In settimana un amico posta un link su una cima in Valmalenco poco conosciuta, l’amico Angelo vede il post e lo propone anche a noi, e così eccoci qua: noi, Angelo e Fabio. Ore 7.30 parcheggiamo a Chiareggio dopo aver pagato € 5.00 di permesso. Dopo i preparativi siamo in marcia, seguiamo le indicazioni che portano al Rifugio Del Grande Camerini, situato a m.2580 presso la Bocchetta Piattè di Vazzeda, spartiacque tra la Val Sissone e la Val Bona in alta Valmalenco. Fa freddo ma non freddissimo, gli audaci Chiara e Fabio in pantaloncini, ci incamminiamo e una volta addentratici nel bosco saliamo fino a raggiungere gli alpeggi dell’Alpe Vazzeda Inferiore m.1832, poi l’Alpe Vazzeda Superiore m.2020, il sole alle nostre spalle si fa sentire e forse il pantaloncino era la scelta giusta.  Proseguiamo salendo ripidi e una volta fuori dal bosco seguiamo l’evidente traccia segnata che traversando a sinistra porta al rifugio Del Grande Camerini. Qui la relazione diceva di non seguire il sentiero ma di salire per traccia e ometti a destra, non trovando tracce noi proseguiamo… ad un certo punto era evidente che stavamo andando troppo in là, così in comune accordo iniziamo a salire a occhio puntando le cime, in cerca di un indizio che indicasse la giusta via. In ordine sparso saliamo, ad un certo punto Fabio da buon conoscitore di terreni poco battuti, individua una palina, bene! La raggiungiamo e seguendo altre paline continuiamo a salire, ad un certo punto però le paline iniziano a farci abbassare di quota, così le abbandoniamo continuando a salire un po’ a caso su delle placche in un ambiente che ci affascina… con attenzione superiamo le placche con qualche breve passaggio di facile arrampicata. Nel frattempo le nuvole coprono le cime, il sole va e viene e il freddo si fa sentire, seguendo Fabio riusciamo a trovare un’altra palina proprio sotto al Passo di Vazzeda m.2967, da qui per sentiero segnato e con qualche catena arriviamo al Passo. Sono le ore 10.40. Il panorama che si presenta davanti ai nostri occhi è qualcosa di fantastico: una conca circondata da ripide cime rocciose e ghiaccio presente alle loro pendici… rapiti da ciò, ci dimentichiamo quasi della cima, ma dopo questo stop di pochi minuti, sempre seguendo Fabio percorriamo un sentiero segnato bianco/blu e attraverso rocce di vario tipo e con l’aiuto di qualche catena, superiamo la cresta che finalmente ci porta sulla Cima di Val Bona m.3033. Ce l’abbiamo fatta! Dopo Fabio e Angelo, arriviamo anche noi, contenti ci guardiamo attorno e l’ambiente selvaggio non lascia spazio a distrazioni: solo roccia e ripidi versanti in questo ambiente sicuramente poco frequentato, pranziamo chiacchierando al sole che nel frattempo si è fatto spazio tra le nuvole, e dopo una mezz’ora di sosta, felici e soddisfatti ritorniamo al Passo di Vazzeda facendo molta attenzione. Una volta al passo scendiamo con l’aiuto delle catene alla palina, da qui, alcuni segni ci indicano la via che porta al Rifugio Del Grande Camerini, così, camminando sulle placche con una lunga diagonale e passando sotto a quello che rimane del ghiacciaio Vazzeda raggiungiamo il Rifugio Del Grande Camerini per le ore 13.00. Questo rifugio è già stato visitato da noi nel lontano 2012 in una delle prime uscite in Valmalenco, ma era chiuso, oggi il rifugio aperto e gestito da volontari dà ristoro agli escursionisti come noi che per l’occasione non ci lasciamo scappare un ottimo e abbondante piatto di tagliatelle al ragù di cervo, brindiamo con una birra e ammiriamo la parete nord del Disgrazia da questo spettacolare balcone panoramico. Il tempo passa, rilassati, chiacchieriamo con la simpatica Carmen volontaria del rifugio…  ma ahimè ci tocca scendere. Così per le 14.00 iniziamo la discesa diretta e senza soste che in circa un’ora e trenta ci porta alla macchina. Che giornata! Fantastica, ricca di emozioni dove la cima ci ha ripagato con i suoi panorami unici, poi il rifugio a completare la gioia di essere stati qui oggi, un riconoscimento doveroso va a Fabio che ci ha dato l’input per scoprire nuovi angoli della Valmalenco.

