La settimana è passata veloce e ora che ci troviamo in Majella tenteremo la salita alla seconda cima dell’Abruzzo ossia il Monte Amaro che dai suoi m.2793 domina tutto il Parco Nazionale della Majella, il secondo massiccio montuoso più alto degli appennini continentali dopo il Gran Sasso. Di base a Lettomanopello detta anche “città della pietra” per le tradizionali attività di lavorazione della pietra della Maiella nello splendido appartamento “Il Portico degli Amori”, dopo alcuni giorni passati girovagando qua e la, nell’ultimo giorno utile ci prepariamo e ancora nel cuore della notte partiamo per raggiungere il Rifugio Bruno Pomilio a quota 1888 metri situato sulla cresta della Maielletta. Ore 5.30 siamo arrivati al rifugio: con sorpresa troviamo un clima non proprio piacevole: buio, nebbia e freddo! Così decidiamo di aspettare ancora un attimo prima di avventurarci subito a camminare, attendiamo in macchina il momento propizio. Ore 6.00, si parte! Sette gradi la temperatura, nebbia e vento, anziché il sentiero, seguiamo la strada asfaltata onde evitare di sbagliare e una volta giunti al piazzale del Blockhaus seguiamo la strada in cemento poi andiamo a destra per traccia ben segnata grazie alla corsa che si svolge proprio oggi. Un’ora e mezza di cammino, prima su strada poi per sentiero con nebbia e nuvole basse che non ci fanno  capire  bene dove ci troviamo e la conformazione del territorio, ma non molliamo, una volta nei pressi di un fontanino iniziamo a salire ripidi fino ad un piano dove a pochi metri sorge il Bivacco Fusco. Sono le ore 8.10, breve sosta ammirando lo spettacolo che ci si palesa davanti a noi grazie alle nuvole che si sono diradate. Oggi si corre la “Monte Amaro Skyrace” e qui troviamo due collaboratrici con le quali scambiammo due chiacchere… ma bando a le ciance, l’escursione di oggi è lunga così si riprende il cammino, ora su crinale detritico saliamo e dopo un numeroso gruppo di camosci giungiamo  alla vetta del Monte Focalone m.2676: fantastico! Salutiamo un altro collaboratore della gara che in compagnia del suo cane al riparo dal vento dietro il cumulo di pietre aspetta i concorrenti…  proseguiamo ora scendendo ripidi su pietraia attraverso nuvole e vento che ancora non ci lasciano chiara la vista per la vetta… una volta giunti al Primo Portone, l’ambiente ci cattura totalmente e sotto un vento fresco proseguiamo fino al Secondo Portone e in compagnia dei camosci nella valle alla nostra sinistra, arriviamo al Terzo Portone.  Ora il tratto più ripido nei pressi della Grotta dei Tre Portoni o Abisso De Gasperi. Lo risaliamo e raggiungiamo un pianoro erboso dove ci fermiamo per un breve spuntino chiacchierando con un ragazzo con un altro collaboratore della gara e con due speleologi intenti a scaricare materiale con l’elicottero. Nel frattempo con sorpresa arriva il primo concorrente,  aspettiamo il suo passaggio incitandolo,  poi riprendiamo il cammino… seguiamo il pianoro erboso fino al suo culmine poi giù in un altro pianoro e in fine l’ultimo strappo, il più duro: sotto un vento forte con le nuvole che ci passano davanti velocemente nel mentre passano i vari runners, così senza mollare finalmente raggiungiamo la vetta! Ore 10.40! Ci congratuliamo e dopo alcune foto veloci in compagnia degli organizzatori molto gentili e disponibili ci ripariamo nel particolare bivacco Pelino. Ci sono già altre persone al suo interno e dopo aver trovato una spazio su di un letto, pranziamo leggendo le varie dediche scritte sulle pareti di questa struttura tenuta un po’ maluccio… peccato! Dieci minuti di pausa poi lasciamo il posto ai prossimi e torniamo in vetta per ammirare per l’ultima volta il panorama. Salutiamo e ci incamminiamo per il lungo rientro per lo stesso itinerario della salita. Un bel viaggio di ritorno incontrando tante persone con cui abbiamo scambiato due chiacchiere, soprattutto con gli organizzatori della gara molto disponibili e gentili come del resto tutti gli abruzzesi incontrati in queste nostre vacanze… Un breve passaggio al Bivacco Fusco poi giù “veloci” fino al Rifugio Pomilio dove finalmente o ahimè finisce la nostra escursione e con essa le nostre vacanze. A sigillo: non ci lasciamo scappare un aperitivo con arrosticini e birra in un bel clima di festa per via della gara ormai conclusa. Una bellissima escursione, dal fascino che lascia il segno da non sottovalutare però per lo sviluppo di notevole impegno fisico. Lasciamo così l’Abruzzo molto colpiti da questa regione che ha tanto ancora da offrire e dove sicuramente torneremo per scorrazzare nei suoi borghi e per scoprire nuove avventure in the mountains

Continuiamo le nostre vacanze estive 2022 in Abruzzo e dribblando il tempo cerchiamo di vivere il più possibile questa regione che tanto offre al turismo come piace a noi tra camminate,  montagna, mare e visite a nuovi luoghi con la loro storia e con i loro piatti e vini tipici. Proprio oggi cerchiamo di unire un pò tutto ciò in un’escursione facile adatta a tutti e come meta la visita di una rocca simbolo dell’Abruzzo con pranzo tipico in un borgo medievale. Così oggi 11 agosto arriviamo al Borgo di Santo Stefano di Sessanio, dove spicca la torre medicea, in provincia dell’Aquila, compresa all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga costituendo una delle porte di accesso nella sua parte meridionale. Seguiamo le indicazioni per la Madonna del Lago e parcheggiamo nei pressi del laghetto m.1220. Ore 8.45 circa ci incamminiamo, prima su strada asfaltata e dopo pochi metri troviamo le indicazioni e per sentiero ci incamminiamo verso Rocca Calascio… non fa caldissimo, il cielo molto nuvoloso e in questo clima incerto proseguiamo… saliamo poi scendiamo e dopo aver attraversato una strada asfaltata, proseguiamo per un bel sentiero tranquillo con un’unica salita “importante” immersa nei pascoli e prati che in breve, sfiorando la cima del Monte Croce ci porta alla vista della Rocca. Ancora pochi passi e arriviamo alla chiesa di Santa Maria della Pietà m.1416 in poco più di un’ora, solo noi in giro a fotografare questo luogo e una volta ai piedi della Rocca restiamo affasciati da questo ambiente suggestivo: imponente con le sue torri agli angoli e una quadrata al centro eretta su di un promontorio a dominare i pascoli attorno. Con un’offerta libera entriamo a visitarla, saliamo nella torre centrale fino alla terrazza immaginando la storia di chi ci viveva. Le foto si sprecano e nel frattempo il cielo che si è liberato dalle nuvole, illumina le mura ripide e slanciate al cielo e quel che resta del borgo, ancora un ultimo sguardo e poi rientriamo per il sentiero di andata, ma questa volta passiamo sulla vetta del Monte Croce m.1458. Quì troviamo una croce in ferro dall’aspetto molto vecchio. Proseguiamo per la collina seguendo una labile traccia fino a intercettare il sentiero di salita. Continuiamo con tranquillità e una volta al lago proseguiamo fino  alla Chiesa della Madonna del Lago danneggiata dal terremoto del 2009. Torniamo alla macchina per le ore 12.15, ci cambiamo e saliamo a Santo Stefano di Sessanio, che fa parte del Club dei Borghi più belli d’Italia. E’ davvero incantevole, lo visitiamo e ci fermiamo a pranzo gustando le specialità locali in un piccolo ristorantino. Bel giretto non impegnativo e adatto a tutti, un modo diverso per visitare la Rocca passeggiando e ammirando questo luogo dalle mille sfaccettature.

 

Finalmente si parte per le nostre vacanze estive 2022. La meta di quest’anno è l’Abruzzo con l’obiettivo di salire il Gran Sasso d’Italia. La settimana non si prospetta ottima per quanto riguarda il meteo e dopo qualche giorno di attesa, decidiamo di intraprendere la nostra escursione, partendo all’alba per scongiurare nuvole e temporali pomeridiani. Partiti da Colledara dove abbiamo la base per i nostri primi 3 giorni nel bellissimo appartamento “Gran Sasso White“, dove l’amico Paolone ci ha intrattenuto con il suo sapere su questa terra. Giungiamo a Campo Imperatore m.2135  per le ore 5.45 e una volta al parcheggio iniziamo la nostra salita: il cielo sembra sereno, qualche nuvola all’orizzonte dove il sole inizia a colorare questo posto magico… fa freddo, il termometro segna 9° e noi ben coperti ci incamminiamo per il largo sentiero che porta al rifugio Duca degli Abruzzi, poco dopo al bivio segnato, prendiamo per la Sella di Monte Aquila e nel mentre,  ammiriamo lo spettacolo che la natura ci regala. Proseguiamo e in circa 30 minuti siamo alla Sella di Monte Aquila m.2335. Il Gran Sasso è lì dinanzi a noi, con la sua imponente mole. Seguiamo ora il sentiero 103 che porta alla Sella del Brecciaio, le nebbie del mattino corrono nelle vallate circostanti, sono le ore 7.10 siamo alla Sella del Brecciaio a quota m.2506… Il panorama ci regala una vista senza parole con il sole che illumina l’affascinante cima del Monte Intermesoli. Saliamo ancora un pò fino alla Conca degli Invalidi… ora ci troviamo sul versante opposto con a destra la cresta Ovest, su pietraia risaliamo il pendio con una lunga diagonale, al bivio teniamo la destra e salendo ancora incontriamo una coppia che come noi ha scelto di salire di buon ora, con attenzione risaliamo il ripido pendio tra facili roccette e sentiero. L’ambiente è affascinante, montagna pura. Ore 8.00 siamo sulla dorsale nord ovest del Corno Grande insieme alla coppia incontrata prima. Il panorama è unico: l’ormai scomparso “ghiacciaio” del Calderone dell’omonima conca con la vetta dinanzi a noi ben illuminata dal sole. Il cielo azzurro, la roccia bagnata dalla pioggia di ieri, e due coppie che insieme su facili roccette arrivano con attenzione in vetta a questo massiccio dal fascino unico. Che emozione! Siamo sulla vetta del Gran Sasso d’Italia a quota m.2912, felici di noi ci congratuliamo e godiamo di questa vista che non ha eguali. Da qui si vede tutta la bellezza di questa regione con le sue montagne, le valli con i pascoli e i campi coltivati, i paesini arroccati, e là giù in fondo Pescara con il mare a completare un panorama che, per chi ha la possibilità non può lasciarsi scappare. Il tempo passa, le foto si sprecano e dopo due chiacchiere con tre ragazzi saliti dalla direttissima, iniziamo la discesa. Come per la salita, in circa due ore dalla vetta con calma giungiamo alla Sella di Monte Aquila, salutiamo la coppia che rientra a Campo Imperatore e noi invece proseguiamo in direzione Rifugio Duca degli Abruzzi. Seguendo la cresta saliamo sulla prima cima dove sostiamo qualche minuto, giusto il tempo di un panino poi proseguiamo per l’altra cima dove troviamo una targa che recita: “Picco Confalonieri 2422 s.l.m.. Qui sostò l’arcivescovo dell’Aquila Carlo Confalonieri Defensor Civitas Durante gli anni bui della guerra. 5 agosto 1941 – 5 agosto 2019”. Sono le ore 11.20 e siamo arrivati al Rifugio. dove troviamo tante persone salite fin qui per godere della vista e del clima fresco che a 2388 metri ci sta! Con una bella sosta in relax brindiamo alla nostra conquista con una birra fresca sotto un caldo sole che non dispiace. Per le ore 12.45 siamo alla macchina ma prima di andare via da qui facciamo un giro per vedere da vicino questo luogo che a vissuto una pagina storica del nostro paese. Rientriamo a Colledara dove ci aspetta l’amico Paolone a cui raccontiamo la nostra salita dinazi a un buon caffè.

