosse la nostra casa sulle Apuane, abituali frequentatori da ormai 3 anni di scorribande su queste cime imponenti e affascinanti che circondano la valle di Orto di Donna, poi il rapporto che si è creato con Stefania e i suoi collaboratori, di amicizia e rispetto. Dopo i saluti ci sediamo al tavolo per rinfrescarci con una birra fresca a sigillo di questa grande giornata, e una fetta di torta, crostata ai frutti di bosco. Un pochino stanchi, passiamo il pomeriggio all’ombra rilassandoci e chiacchierando, cena e poi a dormire.

Giorno 3:

Rifugio Orto di Donna – Rifugio Nello Conti

Martedì 10 agosto, inizia la nostra terza tappa, dopo la sveglia presto e la colazione, scambiamo due parole con una coppia che come noi sta percorrendo l’Alta Via in senso opposto al nostro, per di più in tenda, così, sia noi che loro ci aggiorniamo sui sentieri da percorrere. Dopo i saluti, partiamo per questa giornata dalle grandi premesse. Dopo le 2 gocce di pioggia scese appena ci siamo svegliati, il tempo sembra essere incerto, ma le previsioni  danno sole e noi fiduciosi ci addentriamo nel bosco per il sentiero n.179, che in circa un’ora ci porta alla Foce di Cardeto m.1644. Visto che la tappa di oggi risulta essere la più breve, decidiamo di aggiungere una cima all’itinerario, così dopo aver già salito il Monte Cavallo m.1895 a giugno, lo saliamo anche oggi… con più tranquillità ma con la stessa attenzione ci spariamo una cavalcata su queste affascinanti gobbe… troppo bello ed emozionante, divertiti, scendiamo fino a giungere alla Forcella di Porta m.1747, poi giù al Bivacco Aronte dove prima di salire la Tambura sostiamo per la nostra pausa pranzo… ore 11.30 dopo quasi un’ora di sosta rilassati al sole, prima di proseguire incontriamo una persona di rientro al bivacco dopo una corsetta, ci salutiamo poi su verso la cima di questa montagna a noi sconosciuta. Saliamo il sentiero n.148 partendo dal Passo della Focolaccia m.1645, ampio valico dall’aspetto particolare dovuto al suo abbassamento ad opera della cava, da qui, seguendo le indicazioni, percorriamo la splendida cresta che ci porta in vetta. Wow. Fantastica salita, panorami unici, oltre a noi due persone arrivate poco prima e come di consuetudine sulle Apuane, in breve nasce un’amicizia, foto poi insieme ai nostri nuovi amici scendiamo fino al passo Tambura m.1634, da qui seguiamo il consiglio di scendere alla fonte in zona Acquifreddi m.1562, insieme a loro così da passare ancora un po’ di tempo insieme, nel mentre, ci scambiamo i numeri con Loredano e Filippo con la promessa di rivederci, ci salutiamo e poi ognuno prosegue per la propria strada. Risaliamo il passo Tambura, scendiamo dalla parte opposta per raggiungere il Rifugio Nello Conti m.1407, percorrendo un tratto della famosa “Via Vandelli”. Ore 15.00 siamo al rifugio. Provati dal caldo, non vediamo l’ora di riposarci all’ombra gustandoci una birra con torta su questo terrazzo con vista come in una favola. Senza togliere nulla agli altri rifugi, questo ha un qualcosa di particolare, è piccolo, raccolto, uno scrigno nascosto tra le rocce Apuane. Soddisfatti per la nostra grande giornata in cui abbiamo completato la traversata sia del Monte Cavallo, sia del Monte Tambura, ci rinfreschiamo con la strameritata birra… e torta, seduti all’ombra…  oltre a noi due, arrivano un gruppo di 4 ragazzi prossimi a completare la loro Via Vandelli, complimenti a loro, poi una coppia di Milano alla scoperta delle Apuane e altri ragazzi con cui chiacchieriamo e chiediamo consiglio sulla tappa di domani, in tutto un piccolo gruppo di persone, oltre ai gentili e disponibili gestori del rifugio. Passa così il pomeriggio… poi la cena, qualche chiacchiera con della musica improvvisata e al calar della notte tutti a nanna.