 

Per chi volesse intraprendere questa salita, noi ci siamo affidati alla relazione su Vie Normali, precisa, da leggere con attenzione in ogni singola frase

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Ancora una volta l’amico Angelo ci porta alla scoperta del Resegone attraverso un itinerario nuovo  chiamato Sentiero “I Solitari”, poi per cresta, da sud fino in vetta. Ore 7.30 parcheggiamo nei pressi della funivia dei Piani d’Erna, ci incamminiamo seguendo il sentiero che porta al Rifugio Stoppani, dopo circa una mezz’ora di cammino prendiamo a destra in direzione Magnodeno, ora ci addentriamo nel bosco, camminando, troviamo un pastore con il suo asino intenti a “discutere”, proseguiamo con l’intento di trovare una traccia che porta direttamente al Passo del Fò, cerca, cerca ma senza risultati,  ad un certo punto abbandoniamo l’idea di salire al Passo del Fò e così arriviamo al Monte Magnodeno, senza toccare la vetta scendiamo nel versante opposto in direzione Rifugio Alpinisti Monzesi. Sono le ore 9.00 circa, il sole scalda, questo inizio settembre regala ancora temperature estive, scendiamo veloci evitando la cresta della Giumenta, poi ad un certo punto delle scritte sbiadite sulla roccia ci indicano il Passo del Fò, quindi deviamo a sinistra e salendo ripidi arriviamo alla Capanna Ghislandi: una capanna sociale situata a m.1284 proprio sul Passo del Fò ristrutturata dal Cai di Calolziocorte da un vecchio fabbricato in legno, inaugurata nel 1982 e intitolata nel 1988 a Giacomo Ghislandi, guida alpina calolziese e socio della sezione, scomparso lo stesso anno sul Pizzo Scalino. Qui la sosta è d’obbligo, per riprendere fiato e rifocillarci con degli ottimi fichi raccolti il giorno prima. Ripartiamo e ora andiamo a prendere il sentiero I solitari. Ci portiamo alle pendici della bastionata sud del Resegone dove parte la Ferrata del Centenario, importante per essere la più antica della Lombardia, andiamo a destra scendendo un sentiero nel bosco in piano fino a sbucare in un ripido versante erboso e selvaggio, attraversiamo  il canale Valnegra, saliamo ripidi in questo ambiente che ci entusiasma, nel mentre, alcune capre che ci osservano e dopo circa un ora giungiamo finalmente al Passo dei Solitari m.1626. Dal passo proseguiamo per cresta fino al Rifugio Azzoni, godendo di scorci unici con la nebbia che va e viene e rende l’ambiente ancora più unico, nei pressi del Rifugio scorgiamo la cima, restiamo allibiti dalla quantità di persone oggi presenti, decidiamo di fermarci e pranzare in tranquillità. Dopo il pranzo, proseguiamo fino al Rifugio Azzoni… senza nemmeno salire alla croce iniziamo subito la discesa con il sentiero n.1  che in circa 1 ore e 30 ci riporta alla macchina. Bel giro, dove nella prima parte abbiamo percorso una zona poco frequentata scoprendo un ambiente inaspettato poi una volta in cima, incrociamo sentieri più battuti trovando molte persone che godendo di una domenica IN THE MOUNTAINS hanno scelto oggi di salire al sempre affascinante Monte Resegone.

 

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Ogni tanto ci capita di tornare in falesia, un po’ per gioco un po’ per non perdere la mano e un po’ per visitare posti nuovi, diversi, e mettersi alla prova su terreni o meglio su rocce diverse. La scelta ricade sulla falesia del Sass Negher in zona Piona, si tratta di una falesia su placche, di roccia granitica/serpentinosa scura con esposizione a SE, agibile tutto l’anno, che si affaccia sul Laghetto di Piona sulla penisola dell’Olgiasca. Arriviamo presto, parcheggiamo per le ore 9.00, c’è il sole e la temperatura è già calda… ci incamminiamo e in circa 20 minuti siamo all’inizio della falesia. I primi tiri che troviamo sono i più facili dell’intera falesia ed è proprio qui che ci fermiamo. Partiamo subito con un tiro facile giusto per provare la roccia e abituarci ai movimenti. Primo tiro: La Bisciola del Corrado 3C; poi subito uno dietro l’altro altri 4 tiri in ordine. Secondo tiro Arterio Lupin 4A, poi Beli Tetini 4B, e belli gasati passiamo ai successivi tiri, La Vendetta di Montezuma e la Via delle Amiche: due 4B che con la nostra corda da 80 metri riusciamo a chiudere fino alla sosta più alta… due viaggi che ci hanno divertito parecchio. Una volta terminati i tiri ci soffermiamo a chiacchierare di montagna e di arrampicata con delle simpatiche persone. Nel frattempo si è fatto mezzogiorno, un po’ provati dal mal di piedi dovuto alle scarpette di arrampicata decidiamo di fermarci e dopo uno sguardo dalla sommità della parete lasciamo questa falesia  dove sicuramente torneremo per provare i tiri successivi dalle difficoltà maggiori… tempo al tempo… per oggi siamo soddisfatti così..