Oggi torniamo “In the mountains”, dopo poco più di due mesi di stop dovuti ad un intervento al menisco che proprio oggi testiamo con un’escursione non particolarmente impegnativa dove per l’occasione chiediamo al nipote se si vuole unire a noi; così dopo l’entusiasmo  di Alessandro riscontrato sulla proposta di passare la notte in rifugio decidiamo di andare al Rifugio Ludwigsburg al Barbellino, un rifugio alpino in alta Val Seriana nel comune di Valbondione ad una quota di m.2131. Iniziamo il nostro cammino da Valbondione per poi risalire il sentiero che passando da Maslana ci porta al Rifugio Curò, a quota m.1915. E’ domenica 31 luglio, sono le ore 11.45, il caldo imperversa e con calma iniziamo il cammino. Dopo l’entusiasmo iniziale di Alessandro, inizia una lenta “agonia” che con un pò di astuzia riusciamo a superare nel mentre percorriamo il lungo sentiero che ci porta al Rifugio Curò per le ore 15.15. Ora ci aspetta una pausa di circa mezz’ora seduti al rifugio mangiando un panino e gustandoci una buonissima fetta di torta. Ore 16.00, Alessandro sembra avere una carica diversa e così iniziamo una bellissima camminata, costeggiamo il lago artificiale del Barbellino che con amarezza troviamo prosciugato, nel mentre raccontiamo di come fosse il lago a questo giovane ragazzo che con naturalezza e gioia osserva questo ambiente nuovo, camminando, ci lasciamo attirare dalla spada nella roccia presente vicino alla Cappelletta, e così ci cimentiamo nella prova… senza nessun risultato ma molto divertiti continuiamo… fa caldo, ma una brezza piacevole non ci fa soffrire, seguendo questa strada militare ci addentriamo nella valle e finalmente dopo circa 1 ora e 30 siamo al Rifugio Barbellino. Fantastico! Questa piccola costruzione in mezzo ad un anfiteatro unico con il lago naturale a completare la meraviglia del luogo in cui ci troviamo. Ci rilassiamo bevendo una birra fresca (noi zii) contenti chiacchierando tra noi e lasciando scorrere il tempo. Giunta l’ora di cena, al tavolo conosciamo una mamma con suo figlio di due anni più grande di Alessandro, così mentre loro due giocano, noi chiacchieriamo e facciamo amicizia. Dopo cena ci facciamo tutti insieme una camminata fino al lago, esplorando la zona, ma Alessandro accusa la stanchezza così decidiamo di andare a dormire. Primo agosto, sveglia non prestissimo, ore 7.00. Dopo i preparativi scendiamo a fare colazione, tra una marmellata e una nutella, Alessandro ci racconta la sua esperienza non piacevole nel dormire nel sacco lenzuolo che lo limitava nei movimenti, serenamente finiamo la colazione e dopo i saluti con i nostri nuovi amici e i rifugisti ci incamminiamo verso il lago. La giornata è stupenda: cielo azzurro senza neanche una nuvola, una piacevole arietta fresca e tutto intorno a noi cime aspre che sfiorano i 3000 metri, senza una meta ben precisa lasciamo che la giornata passi cercando di goderci al meglio quello che l’ambiente ci offre senza forzare troppo. Pensiamo di fare il giro del lago, così seguendo il sentiero che porta al Passo Pila m.2513 con attenzione arriviamo dalla parte opposta del lago… l’altra sponda non ci ispira, così su consiglio di Alessandro tentiamo di raggiungere la cima di questo “cucuzzolo”. Salendo attraverso sassi ed erba aggiriamo la cima e seguendo una debole traccia arriviamo sulla sua sommità dove con nostro stupore  troviamo una statua della Madonna. WOW!! La vista da qui è fantastica!! Il lago in tutta la sua forma con il piccolo rifugio sullo sfondo. Foto, e in relax ci godiamo il momento lasciando vivere al piccolo Alessandro qualcosa di unico. Sono le ore 9.00, la strada del ritorno non è proprio corta e decidiamo di scendere. Una volta al Rifugio Barbellino un gregge di pecore intento nella salita ci sbarra la strada, lo osserviamo divertiti salutando i pastori in compagnia dei loro fedeli aiutanti canini. Una volta passati, riprendiamo la discesa. Ore 11.30 siamo al Rifugio Curò, prima di pranzare portiamo Alessandro a vedere la diga, ma il suo pensiero e quello di pranzare così senza troppi complimenti ritorniamoa l rifugio Curò. Ore 12.00 ci sediamo al rifugio e finalmente pranziamo. Ore 13.00, dopo un’ora di pausa per un fantastico pranzo riprendiamo la lunga discesa che sotto un caldissimo sole ci porta a Valbondione. Prima però di giungere alla macchina non ci facciamo mancare niente: dall’arrampicare sui massi nei pressi dell’osservatorio ad un bagno rinfrescante nel fiume Serio e così per le ore 16.00 chiudiamo questi due giorni passati IN THE MOUNTAINS.

Torniamo a casa soddisfatti sia per il ginocchio che ha risposto benissimo, sia per Alessandro che a parte l’inizio ha saputo divertirsi faticando e adattandosi a ogni situazione che un’uscita di questo tipo richiede. Concludiamo con un arrivederci al Rifugio Barbellino dove sicuramente torneremo per poi salire qualche cima.

Queste sono quelle giornate che ci ricorderemo e che ci piace raccontare, una giornata intensa con una cavalcata a filo di cresta di una spettacolare montagna a noi cara dal profilo inconfondibile, a  forma di sega, o meglio resega da cui poi il nome Resegone. Finalmente dopo tanti rimandi affrontiamo la traversata che dal Passo del Giuff ci porta alla Passata salendo quasi tutte le cime di questa “resega”. Ore 6.45, parcheggiamo la nostra auto nei pressi della partenza della funivia per i Piani d’Erna, e con stupore troviamo il parcheggio con un bel numero di autovetture, forse dovuto alla recente riapertura delle ferrate Gamma 1 e Gamma 2. Ore 6.50 iniziamo il nostro cammino, fa già caldo, in maglietta ci addentriamo nel bosco, poi per strada asfaltata e poi per sentiero/mulattiera. Seguendo le indicazioni giungiamo ai Piani d’Erna per le ore 8.10, il sole sbuca da dietro al Resegone come a darci il benvenuto illuminando il nostro cammino… di buon passo proseguiamo fino a raggiungere il Passo del Giuff m.1518. Sono le ore 8.50, due orette no stop; breve pausa poi su a prendere la cresta per la nostra traversata. Saliamo seguendo la traccia tra rocce e sentiero fino a raggiungere la nostra prima cima di oggi: il Pizzo Morterone m.1752, l’estrema propaggine settentrionale del Resegone. Continuiamo in questo viaggio accompagnati da un sole caldo che subito ci mette in guardia sulla giornata di oggi. Proseguiamo con determinazione e dopo essere scesi, saliamo il Pan di Zucchero m.1758, poi giù e di nuovo e su salendo alla cima Pozzi m.1810 che raggiungiamo per le ore 9.50. Da qui con attenzione scendiamo fino all’uscita del Canale Bobbio dove incontriamo qualche escursionista e un ragazzo impegnato nella sua traversata opposta alla nostra con il quale ci scambiamo le nostre impressioni, dopo i saluti saliamo il Dente del Resegone dove troviamo l’uscita di una ferrata, arrivano due ragazzi e scambiando due chiacchere ci dicono essere la ferrata Gamma 2. La strada è ancora lunga e dopo aver saltato la Cima Manzoni saliamo alla Cima Stoppani m.1849 dove troviamo la piccola croce di colore rosso a sancire la vetta. Poi giù all’uscita del Canale Comera e su fino alla vetta del Monte Resegone, con la sua  massima elevazione la Punta Cermenati m.1875. Sono le ore 10.45 e siamo a metà dell’opera… forse! Così dopo le foto di vetta scendiamo al Rifugio Azzoni posto pochi metri sotto la vetta dove sorge anche il Bivacco Città di Lecco, per una pausa di circa 15 minuti dove ci rifocilliamo con  panino e birra seduti al sole pensando al resto del giro. Il sole splende, una leggera aria fresca ci regala un piacevole momento… osserviamo i diversi escursionisti, ognuno oggi con un suo obiettivo e noi in onore del nostro, ci rimettiamo in cammino. Ore 11.10, dopo 10 minuti siamo già su un’altra cima: la Torre di Val Negra m.1852. Il panorama da questa cima è indescrivibile, come del resto da tutte le cime fino ad ora… scendiamo e poi saliamo al Pizzo Daina m.1864, giù e ancora su al Pizzo Brumano m.1756. Che ambiente, selvaggio e poco frequentato, oltre a noi solo un altra persona intenta a scattare fotografie… nel mentre ammiriamo questa cima e in lontananza si odono le campane che suonano il mezzodì…  stanchi ma motivati proseguiamo al caldo di questo ultimo sabato di maggio anomalo scendendo fino al Passo dei Solitari. Il caldo diventato poco sopportabile ci obbliga ad una pausa all’ombra dell’omonima cima. Circa 15 minuti di riposo, una barretta e poi d’un fiato proseguiamo fino a raggiungere la Cima Piazzo m.1640 e subito alla Cima Quarenghi m.1636 dove troviamo la famosa targa in memoria di Giacomo Quarenghi, architetto valdimagnino di Rota Imagna. Che fatica! Passiamo dieci minuti scambiando due chiacchiere con una coppia sulle rispettive avventure di oggi,  sereni come se fossimo al bar in centro a bere un caffè… dopo i saluti iniziamo la discesa che con molta, molta attenzione ci porta a La Passata m.1244 per le ore 13.45, un luogo di interesse storico, qui è ancora presente un cippo di confine dello Stato di Milano risalente al XVIII secolo. Con soddisfazione sostiamo ad un tavolino del pressi del passo rifocillandoci, rilassati, finalmente visitiamo questo luogo a lungo sentito nominare e per noi affascinante quasi come le varie cime salite oggi. Dopo una sosta di 15 minuti riprendiamo il cammino facendo attenzione al sentiero da intraprendere, che in circa un’ora ci porta al Rifugio Alpinisti Monzesi. Prima di arrivare al Rifigio però alcune tracce di un passato ormai quasi dimenticato catturano la nostra attenzione, le miniere de La Passata, dove troviamo grotte e ruderi abbandonati e anche una torre. Dopo questa parentesi storica, arriviamo al Rifugio Alpinisti Monzesi m.1170, ore 14.45, quì la sosta è d’obbligo! Rilassandoci all’ombra  seduti ai tavolini del Rifugio, ci gustiamo un’ottima torta di noci con una bella birra fresca…  dai, manca poco!  Salutiamo il simpatico gestore e riprendiamo il cammino e dopo una faticosissima salita di circa 20 minuti arriviamo al Passo del Fò m.1294. Ci guardiamo attorno prima di prendere il sentiero giusto per non sbagliare e una volta intrapreso andiamo diretti  all’ultima tappa di oggi: il Rifugio Stoppani, che raggiungiamo in meno di un’ora. Breve sosta prima dell’ultimo tratto con una birra fresca a sigillo di questa impresa ormai giunta al termine… ultimi passi con il sole che ci ha accompagnato per tutto il giorno, in discesa verso il suo tramonto. E noi? Stanchi giungiamo alla macchina per le ore 16.50. Non ci sono parole, solo sensazioni, che si sommano tra loro in questo giorno lungo e faticoso dove il caldo non ha aiutato di certo ma con la giusta carica ed esperienza ce l’abbiamo fatta a compiere questo spettacolare giro!