Giorno 4:

Rifugio Nello Conti – Rifugio Città di Massa

Dopo la sveglia presto alle ore 5.30 e le intenzioni ambiziose della giornata, per vari imprevisti alle ore 8.00 siamo ancora al Rifugio… va bene così! Iniziamo così la nostra giornata: risaliamo la Via Vandelli fino al Passo Tambura m.1634, dove troviamo due ragazzi conosciuti il giorno prima, che hanno dormito in tenda, due chiacchiere poi noi proseguiamo seguendo la Via Vandelli, antica strada commerciale e militare che collegava Modena a Massa, in alcuni tratti ancora ben conservata, scendiamo verso la Valle di Arnetola e una volta al bivio nei pressi della Cava, prendiamo il sentiero n.31 a destra che porta al Passo di Sella e seguendo una ben conservata mulattiera chiamata sentiero della Todt, in un fresco bosco, dopo aver incrociato una coppia, un gruppo di scout e due lavoratori, stanchi arriviamo al Passo di Sella m.1516 per le ore 10.45 circa. Abbandoniamo l’idea di salire il Monte Sella e rifugiandoci all’ombra della casetta sul passo ci riposiamo… sostiamo per circa tre quarti d’ora per il pranzo di oggi, il sole scalda parecchio soprattutto in queste ore del giorno, ma purtroppo ci tocca ripartire, scendiamo fino alla strada di Cava dove abbiamo due opzioni per scendere: una è scendere dalla marmifera, l’altra è prendere il sentiero n.150 per EE, che qua sulle Apuane non è mai da sottovalutare… scegliamo la prima opzione che più sicura e tranquilla ci catapulta però in un calvario: il sole non ci dà tregua e la strada polverosa e riflettente accentua il caldo che oggi pare insopportabile, una discesa infinita che finalmente dopo aver superato la Cava Faniello, ci fa ben sperare, perché troviamo le indicazioni per il sentiero n.33 che porta al rifugio Puliti. Appena accenniamo la salita vediamo l’antro di una vecchia cava, entriamo e all’ombra di questi muri di roccia completamente lisci, ci rifugiamo, così da abbassare la nostra temperatura corporea giunta al limite. Sono le ore  12.40 e dopo questa pausa, a fatica ci trasciniamo al rifugio Puliti -chiuso-, in cerca di acqua, dato che le nostre scorte sono quasi esaurite, ore 13.00 siamo al rifugio, scatta la ricerca dell’acqua che ahimè non si trova,  poi Chiara senza dire niente trova un rubinetto, lo apre e… vaiiiiii, l’acquaaaaa, un miracolo, ci rinfreschiamo, beviamo e per non farci mancare nulla anche un bel pediluvio… momenti memorabili, il morale torna alto e il sorriso torna sui nostri volti, mezz’ora di paradiso solo per aver trovato l’acqua. La traversata è anche questo! Ripartiamo seguendo il sentiero, in pochi minuti siamo nei pressi del monumento della Madonna del Cavatore, dove telefoniamo a Nicola, il gestore del rifugio Città di Massa che ci verrà a prendere nei pressi de Le Gobbie con la sua auto. Ci accordiamo per le ore 14.45 e sempre per sentiero in breve giungiamo a destinazione, dove troviamo il ristorante appunto “Le Gobbie”, qui, attendiamo l’arrivo di Nicola all’ombra nel piazzale di fronte. Puntualissimo arriva a prenderci e ci porta al suo rifugio, quasi un hotel, immerso nella natura dalla vista sulle Apuane fantastica… se non fosse per gli alberi davanti. Un bel posto dove possiamo veramente ricaricare le energie, birra e torta, doccia, riposo, ottima cena e poi a dormire…  perché domani la giornata si prospetta TOP!!!