Siamo nel 2019, 27 ottobre per l’esattezza, fa freddino ma non troppo per il periodo, il sole dietro la cima, e noi sei amici pronti ad affrontare lo spigolo nord della Punta di Santo Stefano che alla nostra vista appare slanciata e rocciosa, nel bel mezzo della salita alle prime roccette che affrontiamo, accade l’inaspettato, l’amico Gabriele si appiglia ad una roccia, e in una frazione di secondo la roccia si stacca dal terreno, un salto di alcuni metri entrambi si trovano a rotolare giù dal pendio… noi, attoniti e impotenti ad osservare questa scena che mai più cancelleremo dai ricordi. Fortunatamente Gabriele riesce a non farsi travolgere dalla roccia e a fermarsi prima del salto che non gli avrebbe dato scampo, attimi terribili, una volta raggiunto la chiamata ai soccorsi e trasporto in elicottero.

Passano quasi due anni e oggi 29 agosto 2021 torniamo sui sentieri di quel giorno. Questa volta siamo noi e Angelo, insieme a Gabriele che dopo un periodo di guarigione è tornato in montagna, con la stessa voglia e serenità meritando solo ammirazione. Ore 7.00 parcheggiamo presso il Rifugio Alpini di Piateda, Le Piane m.1530 (ricordarsi il permesso per la strada), ci prepariamo e ci incamminiamo… fa molto freddo, il termometro segna 7 gradi, dopo un primo tratto nel bosco usciamo da esso e con l’aiuto di una passerella di legno superiamo una zona acquitrinosa… ma attenzione!! La passerella è ricoperta da una strato di brina e la scivolata è dietro l’angolo, così decidiamo di abbandonarla passando nel terreno acquitrinoso un po’ a zig zag per evitare l’acqua, ci riusciamo e una volta al ponticello nei pressi dell’Alpe Armisola m.1627, lo attraversiamo e seguendo i segni iniziamo a salire… prima raggiungiamo Piateda di Sotto m.1796, poi Piateda Alta e una volta fuori dal bosco, l’ultimo sforzo che ci porta alla Bocchetta di Santo Stefano m.2378, dove finalmente troviamo un po’ di sole, l’aria fredda ci costringe al riparo e dopo aver mangiato qualcosa riprendiamo la salita.  Decidiamo di non affrontare lo spigolo nord, e ci dirigiamo alla Bocchetta di Reguzzo m.2621 passando per un vallone detritico in un ambiente roccioso con a destra il Pizzo di Rodes e a sinistra la Punta di Santo Stefano, una volta raggiunto il valico la vista che si apre di fronte a noi ci lascia senza parole, le Orobie tutte con i suoi giganti. Lasciamo i bastoncini e ci dirigiamo sulla cresta SSW che ci porterà alla vetta. Gabriele davanti, con la sua sicurezza e determinazione apre la via a tutti noi, con attenzione superiamo il primo  tratto aereo ma facile poi un su è giù fino all’ultima rampa prima della vetta, ore 11.00 siamo in cima alla Punta Santo Stefano, 2694 metri di gioia, tutti per Gabriele! Dopo le foto e la contemplazione del panorama iniziamo la discesa, attenti e concentrati ci divertiamo, e una volta alla Bocchetta di Reguzzo ci abbracciamo scaricando un po’ di tensione complimentandoci con un fantastico Gabriele. Ora mangiamo, ammirando l’ambiente circostante e programmando altri giri futuri… magari al vicino Pizzo Rodes, dopodiché ci avviamo alla lunga discesa che ci porta alla macchina per le ore 13.30.

Non ci sono parole per descrivere le emozioni di questa salita, facile, ma da non sottovalutare dove il panorama che si gode dalla vetta e gli ambienti, ripagano dallo fatica per questa escursione dedicata al nostro socio Gabriele.

 