Oggi si va oltre confine per scoprire un nuovo luogo e per salire una nuova cima molto conosciuta nel Ticino: il Monte Tamaro che si erge a sud-ovest del Passo del Monte Ceneri dividendo il cantone in Sopraceneri e Sottoceneri, raggiungiamo uno degli ultimi paesi del Sottoceneri, Mezzovico, parcheggiamo per le ore 8.15 nei pressi del ristorante Alpino in centro al paese, e dopo i preparativi ci incamminiamo per la via Ai Ronchi cercando i segnavia gialli. La giornata promette bene con un clima piacevole che ci infonde tanta voglia di camminare. Troviamo i segnavia e nel seguirli giungiamo ai primi cartelli: qui troviamo due opzioni per salire al monte Tamaro: a sinistra 4 ore e 30 invece a destra 4 ore e 10, noi scegliamo di andare a destra anche perché avevamo letto della salita al monte proprio per l’itinerario che passa dall’Alpe Duragno. Così fiduciosi intraprendiamo la lunga salita… ore 9.10 circa arriviamo nei pressi della località Tortoi m.914. Il sole alle nostre spalle ci scalda e ci illumina, il paesaggio con i suoi colori gialli anomali dovuti al secco di questo inverno 2022 molto scarso di precipitazioni ci affascina.  Superiamo un gruppo di baite e poi su fino ad un altro bivio dove troviamo altri cartelli con le tempistiche per il Monte Tamaro che indicano ancora 2 ore e 40… Proseguiamo all’interno di un bosco poi salendo sbuchiamo su un pendio. Seguiamo la traccia e girando attorno a questo promontorio iniziamo ad addentrarci nella valle di Duragno. Bellissimo paesaggio!! Continuiamo a salire puntando in lontananza l’Alpe Duragno, un ultimo sforzo e lo raggiungiamo, m.1491, ore 10.30. Purtroppo lo troviamo chiuso,  attorno a noi solo qualche camoscio che scorrazza sui ripidi pendii… dopo una breve sosta proseguiamo. Tra una chiazza di neve e l’altra seguiamo i segni bianco-rossi che in breve ci portano all’Alpe di Campo, che superiamo senza fermarci fino ad arrivare ad un bivio dove teniamo la destra e dopo un breve strappo giungiamo alla grande antenna posta sul crinale per collegare il Canton Ticino al resto della Svizzera. Sono le ore 11.15, i cartelli ci dicono che mancano ancora 40 minuti alla cima del Monte Tamaro, così continuiamo il nostro cammino. Ora l’ambiente si fa più interessante, ci troviamo sulla cresta ad una quota vicino ai 2000 m. con la nostra meta ancora lontana… dopo esserci coperti per il vento fresco che sferza su questo crinale seguiamo divertiti e motivati la traccia per facili roccette,  dopo aver superato la Capanna Tamaro m.1867, saliamo sulla cima del Motto Rotondo in dialetto Ul Mott Tund m.1928! Wow! Che bello!! Proseguiamo, con attenzione scendendo questa cresta tra rocce facili e traccia di sentiero, dopo alcuni minuti raggiungiamo un passo dove troviamo alcuni cartelli e la traccia che porta alla vetta… ultimo strappo e in breve siamo sulla cima di questo splendido monte! 4 ore fantastiche dove abbiamo incontrato solo una persona, in vetta troviamo invece alcune persone salite dal versante opposto. Ci scattiamo un selfie a sigillo di questa conquista e ammiriamo il panorama intorno, subito notiamo il sentiero completamente inagibile dalla neve che dalla Capanna Tamaro porta al passo evitando la cresta che invece abbiamo fatto noi. Ora ci godiamo il nostro pranzo con una vista mozzafiato seduti sul basamento della croce di vetta. Rilassati ci godiamo il momento, meditando sul da farsi per il ritorno. Decidiamo di completare un bel giro ad anello proseguendo per il versante opposto verso l’ignoto. Seguiamo per Bassa di Indemini m.1723 che raggiungiamo in breve dalla cima, da qui con attenzione a non sbagliare cerchiamo le giuste indicazioni per Mezzovico e una volta sul sentiero iniziamo una lunga discesa passando per luoghi nascosti con i suoi resti di una vita antica… In circa un’ora arriviamo al Pian Cusello m. 1343 dove troviamo la casa Forestale-Acquedotto di Lugano in un ambiente ben curato dalla vista unica. Sono le 13.40 circa, ci fermiamo per riposarci un pochino mangiando una barretta… ma bando alle ciance la strada è ancora lunga, scendiamo ripidi nella valle e seguendo le indicazioni dopo aver superato il corso d’acqua, rimontiamo l’altro versante e seguendo questo lungo sentiero ad un certo punto ci ritroviamo senz’acqua… così,  stanchi e assetati, speriamo in una fontana nei pressi dei monti…  finalmente giungiamo nei pressi di alcune case in località Garzon e con gioia troviamo una fontana, fantastico!!! La nostra salvezza!! Ci rifocilliamo e dopo la pausa riprendiamo il cammino. Superiamo i Monti di Mezzovico con le sue baite e dopo un’oretta dalla fontana arriviamo in paese per le ore 16.00. Bellissimo giro, lungo, di grande bellezza e soddisfazione: dove abbiamo attraversato valli, salito crinali, raggiunto cime e scoperto tanti angoli di una vita passata, dove l’amore e la cura per questi luoghi si vede e regala emozioni uniche.

Sono passati 20 giorni dall’ultima volta che siamo usciti con Alessandro e a sua richiesta con piacere torniamo in the mountains. Insieme questa volta pensiamo al Monte Moregallo ma non per la via normale ma per il Canalone Belasa così da aggiungere un pizzico di adrenalina mettendo alla prova questo giovane alpinista alla ricerca di gioia e divertimento toccando la roccia con mano attraverso scorci unici che non tutti hanno la fortuna di vedere. Come sempre la sveglia è presto, perché in montagna si va presto! Alle ore 8.20 circa iniziamo la camminata lunga e un po’ noiosa che con pazienza ci porta all’attacco del canale…  siamo alla base dove iniziano le prime catene, sono le 9.30, una piccola sosta al sole in questa fresca giornata di fine febbraio dall’inverno anomalo dove la neve stenta a farsi vedere e con tante giornate di sole come quella di oggi. Si parte! Iniziamo la salita aiutati dalle prime catene, qui Alessandro inizia con un po’ di timore ma in pochi minuti prende in mano la situazione… saliamo di buona gamba e in alcuni tratti fatichiamo a stare dietro al piccolo “stambecco” che super gasato ci precede… procedendo a tratti di sentiero e tratti di roccia dove nei passaggi più difficili siamo aiutati dalle catene, raggiungiamo per le ore 10.30 il sentiero che ci porta in vetta. La giornata è splendida, saliamo alcuni metri e dopo aver superato l’ultimo tratto attrezzato siamo in cima! Fantastico!!! Un super Alessandro, si porta a casa un’altra cima per una via non banale dove con attenzione ha superato tratti per nulla facili,  anche un po’ aiutato dagli zii. La giornata di oggi è fantastica, con un sole splendente e un cielo azzurro con una leggera brezza fresca. Ora si pranza raccontandoci della salita… prima di scendere però una leggendaria battaglia a palle di neve iniziata da Alessandro contro gli zii ci regala tanti sorrisi. Per la discesa prendiamo il sentiero n.6 fino alla fonte di Sambrosera dove inizia il sentiero del Canale appena percorso. Chiacchierando con una coppia che ha fatto il nostro stesso percorso, sono fioccati i complimenti per Alessandro, e dopo questa ultima sosta raggiungiamo la nostra macchina per le ore 14 chiacchierando e saltellando. Una volta a casa non ci facciamo mancare niente facendo due tiri a calcio nel parco di fronte a casa degli zii.