Giorno 5:

Rifugio Città di Massa – Rifugio Del Freo

Dopo la sveglia e la colazione Nicola ci accompagna al parcheggio de Le Gobbie, dove ieri avevamo interrotto il nostro cammino. Ore 7.45 seguendo il sentiero n.33 iniziamo a salire nel bosco fino a raggiungere il Passo degli Uncini m.1366 quasi un’ora di salita, da qui una vista top con la cresta del Monte Altissimo, la nostra prima cima di oggi. Seguendo le tracce e alcuni segni con attenzione, giungiamo in vetta alle ore 9.15 circa, fantastico! Soli sulla cima di questo monte inaspettato, che dai suoi m.1589 domina come un “altissimo”, la vista spazia sul mare e alle nostre spalle tutte le Apuane “appena” attraversate, momenti unici. Dopo le foto, riprendiamo il cammino che sarà al quanto duro per il clima torrido di questi giorni, ma non ci scoraggiamo… la strada è ancora lunga e con decisione scendiamo fino al Passo del Vaso Tondo n.1381, poi a sinistra giù fino alle cave del Fondone, dove sostiamo qualche minuto all’ombra seduti su alcuni blocchi di marmo, osservando ciò che ci circonda. Ora con metodo e pazienza ci dirigiamo al Passo Croce percorrendo tratti monotoni su strada di cava poi su sentieri al quanto imboscati di vegetazione stando attenti a non sbagliare e una volta al Passo Croce m.1150, su consiglio di un amico del posto per proseguire la nostra traversata puntiamo a risalire il Monte Corchia dalla Cresta N per il Canale del Pirosetto: fa molto caldo, seguendo la traccia in mezzo alla vegetazione a fatica riusciamo a raggiungere la base del torrione da dove parte il canale, vario con passaggi alpinistici semplici ma da affrontare con attenzione, risaliamo la cresta affascinante e divertente sotto un sole torrido ma con un bel venticello e quasi non ci accorgiamo del caldo… anticima, giù, su e poi cima, fantastico essere in cima al Monte Corchia m.1678 già salito nel 2019 nel nostro giro del Gruppo delle Panie , ma questa volta da un altro versante, in più dopo il Monte Altissimo, fantastico! Ora ci fermiamo per pranzare godendoci il panorama… dopo il nostro pranzo, ci accorgiamo di aver finito le scorte d’acqua, un bel guaio, ma per fortuna conosciamo la zona, e in breve scendiamo al Rifugio Del Freo dove poco distante c’è la Fonte di Mosceta con la sua acqua fresca che ci regala ancora una volta un gran sollievo. Una cosa semplice come l’acqua che in alcuni casi sembra salvarci la vita. Dopo la rinfrescata generale andiamo al Rifugio Del Freo m.1196, salutiamo, ci presentiamo e ordiniamo subito la fatidica birra e torta. TOP!!! Seduti con la Regina delle Apuane che ci osserva e ci aspetta, ci godiamo il momento e ci rilassiamo, sono le ore 15.00. Quindi super cena, due chiacchiere e poi a nanna!

Giorno 6:

Rifugio Del Freo – Rifugio Forte dei Marmi

Venerdì 13 agosto, sesto giorno di cammino, dopo la sveglia presto, la colazione e le coccole a Zizzola (il cane del rifugio) affrontiamo con un pò di stanchezza questa giornata su sentieri in parte già conosciuti fino a raggiungere il rifugio Forte dei Marmi. Andiamo con ordine: per prima cosa ci aspetta l’ascesa alla Pania della Croce tramite il sentiero n.126, che fortunatamente tutto all’ombra ci porta al Callare, dove nel tragitto incrociamo due amici conosciuti in due occasioni diverse, e con simpatia e piacere sostiamo con loro chiacchierando. Queste piccole cose che a noi danno molto, la traversata è anche questo, oltre ai numeri le persone, tante, che nel cammino diventano amici. Dal Callare, per cresta in breve siamo in cima alla Regina delle Apuane per la seconda volta! Bellissima emozione, con i suoi panorami unici visti dalla sua vetta di m.1858. dove c’è un’enorme croce, ore 9.30, pochi minuti di relax poi riprendiamo approfittando del poco fresco che la mattina ci offre: torniamo al Callare poi per il sentiero a destra scendiamo il Canale dell’Inferno, non prima di aver dato l’ultimo sguardo alle  ripide e maestose cime Apuane… giunti alla base risaliamo ancora a destra fino al Passo degli Uomini della Neve m.1655, poi, giù in picchiata per il pendio che porta alla Foce di Valli m.1257, 400 metri che alla vista intimoriscono, 40 minuti di discesa sotto il sole fino al primo albero con  l’ombra nei pressi della Foce di Valli.  Ora ci aspetta una lunga camminata: seguendo il sentiero 110 passando per la Costa Pulita arriviamo al Passo Forato dove l’enorme foro del Monte Forato catalizza tutta l’attenzione, foto poi risaliamo la cima settentrionale m.1209 dove sorge la croce, il caldo non ci molla, complice anche l’orario, sono le ore 12.00, decidiamo di pranzare in vetta sfruttando il venticello che ci allevia la canicola di questa settimana prima di ferragosto veramente torrida. La strada è ancora lunga sulla carta, così non conoscendo nulla da questo punto in poi, non perdiamo troppo tempo e ci incamminiamo, non prima di aver percorso l’arco con molta attenzione data la forte esposizione e un passaggino delicato, così dopo questo ultima scarica di adrenalina, ci addentriamo nel bosco dove incrociamo alcuni ragazzi carichi di zaini enormi, due chiacchiere poi si prosegue… fa caldo in queste prime ore del pomeriggio, arriviamo alla Foce di Petrosciana m.970, dove dobbiamo fare attenzione a non sbagliare, in mezzo ad un folto gruppo di stranieri in sosta, cartina in mano cerchiamo di capire da che parte andare, e grazie anche all’aiuto di un passante che ci nota in difficoltà prendiamo il sentiero giusto. Si scende nel bosco, in un clima di delirio generale dovuto al caldo, la sete e le poche indicazioni chiare, la disperazione sembra prendere il sopravvento, ma come capitato già in precedenza, trovare una fonte di acqua ti lava via tutte le cose brutte e così è stato anche ora, la Fonte di Moscoso sul nostro cammino ci dona un altro piccolo miracolo. Il tempo passa e al rifugio sembra mancare ancora molto, con decisione diamo l’ultimo assalto ai metri che ci separano dalla nostra birra e torta, giriamo intorno ai torrioni del Monte Procinto, detti “I bimbi” e in men che non si dica arriviamo alla nostra oasi, che mai come oggi abbiamo atteso. Ore 15.00 circa, ci sediamo all’unico tavolo libero e subito ordiniamo le birre e torta, forse le ultime, sì perché il rifugio Forte dei Marmi è la nostra ultima sosta prima della giornata finale di domani. Relax, relax e ancora relax. Super cena, poi a nanna.

Giorno 7: 

Rifugio Forte dei Marmi – Casoli (LU)