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Quattro anni fa in questo periodo scoprivamo la Val Tartano facendo “due passi”, oggi torniamo e per l’occasione puntiamo a salire una cima… addocchiamo il Monte Valegino, con opzione per la più conosciuta Monte Cadelle, così per le ore  8.00 parcheggiamo nei pressi delle ultime abitazioni, dove inizia la strada cementata, il termometro segna 8 gradi esattamente come 4 anni fa… iniziamo il cammino tranquilli costeggiando il torrente Tartano, giunti nei pressi dell’Alpe Arale m.1485 dopo aver attraversato il torrente Cuminello, ci perdiamo via osservando alcune marmotte, poi superato l’Alpeggio e il Rifugio Pirata proseguiamo fino all’imbocco del sentiero che porta ai Laghi del Porcile, pochi passi e troviamo una persona fischiare con un fischietto come a richiamare attenzione, una volta raggiunto ci spiega di aver trovato un marsupio sul sentiero, perso da qualcuno passato poco prima, facciamo alcuni passi insieme chiacchierando poi noi proseguiamo, con l’intento anche di trovare colui che l’ha perso. Arriviamo alle tre baite di Casera di Porcile m.1800 dove sostiamo un pochino… una volta giunti al primo Lago del Porcile, il Lago Piccolo m.2005, il più piccolo e forse il più bello, con l’erba che galleggia sui bordi a sembrare ghiaccio, foto e poi proseguiamo… passiamo il secondo lago, il Lago Grande m.2030, e poi il terzo, il Lago di Sopra m.2095. Qui troviamo 3 persone, 2 uomini e una donna, ci salutiamo e capiamo che forse sono loro quelli del marsupio, chiediamo e ci danno conferma. Due battute veloci poi ci salutiamo. Arriviamo al Passo del Porcile m.2290 dopo 2 ore e mezza di camminata, sostiamo un attimo osservando le cime e ricordandoci di quattro anni fa… mangiamo qualcosa e dopo uno scambio di opinioni sul da farsi, ci ritroviamo sulla cresta SW che porta al Monte Cadelle. La giornata è al quanto varia, il sole va e viene e noi insieme a lui, ci copriamo e ci scopriamo, con attenzione saliamo sul filo di cresta che per la prossima ora non lasciamo più… ore 11.30 siamo sull’anticima del Monte Cadelle, contenti come bambini dopo aver fatto la loro giostra preferita ci scattiamo un selfie e proseguiamo per sentiero della via normale fino in vetta!!! Wow!! Cima del Monte Cadelle m.2483 dalla cresta SW, che soddisfazione! Ci sediamo rilassandoci con dinanzi a noi un panorama fantastico, pranzando con un panino al prosciutto e pomodorini… che pace…  tutti insieme in cima, perché oltre a noi c’è un folto gruppo di persone e i tre incontrati al lago (le persone del marsupio), al termine del pranzo ognuno prende la propria strada, prima però i saluti, le foto e una bella chiacchierata con le tre persone incontrate, molto simpatiche e di compagnia.  Senza accorgercene si sono fatte le 12.30, la strada è ancora lunga per tornare a casa così ci salutiamo con l’augurio di incontrarci ancora. Abbastanza veloci scendiamo per la via normale fino al Passo del Porcile, poi seguendo la via di salita giù fino alla macchina, che raggiungiamo per le ore 15.30. Che giornata!! Una bella cima raggiunta per una via divertente, da percorrere solo se abituati a questo tipo di itinerari in cui alcuni passaggi fino al II° grado che richiedono una buona pratica di arrampicata. Lasciamo così la Val Tartano con il sorriso e come l’ultima volta, con la voglia di tornare.

 

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Qualche giorno di riposo dopo la nostra ultima fatica sulle Alpi Apuane e siamo di nuovo “in the mountains“, questa volta su suggerimento dell’amico Angelo ci dirigiamo sulle Orobie per salire la loro regina, ossia la Presolana: massiccio montuoso delle Prealpi Bergamasche. Partiamo presto e per le ore 7.45 siamo già operativi presso il passo della Presolana da dove inizia il sentiero, così insieme ad Angelo e Gabriele iniziamo la salita: fa caldo, ma non caldissimo, si parte in maglietta, il sole splende in un cielo azzurro senza una nuvola. Saliamo attraverso il bosco e in circa un’ora siamo al Rifugio Baita Cassinelli, continuiamo prendendo il sentiero che diventa ora via via più ripido e ghiaioso, nel vallone scavato tra la Presolana a nord e il Pizzo di Corzene a sud, andiamo forte, si suda, passiamo la Cappella Savina dove ci fermiamo per un piccolo break , vediamo a sinistra il bivacco Città di Clusone e in un attimo ci troviamo avvolti nella nebbia. Ripartiamo e intorno alle 10.00 siamo davanti alla Grotta dei Pagani m.2225, piccola insenatura naturale alle pendici della Presolana. Chiacchierando con alcune persone ci prepariamo alla salita: via i bastoncini e casco in testa… si parte: saliamo la parete ripida con passi di arrampicata poi su sentiero fino ad una catena, poi ancora tratti di arrampicata mai banali, interrotti da un traverso da percorrere con attenzione, e in poco meno di un’ora siamo in cima! Bellissimo, per noi un onore, la vista è splendida anche se un po’ nascosta dalle nuvole… chiacchieriamo con una coppia mentre ci rilassiamo, poi foto di vetta scattata dai gentili ragazzi che insieme a noi hanno raggiunto oggi la vetta e giù per la via di salita facendo molta, molta attenzione. Una volta tornati alla grotta, scendiamo nei pressi del bivacco Città di Clusone, poi seguendo un altro sentiero scendiamo al Rifugio Baita Cassinelli dove ci fermiamo per goderci un bel piatto di Casonsei alla bergamasca e una birra fresca. Giornata TOP! Con una grande salita, divertente e di grande soddisfazione. Dopo il Re delle Orobie salito l’anno scorso, quest’anno tocca alla Regina…  NEVER STOP EXPLORING…  queste fantastiche Orobie!