Felicissimo Alessandro e felicissimi gli zii di vedere un giovane ragazzo di quasi 10 anni contento di passare la giornata  “in the mountains”

 

Il 2022 è iniziato e finalmente dopo gli ultimi anni di restrizioni, il CAI di Caslino d’Erba può tornare ad organizzare le uscite sociali per tutti i soci, si parte con una notturna al chiaro di luna salendo al Rifugio Brioschi da Balisio. Ci troviamo per le ore 18.30 al Municipio di Caslino e una volta constatato la poca adesione,  si parte ugualmente, noi soliti 4 amici e soci più uno, con tanta voglia di divertirci insieme. Alle ore 19.15 parcheggiamo presso la Chiesetta del Sacro Cuore, ci prepariamo , frontale accesa e su veloci fino al Rifugio Pialeral, dove ci fermiamo per una breve sosta… è buio, la luna è ancora nascosta, fa freddo ma non freddissimo, guardando verso la vetta scorgiamo una luce, forse è l’amico Gianni partito circa un’ora prima di noi, continuiamo e con buon passo poco prima di raggiungere il Bivacco Riva Girani ai Comolli, incontriamo una persona  che scende… è Gianni! Stupiti chiediamo il motivo della discesa, ci dice che purtroppo durante la salita sul muro del pianto un rampone si è rotto, e inevitabilmente gli è toccato abbandonare la salita. Peccato visto che era partito anche prima di noi per non rallentarci… una persona così si merita tutto il nostro rispetto. Ci salutiamo, poi noi quattro proseguiamo…  ore 21.30 arriviamo ai Comolli, qui entriamo nel bivacco per una sosta al riparo dal freddo. Che bei momenti! Alcuni minuti passati a chiacchierare sorseggiando the caldo in attesa del fatidico “muro del pianto”, ci ramponiamo e in una sorta di misto tra neve, roccia e sentiero, in circa un’ora siamo in cresta. Wow che spettacolo! La luna ora splende su di noi, possiamo quasi spegnere le frontali, sotto un mare di nuvole a ricoprire ogni cosa lasciando scoperte le cime più elevate come fossero isole. Con attenzione proseguiamo su neve a tratti misto roccia fino alla croce di vetta. Ore 23.00, ce l’abbiamo fatta!! Foto, poi scendiamo a vedere se il Rifugio Brioschi è ancora aperto… con nostra gioia sì! Entriamo,  al caldo ci godiamo questo momento unico. Chiacchierando con il gestore ci gustiamo una fetta di torta con thè caldo, passando una bella mezz’ora di serenità, ma purtroppo ci tocca scendere: uscire al freddo, calzare i ramponi, e ripercorrere l’itinerario di salita. Forza e coraggio, salutiamo il gestore e con attenzione ripercorriamo a ritroso i nostri passi, con breve tappa al Bivacco e infine alla macchina per le ore 2.30 circa.

Un uscita particolare, con emozioni diverse rispetto a farla in giornata, peccato per la poca neve di questo pazzo inverno che però non ci ha privato di divertirci insieme passando dei momenti di socialità.

Grazie al CAI di Caslino d’Erba, ci vediamo alla prossima uscita!

Continuano le uscite con Alessandro e questa volta lo portiamo a vedere l’alba dal Monte Palanzone così da fagli vivere qualcosa di speciale e di diverso con una bella camminata al buio… quindi sveglia presto (con non poca fatica) e dopo i vari preparativi per le ore 5.15 siamo in marcia: frontali accese al freddo di questa prima domenica di febbraio, dopo aver attraversato Caslino, proseguiamo per la strada che porta all’Alpe Prina, una volta giunti all’Alpe, di buon passo proseguiamo e andiamo a prendere il sentiero che porta alla Bocchetta di Palanzo. Ora il bosco buio e nel mentre saliamo l’attenzione ricade su ogni minimo rumore proveniente da esso, ma Alessandro senza batter ciglio prosegue sicuro tra gli zii fino alla Bocchetta… il cielo ancora scuro, ma all’orizzonte un chiarore leggero annuncia l’alba, dopo la breve pausa riprendiamo e ora dritti fino alla cima! Con un pò di fatica e tanta determinazione giungiamo sulla vetta proprio mentre l’alba inizia a colorare il cielo, fantastico! Dopo esserci congratulati con Alessandro per l’ennesima cima raggiunta ci sediamo e mentre facciamo colazione ammiriamo questo spettacolo della natura. Il tempo scorre e i colori e le sfumature cambiano continuamente, Alessandro per nulla annoiato osserva e commenta ogni cosa. Ore 8.00, ormai alto il sole, decidiamo di scendere prendendo il sentiero che porta a Rezzago… dopo l’aria frizzante della cima, ora il caldo ci travolge, complice anche il sole, scendiamo e ad un certo punto prendiamo una traccia non segnata che pochi conoscono che porta alla cima di Colma Piana poi giù fino al Monte Orsera. Qui Alessandro, aiutato dagli zii posa una targa fatta da lui che indica il nome di questa piccola cima chiamata Orsera. Cerchiamo sassi e li impiliamo per fissare in qualche modo il cartello… mezz’ora di creatività in cui tutti insieme ci divertiamo nella natura. Ore 9.00 scendiamo verso la Bocchetta di Vallunga dove prendiamo il sentiero che porta al Foro Francescanum e una volta giunti alla grotta del Boltrino facciamo una piccola esplorazione.  Correndo e saltando Alessandro non sembra accusare stanchezza e in breve siamo di ritorno a Caslino, una volta a casa ci aspetta un buon pranzo preparato dalla zia a conclusione di questa giornata memorabile.

Contenti e orgogliosi di Alessandro che può aggiungere un’altra cima al suo giovane palmarès

E’ passato tanto tempo dalla nostra ultima ferrata percorsa, e come immaginavamo da quando abbiamo iniziato ad arrampicare, questo genere di itinerario non ci regala più grandi emozioni, comunque sono sempre delle ottime alternative per salire ad una cima in modo diverso. Così partiamo alla volta di Valmadrera per salire al Corno Rat dalla sua ferrata 30° OSA, un itinerario storico risistemato nel 2021 e da poco riaperto. Parcheggiamo la nostra auto e una volta saliti a San Tomaso seguiamo le indicazioni per la ferrata. Ore 9.00 ci troviamo alla base di questa parete verticale… però! Ci fermiamo e nel mentre ci prepariamo per la salita, due ragazzi ci precedono, salendo i primi pioli artificiali nuovi di zecca…  siamo pronti, attacchiamo la via… ripida fin da subito e con un certo impegno fisico superiamo la prima parte, poi un tratto di sentiero e un altro tratto ripido con alcuni passaggi ben esposti… divertiti progrediamo aiutati dai tanti pioli presenti e in circa 45 minuti siamo alla fine della ferrata in cima al Corno Rat. Non male, bella ripida e molto fisica in ambiente spettacolare, qui sostiamo qualche minuto, il tempo di togliere imbrago e casco chiacchierando coi ragazzi che ci hanno preceduto… dopo i saluti noi continuiamo seguendo lei indicazioni per il sentiero attrezzato 30° OSA: attraversando il bosco e dopo aver superato alcune rocce, troviamo le prime catene che ci aiutano a superare una parete facile, continuiamo per traccia con facili rocce fino alla base della parete dell’anticima del Corno Orientale, qui non si scherza, con l’aiuto delle catene superiamo un bel passaggio esposto che ci porta alla cresta finale molto bella e dalla vista unica, poi un breve tratto in discesa, quindi gli ultimi passi su fino alla grande croce del Corno Orientale! Giornata stupenda, non freddissima con un bel sole che ormai ci accompagna in questo strano inverno. Pranziamo al sole in totale solitudine ammirando il paesaggio che non ci annoia mai ripensando che proprio poco meno di una settimana fa eravamo qui con Alessandro. Per la discesa seguiamo la traccia che dalla Bocchetta di Luera porta al Fontanino del Fò, poi per il sentiero torniamo a San Tomaso.

Bel giro, con la ferrata protagonista di oggi e il sentiero attrezzato a completare la nostra salita a questi due corni in questo ambiente che per la sua “semplicità” sa regalare scorci incredibili dalle emozioni assicurate.

Continuiamo le uscite insieme ad Alessandro, sempre più interessato alla montagna, da bravi zii, questa volta puntiamo ad una bella cima dove un giovane ragazzino può trovare tanti stimoli mettendosi alla prova su terreni sempre più impegnativi. Sveglia presto, per le ore 6.30 siamo già in cammino al buio per provare la sua nuova frontale, e così tutto gasato senza mai un’esitazione arriviamo al Terz’Alpe. Giunti qui è chiaro quindi mettiamo via le frontali e dopo una breve pausa, proseguiamo per il sentiero n.1 che porta al Rifugio Sev. Ore 8.30 arriviamo sul pratone alla base del Corno dove c’è la Madonnina, qui il vento soffia, il sole sorto nel mentre salivamo è nascosto dal Corno così ci copriamo sorseggiando un thè caldo ammirando il paesaggio. Sempre più gasato, Alessandro è impaziente di salire in cima così riprendiamo il sentiero che in piano ci porta al Rifugio poi dopo l’ultimo strappo in salita giungiamo alla Forcella dei Corni… andiamo in direzione del Corno Occidentale e dopo pochi minuti arriviamo alla base del primo salto di roccia che superiamo tranquillamente poi ancora qualche passo e finalmente siamo alla base del canalino. Qui lo sguardo di Alessandro si fa un pò impaurito ma con coraggio si cimenta in questa salita: passo dopo passo, con noi lì vicino raggiunge la cima. Fantastico! Una giornata splendida, con il sole ancora basso, dove solo noi tre  in vetta a goderci il momento… felici, ci scattiamo un bel selfie… guardando e chiacchierando con Alessandro, vediamo un giovane ragazzino lucido, curioso, che alla domanda “Vuoi salire l’altro Corno” risponde con un “Sì” disarmante e anche dopo avergli illustrato tutto il giro che ne sarebbe uscito la sua risposta è ancora Si! Bene, bando alle ciance e via, ore 9.30, si scende con attenzione senza problemi, si va alla Forcella e si prosegue puntando il Corno Centrale e una volta alla base, seguendo le nostre indicazioni Alessandro lo sale con facilità e sicurezza, senza esitare mai una volta e in circa mezz’ora siamo in cima! La soddisfazione è tanta, ci fermiamo ammirando il paesaggio e Alessandro si siede alla base della croce di vetta mangiando una barretta… tranquillo come fosse un luogo a lui familiare. Ora proseguiamo per la cresta dopo esserci legati per una maggiore sicurezza. Camminiamo a bordo del precipizio su roccia in un ambiente severo con molta attenzione ma in totale serenità, scendendo per il ripido versante a sud aiutati da qualche catena fino alla base dove ci sleghiamo, senza parole! Alessandro numero uno! Con voglia e tanta emozione corriamo verso la Bocchetta di Luera poi su fino al Corno Orientale dove finalmente ci fermiamo per pranzare. Sono le ore 11.00, seduti al sole pranziamo chiacchierando, scrutando le cime intorno a noi e pensando a quale salire la prossima volta… ma purtroppo bisogna rientrare, foto e poi ci incamminiamo verso il fontanino del Fò. E qui che Alessandro inizia a dare qualche segno di stanchezza… complice anche il sentiero dove lo stimolo di rocce e cime non ci sono più… arriviamo al fontanino poi saliamo alla Colma di Val Ravella e con pazienza scendiamo al Terz’Alpe. Sostiamo per rilassarci sui tavoli di legno assumendo un pò di zuccheri che ci danno energia per l’ultima discesa. Riprendiamo la via di discesa per il sentiero che costeggia il fiume con i suoi ponticelli dove riusciamo a tenere la concentrazione così da arrivare alla macchina senza problemi.