Ultima tappa, la settima e come ormai abituati da una settimana, ci svegliamo, arrotoliamo il sacco a pelo, prepariamo lo zaino, prendiamo l’acqua e i panini per il pranzo, facciamo colazione, salutiamo i rifugisti e dopo aver messo in spalla lo zaino sempre più pesante, ci incamminiamo, oggi per l’ultima volta… un mix di tristezza e soddisfazione ci accompagna nella nostra salita per il sentiero n.5, dove casualmente incrociamo la stessa persona incontrata al bivacco Aronte tre giorni prima, con stupore ci salutiamo scambiamo due chiacchiere, poi proseguiamo… una volta al Callare del Matanna m.1139,  scendiamo verso l’ Alto Matanna e dopo aver sbagliato sentiero troviamo quello giusto, arriviamo all’Alto Matanna dove chiediamo indicazioni ad in signore intento a dare da mangiare agli animali di questa fattoria, che ci spiega molto bene la strada da percorrere. Passiamo dinanzi all’Albergo Alto Matanna, entriamo quindi nel bosco e affrontiamo l’ultima salita di questa grande avventura, non prima di aver aiutato due cagnolini a tornare a casa… ore 9.00, arriviamo alla Foce del Pallone m.1082, che prende il nome dalla storia affascinante di un collegamento tra mare e montagna ad opera di un pallone aerostatico ancorato ad un cavo che da Camaiore portava in circa un ora alla Foce, appunto del “Pallone”…  proseguiamo su strada larga incontrando un gruppo di mucche e di poni con la loro prole all’ombra di alcuni alberi, l’ambiente cambia totalmente, spazi aperti con vallate verdi si presentano intorno a noi con ormai solo la cima del Monte Matanna a ricordarci le vette dei giorni scorsi, con la vista di Camaiore e del mare sempre più vicina. Una volta alla foce del Crocione o del Termine m.978, prendiamo il sentiero n. 2 che porta diretto a Casoli. Un’ora e mezza di sentiero, bello e vario, con passaggi su mulattiera e sul finale conteggiando un bel corso d’acqua dove le voci delle persone in cerca di fresco nella sue acque ci fanno capire di essere prossimi al paese.  Pochi metri di asfalto e infine giungiamo a Casoli. Ore 11.00, un poco frastornati, increduli forse, camminiamo per le vie, in un bar prendiamo due birre e una volta seduti all’ombra nei pressi della piazza, iniziamo a renderci conto. Fantastico! Ce l’abbiamo fatta!  Alta Via delle Alpi Apuane completata! Pranziamo, brindiamo e ci scattiamo un selfie a memoria di questo momento, consultiamo il nostro GPS Garmin e tiriamo le somme numeriche della nostra traversata, numeri importanti: 80 km, quasi m.4800 di dislivello, 7 cime, 6 rifugi, che però sono solo numeri se confrontati con quello che abbiamo vissuto. Non siamo ancora alla macchina, quindi non abbiamo ancora finito, ci ricomponiamo e ci rimettiamo in cammino, prima per un sentiero che porta alle Cascate di Candalla poi per strada fino a Camaiore, pullman fino alla stazione di Camaiore Lido, poi treno fino a Carrara/Avenza e infine alla macchina che fortunatamente troviamo ancora. Sono le ore 15.00.

Siamo giunti così alla fine della nostra traversata  delle Alpi Apuane dove più che una fine vediamo un’inizio con la scoperta di un territorio unico ricco di ambienti con tanti itinerari da percorrere, abbiamo passato 7 giorni indimenticabili e conosciuto tante persone, abbiamo percorso sentieri non banali a tratti alpinistici che da queste parti non lasciano margini di errore. Una traversata emozionante, bella e faticosa con le sue vette, le vallate e anche le sue ferite, tante trovate lungo il percorso, l’azzurro del cielo che si specchia nel mare, il verde del paleo che risale i pendii, il bianco dei marmi dove il sole riflette il suo calore… insomma un insieme di colori ed emozioni in un paesaggio che ci ha ammaliato in modo irreversibile.

Come ogni finale che si rispetti ci piace ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo viaggio, anche senza volerlo, ci avete aiutato, grazie a tutte le persone incontrate, ai rifugisti e ai loro collaboratori, agli amici, in particolare Diegone, esperto delle Apuane che ci ha supportato, a Loredano e Filippo incontrati sulla Tambura e a chiunque ci abbia dato dei consigli… grazie, grazie di cuore a tutti.

E come dice Diegone… We love Apuane…

 

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N.B. Le Alpi Apuane sono un ambiente unico nel suo genere, da non sottovalutare, bellissime ma allo stesso tempo severe dove ogni sentiero può rivelarsi molto impegnativo e pericoloso.

 

 

Galleria
Alta Via delle Alpi Apuane - Angelo3Chiara
percorso
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Alta Via delle Alpi Apuane - Angelo3Chiara
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