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Agosto 2021, arrivano le ferie e ne approfittiamo per tornare sulla nostre montagne preferite: le Alpi Apuane. Così dopo il giro di telefonate ai rifugi si delinea la nostra settimana per percorrere la traversata delle Alpi Apuane… quì di seguito, raccontiamo i nostri sette giorni attraverso questa catena montuosa unica nel suo genere con i suoi custodi e le tante persone incontrate dove le parole e gli sguardi ci hanno aiutato a plasmare un itinerario per noi straordinario.

Giorno 1:  

Castelpoggio (MS) – Rifugio Carrara

Di buon mattino giungiamo a Carrara e dopo aver parcheggiato l’auto nei pressi del cimitero vicino alla Stazione di Cararra-Avenza ci dirigiamo alla fermata del bus che ci avrebbe portato a Castelpoggio, ma per una serie di problematiche relative all’acquisto del biglietto, decidiamo di proseguire a piedi. Ore 9.00 siamo nei pressi della Santuario Madonna delle Grazie, sostiamo giusto il tempo di una banana, poi iniziamo a camminare in direzione Gragnana seguendo la strada principale, poi per mulattiera fino a Noceto e ancora per mulattiera/strada finalmente a Castelpoggio m.550, antico borgo millenario, situato ai confini del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane. Ore 11.00, dopo 3 ore di marcia siamo giunti nel paese dove ha inizio la nostra avventura: fa caldo, ma non caldissimo, dopo aver salutato un folto gruppo di anziani del paese, ci spiaggiamo su di una panchina sotto una pianta nella piazza di fronte ad un alimentari. Prima di iniziare la prima tappa, ci godiamo la nostra pausa pranzo con pane e roastbeef e una birra fresca acquistata proprio nell’alimentari di fronte,  belli rilassati, ci godiamo il momento… finiamo con un dolcetto appena acquistato e dopo aver organizzato tutto per bene iniziamo. Prima di partire, foto al cartello “Prima tappa Alta Via delle Apuane”… ora possiamo dire che inizia ufficialmente la nostra avventura: sono le ore 12.00 saliamo per strada asfaltata sotto un caldo sole che ci carica di positività, dopo pochi minuti siamo nel bosco all’ombra… dopo vari su e giù arriviamo al Passo della Gabellaccia m.895 per le ore 13.20, attraversiamo la strada dove un discreto vento ci saluta, alcune foto e poi saliamo per sentiero segnato n.185 fino alla rotonda di Campocecina, qui in pochi minuti siamo al Rifugio Cararra m.1322. Ore 14.20. Bene! Come primo giorno il cammino si può dire concluso, ora ci sediamo e ci godiamo il rito che ci accompagnerà per tutta la traversata: torta e birra fresca! Ci rilassiamo al sole con un bel venticello piacevole in questo rifugio dalla vista spettacolare… passano un paio d’ore e dopo la sistemazione nella nostra camera, ci riposiamo un pochino. Dopo l’ottima cena, usciamo a fare due passi fino ai prati di Campocecina in cerca della foto perfetta al tramonto che stasera pare regalarci colori bellissimi… dopo le foto rientriamo in rifugio, salutiamo i gestori e andiamo a dormire.

Giorno 2:

Rifugio Carrara – Rifugio Orto di Donna

Ore 6.30, suona la sveglia, dopo la notte trascorsa bene scendiamo per la colazione in un ambiente molto familiare, chiacchierando con i gestori noi quattro soli soletti…  dopo i saluti, ci prepariamo, motivati e in forma iniziamo la nostra seconda tappa. Ore 7.40 siamo in cammino, l’aria frizzante di oggi 9 agosto ci accompagna per il primo tratto di sentiero n.173 che passando alla sinistra del monte Borla giunge alla Foce di Pianza m.1272, un largo valico con un ampio parcheggio da dove parte il sentiero che porta al Monte Sagro, il sentiero n.173, che seguiamo fino alla vetta di questa montagna. Alle ore 10.00 siamo in vetta al Monte Sagro m.1753, fantastico, la vista ci lascia senza parole, guardandoci attorno individuiamo il tragitto che faremo oggi che in parte già conosciamo… foto, poi dopo i saluti con le varie persone in vetta, scendiamo per lo stesso sentiero, poi sempre per il n.173 giungiamo alla Foce del Fanaletto m.1427. La giornata soleggiata di oggi ci accalda un po, una breve sosta poi giù per il sentiero attrezzato con qualche cavo, attraversando questa conca boscosa chiamata Catino, fino alla Foce del Pollaro m.1337  che raggiungiamo per le ore 11.30 circa. Ora il sentiero scende per un erto canalino, poi traversa su alcuni ravaneti fino ad un bivio, dove salendo arriviamo alla Foce di Vinca m.1332. Sono le 12.00, sostiamo qualche minuto, poi per sentiero conosciuto andiamo spediti alla Capanna Garnerone m.1261, e qui ci aspetta la nostra pausa pranzo preparata dal Rifugio Carrara. Dodici e mezza, il caldo si fa sentire, dopo esserci rifocillati e riposati scambiando due chiacchiere con una famiglia di tedeschi che come noi ha scelto questo luogo per la pausa, dopo i saluti, proseguiamo il cammino… seguendo il sentiero n.37 ci portiamo alla Foce di Giovo. L’intenzione era quella di salire il già salito Pizzo d’Uccello, ma il caldo patito nell’ultima parte di sentiero in salita ci ha fatto desistere. Ore 14.15 circa, siamo alla Foce di Giovo m.1500, troviamo un gruppo numeroso di giovani scouts, intenti a prepararsi per ripartire, così per non rischiare di rimanere nel traffico, ripartiamo subito, ora seguendo il sentiero n.179  in circa 45 minuti arriviamo al rifugio Orto di Donna m.1493. Finalmente siamo a casa, sì perché il rifugio Orto di Donna è come se fosse la nostra casa sulle Apuane, abituali frequentatori da ormai 3 anni di scorribande su queste cime imponenti e affascinanti che circondano la valle di Orto di Donna, poi il rapporto che si è creato con Stefania e i suoi collaboratori, di amicizia e rispetto. Dopo i saluti ci sediamo al tavolo per rinfrescarci con una birra fresca a sigillo di questa grande giornata, e una fetta di torta, crostata ai frutti di bosco. Un pochino stanchi, passiamo il pomeriggio all’ombra rilassandoci e chiacchierando, cena e poi a dormire.