Oggi, un grande Alessandro ci ha regalato un’immensa gioia realizzando un giro non banale per un adulto, figuriamoci per un bambino. Bene, ora non ci resta che continuare e di sicuro Alessandro non mancherà di stupirci ancora.

 

“Il maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo”. Iniziamo così, con un proverbio cinese a racchiudere il senso dell’uscita di oggi che ci porta in vetta al Monte Cabianca. Noi due, al freddo di questa gelida mattina orobica, camminando nel buio della strada che porta alla Diga di Fregabolgia e poi attraverso il Canale Nord, un viaggio ricco di emozioni che cerchiamo di raccontare con sincerità e umiltà. Ore 9.00, siamo alla Diga di Fregabolgia, fa freddo , anzi freddissimo, mentre sorseggiamo un thè caldo, lo sguardo volge al canale nord lì dritto davanti a noi, uno scivolo di neve tra le rocce… circa 15 minuti di pausa per decidere di avventurarci in questo ambiente… uno sguardo… e via si va… attraversiamo la diga guardiamo, seguiamo la traccia e in un sali scendi immersi in un ambiente invernale, all’ombra del Cabianca ci avviciniamo alla base del canale. Quaranta minuti circa dalla diga, qui ci prepariamo e facciamo cambio “attrezzi del mestiere”, via i bastoncini per le picche. E’ la prima volta che ci troviamo ad affrontare un canale in inverno da soli, di solito siamo sempre in compagnia del nostro socio Angelo, il nostro “insegnante” che ci ha iniziato a questa specialità, dove l’adrenalina scorre a fiumi e dove la mente fatica a restare lucida… ma è proprio ciò che ci spinge a metterci alla prova, superare le proprie paure, sentirsi vivi, così iniziamo a salire… si fatica… La pendenza aumenta e con qualche passaggio stretto proseguiamo fino alla fine del canale… nel mentre una persona ci supera con scioltezza, gli ultimi sforzi e siamo fuori dal canale!!! Wow!!! Fantastico, il sole compare all’orizzonte,  seguiamo la traccia che ci porta in vetta… ancora pochi passi dove incontriamo la persona di prima che è già di ritorno con cui scambiamo due chiacchiere, ci salutiamo poi su diretti a sigillare questa giornata con la cima del Monte Cabianca m.2601 dal canale nord in invernale. Ore 10.30, un abbraccio liberatorio dove la soddisfazione di avercela fatta ci riempie di gioia, foto di vetta e sguardo su tutto ciò che ci circonda in questa splendida giornata tra le orobie. Non ci sono parole, uno spettacolo per gli occhi e per l’anima. Proseguiamo per la cresta opposta alla salita per scendere… ma ad un certo punto abbandoniamo l’idea, torniamo sui nostri passi e scendiamo per il canale. Non banale la discesa ma con attenzione non riscontriamo problemi, ci fermiamo anche a chiacchierare con due persone intente nella loro salita. Ore 12.00 circa e siamo di nuovo alla base del canale. Ora con scioltezza proseguiamo fino alla diga che raggiungiamo in circa 40 minuti. Ci fermiamo al sole a pranzare con dinanzi a noi il Cabianca con il suo canale. Bellissimo! Ma la strada è ancora lunga… ancora due orette di discesa dove percorriamo l’ultima mezz’ora in compagnia di un simpatico signore, incontrato nel canale quando noi scendevamo e lui saliva. Sono le ore 15.30, siamo nostra auto, ci salutiamo con l’amico incontrato e stoppiamo il nostro GPS. 9 ore – m.1500 d+ – 20 km! Però non male! Portiamo così a casa il nostro primo canale in solitaria, a coronare un piccolo sogno reso ancor più bello dall’ambiente che le orobie sanno regalare. Rientriamo a casa con un pizzico di amarezza per non aver condiviso con i nostri amici anche questa avventura, sicuri però che a breve anche loro si cimenteranno su questa splendida salita.

 

 

Le feste sono passate e in questo strano inverno con poca neve ci dedichiamo alla scoperta di nuove cime nel territorio Lecchese. Incuriositi da questa cima entrata nelle nostre mire da un annetto circa, oggi decidiamo di provare a raggiungerla, e insieme all’amico Angelo, partiamo alla volta di Lierna. Ore 8.00 parcheggiamo in via San Michele e in questo 8 gennaio 2022 particolarmente freddo, ci avviamo verso il borgo, lo attraversiamo e troviamo subito delle indicazioni, seguiamo il sentiero n.73, saliamo fino a raggiungere un altro bivio e sempre sul sentiero n.73 puntiamo alla Bocchetta di Palagia.  Ecco, da qui in poi ci vorrebbe un bel cartello con scritto: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”… un ripidissimo sentiero che senza mai mollare per quasi due ore ci porta alla Bocchetta di Palagia… un viaggio mistico, dove smaltire e purificare il corpo da tutte le mangiate delle feste… dopo questo tratto all’ombra dove il freddo non ci ha mai mollato con i camosci a farci da guardia dai loro balconi rocciosi, finalmente arriviamo alla Bocchetta dove troviamo il sole! Che bello! Al “caldo” sostiamo sorseggiamo un the e mangiando qualcosa  cercando di capire dove andare… seguiamo la strada sterrata fino alla Bocchetta di Calivazzo m.1420, 10 minuti circa, troviamo vari cartelli con varie direzioni senza però riferimenti alla Cima di Eghen… ma noi, relazione alla mano ci addentriamo nel bosco, senza alcuna traccia saliamo puntando la cresta, attraversiamo un ripido versante erboso con qualche roccetta, ed arriviamo alla cima! Nessuna croce, nemmeno un ometto, una cima senza l’impronta dell’uomo, solo erba, rocce e cacca di camoscio. Divertiti ci godiamo il panorama al sole, con la Grigna dinanzi a noi con il suo versante ovest a regalarci vedute straordinarie, pranziamo e dopo una mezz’ora circa scendiamo dalla parte opposta alla salita… seguendo una labile traccia e qualche segno sugli alberi, arriviamo in pochi minuti ad una bocchetta dove prendiamo il sentiero verso destra che ci riporta alla Bocchetta di Calivazzo; qui decidiamo di salire anche la cima Palagia, così seguendo la traccia ci addentriamo nel bosco e in breve siamo in cima. Senza parole! Salita così per caso, troviamo panorama fantastico! Dinanzi a noi il Triangolo Lariano con la punta di Bellagio bella evidente, il lago di Como in tutto il suo splendore, a destra il bosco e a sinistra ripidi pendii di prati colmi di camosci… spettacolo! Foto alla piccola croce e dopo due chiacchiere con la prima persona incontrata oggi scendiamo per il versante opposto… per traccia senza segni giungiamo alla Bocchetta di Palagia che raggiungiamo per le ore 12.30,  una breve sosta poi attraverso il bosco, scendiamo a prendere il sentiero n.71 che in breve ci porta all’Alpe di Lierna m.1240. Bello l’alpeggio, una chiesetta e alcuni casolari ben tenuti in mezzo a questo prato, ora seguiamo la strada che si addentra in una splendida faggeta, poi tenendo a sinistra arriviamo alla Bocchetta dell’Alpe m.1132 seguendo sempre il sentiero n.71. Seguiamo la direzione Lierna e scendiamo accompagnati da un caldo sole per questo bel sentiero… ora seguendo il sentiero del Viandante giungiamo a Mezzedo m.878: splendida località al confine tra Lierna e Esino, proseguiamo senza fermarci fino alla Croce del Brentalone m.654 dove troviamo una grande stella cometa posizionata per le feste natalizie nei pressi della croce. Ora si scende ripidi in un canion ombroso e freddo seguendo il sentiero e stando attenti alla direzione, prima per il 71B poi per sentieri non segnati, in qualche modo torniamo sul sentiero intrapreso questa mattina dove poi rientriamo alla macchina per le ore 14.45.

Contenti e soddisfatti per questo bel giro, impegnativo, con un notevole impegno fin dalla partenza, ma di grande soddisfazione visitando luoghi a noi sconosciuti molto affascinanti in un ambiente poco frequentato con innumerevoli spunti per successive giornate In The Mountains

 

 

 

Questo inizio gennaio 2022 con pochissima neve ci dà l’opportunità di girovagare su cime alternative e scoprendo nuovi sentieri, oggi  torniamo in quel di Lecco per raggiungere il Monte  Coltignone, passando per il Monte San Martino e il Corno di Medale. Ore 8.00, in compagnia dell’amico Angelo parcheggiamo l’auto a Rancio, per l’esattezza in via Quarto, da qui seguendo le indicazioni prendiamo da prima la strada asfaltata che sale ripida, una volta ai cartelli, il sentiero che porta al monte San Martino; l’intenzione era quella di andare a prendere il sentiero dei Pizzetti ma non avendo trovato indicazioni saliamo dal sentiero normale, dove d un certo punto troviamo un cartello con la dicitura “Variante attrezzata – la Vergella – impegnativo”, incuriositi seguiamo l’indicazione. Ore 8,45 giungiamo alla base di una parete di circa 5 metri attrezzata con una catena… interessante! Ci guardiamo e sorridendo iniziamo la salita abbastanza verticale, ma con l’aiuto delle catene la superiamo facilmente, ancora alcune rocce poi ci troviamo su di un belvedere: le nuvole basse in cui ci troviamo immersi oggi, lasciano qualche spiraglio, e come per magia si intravediamo il sole… spettacolo! Foto e poi continuiamo… per traccia e con qualche passaggio su roccette arriviamo alla Cappella della Madonna del Carmine al San Martino dove il sole ci accoglie, regalandoci una vista unica, sono le ore 9.10, da qui proseguiamo ora per il sentiero “Silvia”e in circa 30 minuti no-stop arriviamo alla prima cima di oggi: il Monte San Martino m.1090! Fa freddo ma il sole splende in cielo e con i suoi raggi ci scalda un pochino, il panorama è fantastico con queste nuvole basse: Lecco con il suo lago e tutte le sembre belle cime attorno. Piccola pausa con thè e snack poi si riprende il cammino… dopo un di scambio di opinioni decidiamo di non salire il Corno Regismondo che ci eravamo prefissati, puntando al Corno Medale, così seguendo il sentiero con attenzione arriviamo alla croce del Corno Medale m.1029. Fantastico! L’ambiente cambia completamente: le nuvole ci avvolgono completamente, regalandoci  qualche scatto particolare, pochi minuti poi si torna indietro a prendere il sentiero n.59 denominato sentiero “GER”… già percorso in passato, a distanza di alcuni anni ci lascia ancora stupiti dal suo ambiente selvaggio, ripido con passaggi suggestivi che con l’aiuto di qualche catena superiamo. Ore 11.30 siamo in cima al Monte Coltignone m.1479: imponente cima con i suoi versanti particolarmente scoscesi da dove siamo saliti noi, invece all’opposto una piacevole e facile camminata che in breve porta ai Piani dei Resinelli. Troviamo molta gente così dopo la foto di vetta ci defiliamo e sostiamo per pranzare con la vista del Moregallo, il lago e tutte le cime del Triangolo Lariano. Dopo circa 20 minuti ripartiamo alla volta dei Piani dei Resinelli seguiamo  il sentiero alto fino alla Cima Paradiso o Cima Calolden m.1459, raggiungendo così la nostra quarta cima di oggi, adesso seguendo la pista in discesa diretti fino alla strada dove sorge il Rifugio S.E.L. Rocca Locatelli: storico rifugio fondato nel 1908 dalla Società Escursionisti Lecchese ancora oggi un punto di riferimento per chi visita i piani dei Resinelli, nel piazzale un grande cartello indica Val Calolden: definita “L’antica via dei pionieri dello sci e dell’arrampicata”, percorsa per raggiungere i Piani dei Resinelli prima della costruzione della carrozzabile che sale da Ballabio nel 1936. Così seguendo il cartello scendiamo attraversando questa antica valle ricca di storia, in circa un’ora giungiamo nei pressi dell’antichissimo Ponte della Gallina per le ore 13.30.  Da qui, per raggiungere l’auto seguiamo la via Paolo VI e dopo una sosta al cimitero monumentale di Laorca raggiungiamo la nostra auto per le ore 14.30.

Splendido giro su cime non elevate, dove nella prima parte troviamo ripide pareti e canali selvaggi attrezzati con catene, poi una volta ai Piani dei Resinelli il viaggio prosegue semplice attraverso i luoghi dove gli uomini e le donne cento anni fa, scrivevano la storia dell’alpinismo Lecchese e non solo.

 

 

 

Buon 2022! Primo gennaio e prima uscita di questo nuovo anno che si spera sia tutto “in the mountains”! Siamo ancora in Liguria e dopo il bellissimo giro di ieri sul Monte Galero, l’intenzione di oggi è quella di un giro tranquillo così dopo la sveglia presto per le ore 6.00 siamo in macchina… il cielo sembra coperto in questa notte di primo giorno dell’anno, nel mentre ci addentriamo nella valle e saliamo la nebbia inizia a farsi intensa, ad certo punto, troviamo un cartello con il divieto di transito per la strada che ci avrebbe portato alla partenza della nostra escursione, così fermi  nella nebbia di questo paesino deserto al buio cerchiamo di trovare un’alternativa a questa giornata. Consultando la cartina notiamo di essere vicini al Colle di Nava, meta di di una escursione di alcuni anni orsono alla Rocca Ferraira, decidiamo così di puntare al colle per poi scendere a Ponte di Nava, con l’intento di salire la Rocca Pennina, cima vista nell’escursione precedente, opposta alla Rocca Ferraira dove la spaccatura tra loro forma il passaggio tra le regioni Liguria e Piemonte. Così invertiamo la marcia e su verso Colle di Nava, le nebbie non mollano, ma  pochi minuti prima di arrivare a destinazione con gioia le superiamo trovando un bel cielo azzurro, girovaghiamo cercando il punto da dove iniziare a camminare finche non decidiamo di partire dal Colle di Nava. Ore 8.30, il sole è dietro la montagna e in questo clima di ombra gelido iniziamo a camminare, prendiamo il sentiero che porta al Forte Possanghi che raggiungiamo dopo poco più di 15 minuti e una volta fuori dal bosco, il sole ci aspetta regalandoci un po’ di calore e un panorama fantastico: il forte illuminato dalla luce delle prime ore del mattina, le nuvole basse a formare un  mare bianco con le cime che escono da quest’ultimo, bellissimo! Alcune foto poi via si continua per un bel sentiero largo che girando attorno a questo poggio in circa un’ora ci porta alla Colla dei Boschetti m.1229. Anche qui, una volta fuori dal bosco troviamo il sole, attraversiamo la strada asfaltata e una volta trovati i cartelli, seguiamo le indicazioni  per Forte Montescio – Madonna dei Cancelli. Dopo un breve tratto di strada sterrata, andiamo a sinistra addentrandoci nel bosco per un ripido sentiero che dopo un bivio ci porta in 20 minuti circa al Forte Montescio, situato a Nord Ovest del Colle di Nava, è stato recentemente ristrutturato quindi le sue condizioni sono buone, e la vista esterna interessante. Piccolo break esplorando e fotografando il luogo, alle ore 10.20 riprendiamo il cammino. Fino ad ora non abbiamo incontrato nessuno, da qui le indicazioni per proseguire non si trovano… dopo un breve tratto che ci ha portati nel nulla, torniamo al Forte e salendo alle destra seguiamo un largo sentiero nel bosco senza trovare indicazioni alcune, finalmente dopo 10 minuti usciamo sulla strada sterrata dove troviamo le paline con i vari cartelli. Qui il paesaggio si apre, un ampio slargo con un bivio ci mette in condizione di prendere una decisione. Prendiamo a sinistra in direzione della  Madonna dei Cancelli, che più tardi, si rivelerà la decisione errata in relazione alla nostra meta iniziale. Continuiamo a camminare per una larga strada sterrata e dopo 20 minuti siamo alla Chiesetta della Madonna dei Cancelli m.1438. Si tratta di una chiesetta campestre situata tra la Cima dei Prati di Cosio e il Monte dei Cancelli, è stata costruita per garantire la pratica religiosa ai falciatori di Cosio, che venivano in questi luoghi lontano da casa per la fienagione estiva. Sostiamo un attimo, cercando di capire dove siamo e che direzione prendere, l’unico cartello ci indica un sentiero che va nella direzione opposta alla nostra meta, ci guardiamo intorno e troviamo un bollo rosso su di un albero, trovato!!! Una lieve traccia sale su questo pendio ancora coperto di neve… saliamo e in breve siamo in cima, un piano erboso ricoperto di neve, con al centro un cippo in pietra, troviamo una traccia che scende nel bosco dalla parte opposta, la prendiamo e dopo poco si fa sempre più sporca e i bolli sempre più difficili da trovare così ad un certo punto abbandoniamo l’idea di proseguire… torniamo in cima dove c’è il cippo e poi torniamo alla Madonna dei Cancelli. Ore 11.30, troviamo finalmente una giovane coppia con una bambina giunti qui con una Jeep, chiediamo alcune informazioni sul luogo e non riuscendo a pianificare nulla di buono, salutiamo e decidiamo di ritornare dal percorso di salita.  Intorno alle ore 12.00 ci fermiamo in un posticino al sole per pranzare, rilassati, ma un po’ rammaricati per non aver avuto più informazioni in merito al luogo e alla meta, ma va bene così: abbiamo comunque camminato nella natura scoprendo luoghi nuovi che ci hanno dato tanti spunti per una prossima volta. Alle ore 13.30 siamo di nuovo al Forte Pozzanghi, seduti al sole ci riposiamo un attimo ammirando ancora le nuvole basse che rispetto a stamattina sembrano un più alte. Gli ultimi 10 minuti di discesa e siamo di nuovo al Colle di Nava. Non siamo arrivati alla Rocca Pennina, in compenso abbiamo raggiunto la Cima dei Prati di Cosio, poco conosciuta ma è pur sempre una cima, una volta a casa, grazie a questa giornata si sono aperti innumerevoli mete che non vediamo l’ora di raggiungere, a partire proprio dalla Rocca Pennina. Chiudiamo così questi giorni in Liguria, felici di aver passato un fine e inizio anno  “in the mountains”!