Giorno 3:

Rifugio Orto di Donna – Rifugio Nello Conti

Martedì 10 agosto, inizia la nostra terza tappa, dopo la sveglia presto e la colazione, scambiamo due parole con una coppia che come noi sta percorrendo l’Alta Via in senso opposto al nostro, per di più in tenda, così, sia noi che loro ci aggiorniamo sui sentieri da percorrere. Dopo i saluti, partiamo per questa giornata dalle grandi premesse. Dopo le 2 gocce di pioggia scese appena ci siamo svegliati, il tempo sembra essere incerto, ma le previsioni  danno sole e noi fiduciosi ci addentriamo nel bosco per il sentiero n.179, che in circa un’ora ci porta alla Foce di Cardeto m.1644. Visto che la tappa di oggi risulta essere la più breve, decidiamo di aggiungere una cima all’itinerario, così dopo aver già salito il Monte Cavallo m.1895 a giugno, lo saliamo anche oggi… con più tranquillità ma con la stessa attenzione ci spariamo una cavalcata su queste affascinanti gobbe… troppo bello ed emozionante, divertiti, scendiamo fino a giungere alla Forcella di Porta m.1747, poi giù al Bivacco Aronte dove prima di salire la Tambura sostiamo per la nostra pausa pranzo… ore 11.30 dopo quasi un’ora di sosta rilassati al sole, prima di proseguire incontriamo una persona di rientro al bivacco dopo una corsetta, ci salutiamo poi su verso la cima di questa montagna a noi sconosciuta. Saliamo il sentiero n.148 partendo dal Passo della Focolaccia m.1645, ampio valico dall’aspetto particolare dovuto al suo abbassamento ad opera della cava, da qui, seguendo le indicazioni, percorriamo la splendida cresta che ci porta in vetta. Wow. Fantastica salita, panorami unici, oltre a noi due persone arrivate poco prima e come di consuetudine sulle Apuane, in breve nasce un’amicizia, foto poi insieme ai nostri nuovi amici scendiamo fino al passo Tambura m.1634, da qui seguiamo il consiglio di scendere alla fonte in zona Acquifreddi m.1562, insieme a loro così da passare ancora un po’ di tempo insieme, nel mentre, ci scambiamo i numeri con Loredano e Filippo con la promessa di rivederci, ci salutiamo e poi ognuno prosegue per la propria strada. Risaliamo il passo Tambura, scendiamo dalla parte opposta per raggiungere il Rifugio Nello Conti m.1407, percorrendo un tratto della famosa “Via Vandelli”. Ore 15.00 siamo al rifugio. Provati dal caldo, non vediamo l’ora di riposarci all’ombra gustandoci una birra con torta su questo terrazzo con vista come in una favola. Senza togliere nulla agli altri rifugi, questo ha un qualcosa di particolare, è piccolo, raccolto, uno scrigno nascosto tra le rocce Apuane. Soddisfatti per la nostra grande giornata in cui abbiamo completato la traversata sia del Monte Cavallo, sia del Monte Tambura, ci rinfreschiamo con la strameritata birra… e torta, seduti all’ombra…  oltre a noi due, arrivano un gruppo di 4 ragazzi prossimi a completare la loro Via Vandelli, complimenti a loro, poi una coppia di Milano alla scoperta delle Apuane e altri ragazzi con cui chiacchieriamo e chiediamo consiglio sulla tappa di domani, in tutto un piccolo gruppo di persone, oltre ai gentili e disponibili gestori del rifugio. Passa così il pomeriggio… poi la cena, qualche chiacchiera con della musica improvvisata e al calar della notte tutti a nanna.