 

Gli anni passano e le nostre escursioni aumentano, così a volte ricordando il passato ci capita di avere un pò di nostalgia di alcune uscite, soprattutto quelle pre-Angelo3Chiara dove i ricordi si mischiano ad altri e non sempre mettono a fuoco quella giornata vissuta. Oggi dopo quasi 7 anni e mezzo ci piace l’idea di tornare a ripercorrere quei passi che muovevamo con un pò di incertezza nei primi anni di escursionismo. Siamo in Liguria, per l’esattezza ci troviamo a Vignolo, un piccolo borgo nel comune di Nasino in provincia di Savona. Sono le ore 8.00, il sole in lontananza è ancora nascosto dietro le cime verso il mare, noi ci addentriamo per i vicoli questo borgo d’altri tempi, alcuni gatti ci vengono incontro incuriositi da noi due… raggiunto il centro del borgo, andiamo a sinistra dove saliamo per mulattiera e una volta addentrati nel bosco, il caldo ci coglie di sorpresa… dopo pochi passi siamo in maglietta. Saliamo e come un flash back ricordiamo tratti di sentiero… seguendo i segni in circa 2 ore siamo al Colle del Prione m.1309. La giornata è fantastica, calda e con un mare di nuvole all’orizzonte, la sosta è dovuta, giusto il tempo di un break con una barretta, guardando le indicazioni per la cima vediamo ben evidente la traccia che sale ripida… un breve tratto ci porta su di un crinale dove troviamo tante mucche intente nel loro pascolare, un p0′ stranite e quasi spaventate ci osservano al nostro passaggio. La cima è ancora lontana, continuiamo a camminare in questo ambiente selvaggio e dopo pochi metri di discesa, per un tratto in ombra dove troviamo ancora neve, giungiamo al cartello dopo circa 45 minuti dal Colle del Prione. Senza perder tempo, proseguiamo sul tratto più bello di questa salita: un sentiero ripido attraverso giganti di pietra poi traversiamo in costa fino a raggiungere l’anticima… ora in breve per cresta arriviamo alla cima! Monte Galero m.1708!! Che gioia! Dopo circa 3 ore e 30 siamo alla croce. La fame bussa e noi seduti vicino alla croce pranziamo ammirando il paesaggio che si palesa dinanzi a noi! Ore 12.00, la strada per il ritorno è ancora lunga, così dopo le foto e un breve pensiero sul libro di vetta iniziamo la discesa che seguendo la cresta opposta ci porta al Passo delle Calanche m.1411 in circa 40 minuti, per un bel sentiero dove abbiamo incrociato le uniche persone di tuto il giorno, che sono salite dal versante piemontese. Una volta al passo i cartelli presenti non indicano la direzione per scendere, su di una roccia però troviamo una scritta con l’indicazione per “Nasino”, la seguiamo e per sentiero segnato scendiamo ripidi attraverso il bosco, poi un tratto pianeggiante e infine l’ultima ripida discesa attraverso lo strato di nuvole… ci addentriamo in ambienti unici e ricchi di storia, come il castagneto con i ruderi fino al corso d’acqua con i suoi ponticelli ormai  quasi spariti,  una volta arrivati sulla mulattiera finale gli ultimi stanchi  passi ci portano a Visioletto. In circa 2 ore dal Passo delle Calanche siamo a Visioletto,  da qui altri 15 minuti di asfalto e siamo arrivati al parcheggio da cui siamo partiti 7 ore prima. Bellissimo giro, lungo come allora, ma forse oggi più in forma e preparati e di conseguenza più apprezzato, che ricordavamo a tratti,  dove la discesa ci aveva fatto patire per la poca segnaletica, invece a distanza di anni le cose sono migliorate, ben segnato anche se quest’ultimo sentiero sembrerebbe poco frequentato. Nel mentre ci godiamo l’arrivo alla macchina, un gruppetto di gatti si avvicina e ci saluta, conquistando qualche carezza.

Dopo un giorno di riposo dalla montagna passato a fare compere con Alessandro oggi torniamo in the mountains per provare gli acquisti e per cimentarsi in un pò di arrampicata al Sasso d’Erba per stimolarlo ancora di più. Così dopo la sveglia non troppo presto e la colazione ci incamminiamo al Sasso d’Erba. Il meteo è un pò strano, dopo la pioggia della notte e il sole di questo inizio giornata, comincia a coprirsi e in un caldo/freddo proviamo due facili tiri dove Alessandro prova tutte le emozioni che l’arrampicata sa offrire. Noi un pò invidiosi che alla sua giovane età abbia la fortuna di provare l’ebrezza di certe sensazioni,  ma molto orgogliosi di dargli questa opportunità. Così giunti alle ore 12.00, con le campane che suonano il mezzodì, decidiamo di fare fagotto e tornare alla base.

Alessandro felicissimo,  noi ancora di più.

Cinque giorni consecutivi in the mountains, questa volta al seguito abbiamo Alessandro che galvanizzato dall’uscita precedente vuole tornare a camminare per i nostri amati sentieri scoprendo nuove avventure. Oggi partiamo a piedi da casa e dopo esserci  addentrati nel bosco ci portiamo alla base del Sass del Tavarac, che si trova sul versante SE del Monte Panigas, sopra Erba, è un sasso costituito da diverse balze rocciose, e sulla prima balza è stata aperta una palestra di arrampicata. Dopo avere illustrato ad Alessandro la parete con i vari tiri e la sua ferrata seguiamo la traccia alla sua sinistra salendo alla sua sommità per questo breve ma divertente sentiero attrezzato, dove Alessandro ci mette tutto l’impegno per salire aiutato dalle catene, guardando con stupore la roccia e l’esposizione di questa traccia… pochi minuti ma intensi! Siamo in cima! La carica di Alessandro ci gasa e nel mentre facciamo un break mostrando le varie vie di salita ai monti che vediamo da questo balcone panoramico molto bello. Il tempo passa e il pranzo di Santo Stefano si avvicina così iniziamo la discesa per una via che non esiste attraverso il bosco che consociamo bene, per far divertire questo giovane ragazzo con tanta voglia di scoprire il mondo. Una volta sul sentiero torniamo a casa correndo e chiacchierando sulla salita e discesa di oggi… una volta a casa, doccia e poi a pranzo per questo Santo Stefano 2022.

Settimana prolifera di cime: dopo il Monte Barro di mercoledì, il Palazone di giovedì e il Cornizzolo di venerdì, oggi, sabato andiamo al Bolettone, come nel 2019 per un’alba prima del pranzo natalizio. Così dopo la sveglia presto, alle ore 6.30 partiamo a camminare dall’Alpe del Vicerè. Armati di frontale saliamo dalla strada che porta al rifugio Bolettone, una volta arrivati prendiamo il sentiero che porta al Doss Maio che raggiungiamo per le ore 7.10… è ancora buio pesto, complice anche il tempo nuvoloso come da previsione. Puntiamo alla cima del Bolettone che raggiungiamo in 5 minuti, una volta alla base della croce ci fermiamo in attesa dell’alba. Un sorso di the caldo e nel guardarsi in giro, notiamo tre luci che salgono al Palanzone, per gioco proviamo a fare segno con le nostre luci e con stupore notiamo che c’è risposta… passano i minuti e finalmente il giorno si schiarisce ma dei colori non se ne parla, nel frattempo torniamo al Doss Maio incrociando alcune persone… ancora uno sguardo all’orizzonte, poi decidiamo di scendere. Peccato non aver visto i colori dell’alba, anche se ce lo aspettavamo, ma dovevamo rispettare la nostra tradizione natalizia dell’alba… Buon Natale!

 

Vigilia di Natale 2021, in compagnia di Alessandro decidiamo di salire il Monte Cornizzolo, così da regalare un’altra cima a questo piccolo escursionista. Parcheggiamo in località Campora, alle ore 10.00 partiamo a camminare, il tempo non è bellissimo, nuvole grigie coprono tutto il cielo, il freddo taglia l’aria, Alessandro concentrato ci segue e attento cerca i sentierini che tagliano la strada fino a raggiungere il bivio dove inizia la cresta… ora inizia il bello… A fatica passa il primo tratto fino al piantone. Con qualche trucco riusciamo a superare anche il tratto fino a raggiungere il secondo cartello, dove sostiamo… qualche goccia di pioggia ci sfiora il viso, un sorso di thè poi su fino alla vetta del monte Pesora. Ora la vetta è lì dinanzi a noi e con un guizzo Alessandro parte alla sua conquista. Con attenzione scendiamo dal sentiero paltoso con neve… finalmente alle roccette, Alessandro dà il meglio di sè e in un attimo siamo in cima al Cornizzolo! Contenti tutti ci godiamo il momento, guardando il paesaggio diamo molti input a questa giovane mente che con soddisfazione coglie con positività. Pranziamo al riparo dal freddo sotto la croce, poi con attenzione al primo tratto giù in picchiata fino al rifugio. Con spensieratezza giochiamo a palle di neve mentre ci incamminiamo a prendere la strada asfaltata che ci riporta alla nostra auto…. non prima dell’ultima corsa nel tratto di sentiero finale. Un bravissimo al nostro Alessandro che con impegno e concentrazione si porta a casa la sua terza cima…

Dopo lo stop del 2020, torniamo a passare la consueta serata in compagnia del CAI di Caslino che ci porta alla volta del Monte Palanzone. Ore 17.45 ritrovo all’Alpe Prina, in compagnia di Marika e Marco partiti da Caslino raggiungiamo gli altri, un bel gruppetto di amici, soci CAI ma soprattutto appassionati di montagna. Partiamo sul sentiero al buio di questa serata fredda con la frontale accesa, in circa 2 ore raggiungiamo la vetta. Spettacolo!! Felici al cospetto della classica piramide, brindiamo e ci scambiamo gli auguri di buone feste. Non passa molto e in men che non si dica siamo già sulla via del ritorno, forse il freddo… Una volta in paese ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima.

Dicembre 2021, le feste si avvicinano, noi liberi da impegni lavorativi ci dedichiamo a qualche uscita nel nostro territorio che ha molto da offrire all’escursionista  curioso. Mercoledì 22 dicembre, sveglia non troppo presto, colazione e via… destinazione Lecco, per l’esattezza ci troviamo nei pressi del Ponte Azzoni Visconti o Ponte Vecchio per i Lecchesi, per effettuare la traversata del Monte Barro. Dopo un po’ di difficoltà troviamo il parcheggio e in un clima abbastanza freddo partiamo salendo da via San Michele ore 8:40 fino a una scalinata, poi per mulattiera seguiamo i cartelli per la vetta, passiamo per Pian Sciresa, poi su al Cippo degli Alpini e una volta al Sasso della Vecchia, un ultimo sforzo e sbuchiamo su di un dosso con una vista unica ore 10:10. Dopo l’ombra, finalmente il sole… il panorama ci cattura e approfittando di ciò facciamo una breve pausa e qualche foto yogica con il Resegone sullo sfondo. La cima però non è ancora raggiunta, proseguiamo per il sentiero e dopo qualche sali e scendi e un passagino esposto con una brevissima disarrampicata,  giungiamo sul sentiero di salita che proviene dall’Eremo, pochi passi e siamo in vetta!! Fantastico, solo noi! Circa 2 ore dalla partenza. La vista spazia dai laghi ai monti, il ramo del lago di Lecco alla nostra sinistra, i laghi di Annone, Pusiano e Alserio alla nostra destra, e poi intorno a noi il monte Moregallo, i Corni, fino alle maestose Grigne. Foto, pranzo poi giù per il sentiero delle creste. Con qualche passaggio su roccette facile in discesa, attraversiamo i tre corni camminando in questo ambiente che ci trasmette sempre delle belle emozioni. Dopo l’ultima discesa giungiamo al bivio in zona Galbiate, 50 minuti dalla vetta, dove incontriamo due simpatiche signore con le quali scambiamo due chiacchiere… ora seguiamo per San Michele che raggiungiamo dopo circa 30 minuti circa dal bivio. Qui sostiamo un attimo; questa chiesa ci coglie di sorpresa, con i muri senza il tetto, un luogo insolito con alcune case intorno, un gatto affettuoso che ci viene incontro e alcune galline libere tra i prati. Continuiamo il cammino e una volta raggiunto il sentiero  di andata nei pressi di Piani Sciresa, scendiamo fino alla macchina…  prima però ci regaliamo una passeggiata sul lago fotografando Pescarenico e il paesaggio intorno. Ore 12:45 siamo alla macchina dopo un super giro su di questa cima solitaria di poco meno di 1000 metri che come sempre ci regala dei bei momenti “in the mountains”.

Mercoledi 24 novembre, casualmente il meteo regala una giornata di sole a metà di questa settimana piovosa, non potevamo non approfittarne per fare un bel giretto vicino casa scoprendo nuovi sentieri con un pizzico di adrenalina che non guasta mai e ci fa sentire vivi, ma soprattutto a fine giornata ci dà tanta soddisfazione e carica per affrontare la settimana al meglio. Così partiamo alla volta di Lecco dove sotto le pareti rocciose del Monte San Martino e Medale si trovano tanti sentieri ,alcuni attrezzati, dal fascino unico e proprio su due di questi ci cimentiamo percorrendo un bel giro ad anello. Ore 8.30 ci incamminiamo per la via Santo Stefano poi seguendo le indicazioni per Pradello in circa mezz’ora, usando un p0′ di intuito perché i segnavia scarseggiano, raggiungiamo l’attacco del sentiero attrezzato dei Tecett. Siamo alla base della parete da dove le prime catene ci aiutano a salire, non fa freddo, ma neanche caldo, le nuvole basse coprono le cime e il sole è nascosto dietro la montagna, la forte umidità rende tutto più insidioso e con molta attenzione risaliamo tutto il tratto attrezzato. Bello e divertente, con scorci unici! Proseguiamo nel bosco piegando a destra e seguendo il sentiero che con un sali scendi e curiosi incontri con alcuni camosci , arriviamo al Rifugio Piazza m.767. Sono le ore 10.50, facciamo una piccola sosta e decidiamo di proseguire a destra e salire il sentiero che porta alla Cappelletta di San Martino m.746, dedicata alla Madonna del Carmine. Senza arrivare alla Cappelletta restiamo alti e seguendo tracce di sentiero con qualche cartello prendiamo il sentiero Silvia, che sale diretto al Crocione del Monte San Martino m.1080. Fantastica vista, per noi è la seconda volta e il fascino di questo panorama lascia sempre il segno. Scattiamo alcune foto poi ritorniamo alla Rifugio Piazza per il sentiero n.57 e qui ci fermiamo per il nostro pranzo al sacco. Sono le ore 12.30. Oltre a noi alcune persone al sole che si godono questa giornata. Dopo il pranzo rilassati ai tavoli fuori dal Rifugio, ripartiamo per affrontare ora il Sentiero dei Pizzetti, anch’esso attrezzato, molto panoramico e divertente, quindi prendiamo il sentiero n.53 noto come sentiero Piero Pensa. Il sole splende, il caldo si fa sentire e dopo esserci svestiti proseguiamo in maglietta alcuni su e giù aiutati dalle catene poi giù diretti con bellissimi passaggi dalle emozioni assicurate dove la vista non lascia indifferenti. Durante la discesa incrociamo un signore con una lunga barba grigia, poi due coppie di ragazzi, intenti nella salita. Dopo la puntata al Pizzetto di destra m.540 che è sormontato da un altare e da una croce scendiamo diretti attraverso il bosco e dopo aver incontrato un bel gruppo di camosci, arriviamo alla nostra auto per le ore 14.00. Bel giro ad anello seguendo due sentieri attrezzati dai panorami unici, la vista dalla cima del Monte San Martino a incorniciare questa splendida giornata.

Per informazioni più dettagliate visitate Ferrate 365

Approfittando di un giorno di ferie…

Iniziamo così il nostro racconto che in questo venerdì di metà novembre ci porta a scoprire un altro angolo di paradiso nella meravigliosa Valmalenco. Partiamo presto e per le ore 8.00 siamo a Torre di Santa Maria, dopo aver pagato 5 euro seguiamo la strada che porta a Piasci, Strada stretta asfaltata, cementata e a tratti sterrata, riusciamo a raggiungere il bivio che porta a Piasci, qui, parcheggiamo e iniziamo la nostra escursione. 9.15, fa freddo, seguendo le indicazioni per l’Alpe Arcoglio Superiore, cominciamo a salire… da subito troviamo la neve che in questo tratto in ombra abbonda… meno di un’ora e siamo all’Alpe Arcoglio Inferiore m.1926, qui la vista si apre… alcune casette “appoggiate” sulla neve con alle nostre spalle le imponenti cime della Valmalenco. Proseguiamo sul sentiero, troviamo neve a tratti fino a quando arriviamo sul piano sopra l’Alpe Inferiore, il panorama cambia, un mare di neve ricopre ogni cosa… e noi, incantati da tutto questo,  tracciamo la via che ci porta all’Alpe Arcoglio Superiore m.2123, a destra del nostro cammino una chiesa, Fantastico!!  Le nostre intenzioni erano quelle di raggiungere il Lago Arcoglio e proseguire per raggiungere la Cima del Sasso Bianco, ma visto le condizioni è già tanto se arriviamo al lago. Senza ghette e senza ciaspole ad ogni passo affondiamo nelle neve, a fatica risaliamo il pendio e una volta sopra di esso ci inventiamo una vera e propria via… risaliamo un altro pendio e una volta saliti ci affidiamo al nostro GPS Garmin, così finalmente riusciamo a raggiungere il lago. Sono passate le 11.00 da poco e ci troviamo in questo ambiente fiabesco, completamente soli, davanti a noi questo specchio ghiacciato dove intorno nessun’altra impronta ha messo piede. Felici e contenti ci fermiamo su di una roccia pulita dalla neve  contemplando il paesaggio… pranziamo coccolati da un piacevole caldo sole… il tempo sembra essersi fermato, il silenzio, il bianco candido della neve e questa bellissima giornata ci liberano la mente da tutti i pensieri generati da questo periodo storico difficile.  Dopo il pranzo sorseggiamo un buon thè caldo e decidiamo di percorrere il giro del lago così da aggiungere nuove prospettive alle nostre foto. Non ci sono parole… le foto non riescono a trasmettere le emozioni offerte da questo punto di vista, che vede tutte le imponenti cime della Valmalenco. Piano piano con passi attenti riusciamo nell’intento di fare il giro del lago e una volta concluso, dopo un ultimo sguardo, iniziamo la discesa verso la macchina. Bellissimo luogo, un angolo che vale le pena visitare, oggi reso ancora più affascinante dalla neve che come sempre sa creare qualcosa di fiabesco e incantato. Per il Sasso Bianco, sarà per la prossima volta…

Novembre 2021, sono passati pochi giorni dall’inizio del mese e le perturbazioni della settimana ci regalano la prima imbiancata sulle cime, da circa 1500 metri le montagne si vestono di bianco, così con questo belvedere, la voglia di neve ci travolge e ci indirizza a salire una cima già nel mirino da qualche anno che in questa domenica sembra fare proprio al caso nostro. Sveglia non troppo presto e dopo il viaggio in auto verso la bassa Val Gerola, una volta a Rasura prendiamo la strada in direzione Bar Bianco… nei pressi di uno spiazzo  parcheggiamo l’auto e per le ore 8.30 siamo in cammino. Non fa particolarmente freddo e la giornata si prospetta TOP, così prendiamo il sentiero segnato che attraverso il bosco per mulattiera, dopo aver superato diversi alpeggi, ci porta in circa un’ora al Rifugio Bar Bianco m.1506 posto su un dosso con vista sulla Valgerola e bassa Valtellina, dove inizia il pascolo Alpe Culino con la Cima della Rosetta a dominare il tutto. Qui la neve abbonda, il sole splendido nel cielo azzurro ci regala tanta positività e dopo la piccola pausa, andiamo su diretti in vetta… seguendo i cartelli e la traccia nella neve,  in poco meno di un’ora e mezza siamo sulla Cima della Rosetta m.2142! Spettacolo! Ambiente completamente innevato, con un panorama fantastico su tutte le cime della Valtellina. Dopo la fatica, ci riposiamo, mangiamo qualcosa, ci godiamo il momento in totale solitudine. Quindi ripartiamo: calziamo i ramponi e seguiamo la traccia… con attenzione superiamo un lungo traverso, poi una volta sul sentiero sicuro, scendiamo verso il Lago Culino, un lago naturale probabilmente di origine morenica, che si trova sul versante meridionale della Cima della Rosetta, oggi completamente ghiacciato e mimetizzato con il manto nevoso intorno a lui. La neve è tanta, il caldo è tanto e la felicità è al pari di tutto ciò che proviamo in questa prima giornata dal sapore invernale… Incontriamo un bel gruppo di persone con qualche anno in più di noi, con cui ci soffermiamo a parlare qualche minuto scattandogli anche una foto, dopo i saluti noi proseguiamo verso il lago… una volta alla Baita del Lago m.1959, una piccola deviazione ci porta ai bordi di questa chiazza liscia  dalle sfumature argento, complice il sole che oggi splende irradiando il tutto di lucentezza. Foto e poi per sentiero ben segnato e tracciato torniamo all’Alpe Culino poi al Rifugio Bar Bianco, dove finalmente ci fermiamo per pranzare con i nostri panini e una birra acquistata al Rifugio. In relax passiamo una mezz’ora prima di tornare alla macchina e chiudere così una domenica fantastica come piace a noi…IN THE MOUNTAINS!