Giorno 4:

Rifugio Nello Conti – Rifugio Città di Massa

Dopo la sveglia presto alle ore 5.30 e le intenzioni ambiziose della giornata, per vari imprevisti alle ore 8.00 siamo ancora al Rifugio… va bene così! Iniziamo così la nostra giornata: risaliamo la Via Vandelli fino al Passo Tambura m.1634, dove troviamo due ragazzi conosciuti il giorno prima, che hanno dormito in tenda, due chiacchiere poi noi proseguiamo seguendo la Via Vandelli, antica strada commerciale e militare che collegava Modena a Massa, in alcuni tratti ancora ben conservata, scendiamo verso la Valle di Arnetola e una volta al bivio nei pressi della Cava, prendiamo il sentiero n.31 a destra che porta al Passo di Sella e seguendo una ben conservata mulattiera chiamata sentiero della Todt, in un fresco bosco, dopo aver incrociato una coppia, un gruppo di scout e due lavoratori, stanchi arriviamo al Passo di Sella m.1516 per le ore 10.45 circa. Abbandoniamo l’idea di salire il Monte Sella e rifugiandoci all’ombra della casetta sul passo ci riposiamo… sostiamo per circa tre quarti d’ora per il pranzo di oggi, il sole scalda parecchio soprattutto in queste ore del giorno, ma purtroppo ci tocca ripartire, scendiamo fino alla strada di Cava dove abbiamo due opzioni per scendere: una è scendere dalla marmifera, l’altra è prendere il sentiero n.150 per EE, che qua sulle Apuane non è mai da sottovalutare… scegliamo la prima opzione che più sicura e tranquilla ci catapulta però in un calvario: il sole non ci dà tregua e la strada polverosa e riflettente accentua il caldo che oggi pare insopportabile, una discesa infinita che finalmente dopo aver superato la Cava Faniello, ci fa ben sperare, perché troviamo le indicazioni per il sentiero n.33 che porta al rifugio Puliti. Appena accenniamo la salita vediamo l’antro di una vecchia cava, entriamo e all’ombra di questi muri di roccia completamente lisci, ci rifugiamo, così da abbassare la nostra temperatura corporea giunta al limite. Sono le ore  12.40 e dopo questa pausa, a fatica ci trasciniamo al rifugio Puliti -chiuso-, in cerca di acqua, dato che le nostre scorte sono quasi esaurite, ore 13.00 siamo al rifugio, scatta la ricerca dell’acqua che ahimè non si trova,  poi Chiara senza dire niente trova un rubinetto, lo apre e… vaiiiiii, l’acquaaaaa, un miracolo, ci rinfreschiamo, beviamo e per non farci mancare nulla anche un bel pediluvio… momenti memorabili, il morale torna alto e il sorriso torna sui nostri volti, mezz’ora di paradiso solo per aver trovato l’acqua. La traversata è anche questo! Ripartiamo seguendo il sentiero, in pochi minuti siamo nei pressi del monumento della Madonna del Cavatore, dove telefoniamo a Nicola, il gestore del rifugio Città di Massa che ci verrà a prendere nei pressi de Le Gobbie con la sua auto. Ci accordiamo per le ore 14.45 e sempre per sentiero in breve giungiamo a destinazione, dove troviamo il ristorante appunto “Le Gobbie”, qui, attendiamo l’arrivo di Nicola all’ombra nel piazzale di fronte. Puntualissimo arriva a prenderci e ci porta al suo rifugio, quasi un hotel, immerso nella natura dalla vista sulle Apuane fantastica… se non fosse per gli alberi davanti. Un bel posto dove possiamo veramente ricaricare le energie, birra e torta, doccia, riposo, ottima cena e poi a dormire…  perché domani la giornata si prospetta TOP!!!

Giorno 5:

Rifugio Città di Massa – Rifugio Del Freo

Dopo la sveglia e la colazione Nicola ci accompagna al parcheggio de Le Gobbie, dove ieri avevamo interrotto il nostro cammino. Ore 7.45 seguendo il sentiero n.33 iniziamo a salire nel bosco fino a raggiungere il Passo degli Uncini m.1366 quasi un’ora di salita, da qui una vista top con la cresta del Monte Altissimo, la nostra prima cima di oggi. Seguendo le tracce e alcuni segni con attenzione, giungiamo in vetta alle ore 9.15 circa, fantastico! Soli sulla cima di questo monte inaspettato, che dai suoi m.1589 domina come un “altissimo”, la vista spazia sul mare e alle nostre spalle tutte le Apuane “appena” attraversate, momenti unici. Dopo le foto, riprendiamo il cammino che sarà al quanto duro per il clima torrido di questi giorni, ma non ci scoraggiamo… la strada è ancora lunga e con decisione scendiamo fino al Passo del Vaso Tondo n.1381, poi a sinistra giù fino alle cave del Fondone, dove sostiamo qualche minuto all’ombra seduti su alcuni blocchi di marmo, osservando ciò che ci circonda. Ora con metodo e pazienza ci dirigiamo al Passo Croce percorrendo tratti monotoni su strada di cava poi su sentieri al quanto imboscati di vegetazione stando attenti a non sbagliare e una volta al Passo Croce m.1150, su consiglio di un amico del posto per proseguire la nostra traversata puntiamo a risalire il Monte Corchia dalla Cresta N per il Canale del Pirosetto: fa molto caldo, seguendo la traccia in mezzo alla vegetazione a fatica riusciamo a raggiungere la base del torrione da dove parte il canale, vario con passaggi alpinistici semplici ma da affrontare con attenzione, risaliamo la cresta affascinante e divertente sotto un sole torrido ma con un bel venticello e quasi non ci accorgiamo del caldo… anticima, giù, su e poi cima, fantastico essere in cima al Monte Corchia m.1678 già salito nel 2019 nel nostro giro del Gruppo delle Panie , ma questa volta da un altro versante, in più dopo il Monte Altissimo, fantastico! Ora ci fermiamo per pranzare godendoci il panorama… dopo il nostro pranzo, ci accorgiamo di aver finito le scorte d’acqua, un bel guaio, ma per fortuna conosciamo la zona, e in breve scendiamo al Rifugio Del Freo dove poco distante c’è la Fonte di Mosceta con la sua acqua fresca che ci regala ancora una volta un gran sollievo. Una cosa semplice come l’acqua che in alcuni casi sembra salvarci la vita. Dopo la rinfrescata generale andiamo al Rifugio Del Freo m.1196, salutiamo, ci presentiamo e ordiniamo subito la fatidica birra e torta. TOP!!! Seduti con la Regina delle Apuane che ci osserva e ci aspetta, ci godiamo il momento e ci rilassiamo, sono le ore 15.00. Quindi super cena, due chiacchiere e poi a nanna!

Giorno 6:

Rifugio Del Freo – Rifugio Forte dei Marmi

Venerdì 13 agosto, sesto giorno di cammino, dopo la sveglia presto, la colazione e le coccole a Zizzola (il cane del rifugio) affrontiamo con un pò di stanchezza questa giornata su sentieri in parte già conosciuti fino a raggiungere il rifugio Forte dei Marmi. Andiamo con ordine: per prima cosa ci aspetta l’ascesa alla Pania della Croce tramite il sentiero n.126, che fortunatamente tutto all’ombra ci porta al Callare, dove nel tragitto incrociamo due amici conosciuti in due occasioni diverse, e con simpatia e piacere sostiamo con loro chiacchierando. Queste piccole cose che a noi danno molto, la traversata è anche questo, oltre ai numeri le persone, tante, che nel cammino diventano amici. Dal Callare, per cresta in breve siamo in cima alla Regina delle Apuane per la seconda volta! Bellissima emozione, con i suoi panorami unici visti dalla sua vetta di m.1858. dove c’è un’enorme croce, ore 9.30, pochi minuti di relax poi riprendiamo approfittando del poco fresco che la mattina ci offre: torniamo al Callare poi per il sentiero a destra scendiamo il Canale dell’Inferno, non prima di aver dato l’ultimo sguardo alle  ripide e maestose cime Apuane… giunti alla base risaliamo ancora a destra fino al Passo degli Uomini della Neve m.1655, poi, giù in picchiata per il pendio che porta alla Foce di Valli m.1257, 400 metri che alla vista intimoriscono, 40 minuti di discesa sotto il sole fino al primo albero con  l’ombra nei pressi della Foce di Valli.  Ora ci aspetta una lunga camminata: seguendo il sentiero 110 passando per la Costa Pulita arriviamo al Passo Forato dove l’enorme foro del Monte Forato catalizza tutta l’attenzione, foto poi risaliamo la cima settentrionale m.1209 dove sorge la croce, il caldo non ci molla, complice anche l’orario, sono le ore 12.00, decidiamo di pranzare in vetta sfruttando il venticello che ci allevia la canicola di questa settimana prima di ferragosto veramente torrida. La strada è ancora lunga sulla carta, così non conoscendo nulla da questo punto in poi, non perdiamo troppo tempo e ci incamminiamo, non prima di aver percorso l’arco con molta attenzione data la forte esposizione e un passaggino delicato, così dopo questo ultima scarica di adrenalina, ci addentriamo nel bosco dove incrociamo alcuni ragazzi carichi di zaini enormi, due chiacchiere poi si prosegue… fa caldo in queste prime ore del pomeriggio, arriviamo alla Foce di Petrosciana m.970, dove dobbiamo fare attenzione a non sbagliare, in mezzo ad un folto gruppo di stranieri in sosta, cartina in mano cerchiamo di capire da che parte andare, e grazie anche all’aiuto di un passante che ci nota in difficoltà prendiamo il sentiero giusto. Si scende nel bosco, in un clima di delirio generale dovuto al caldo, la sete e le poche indicazioni chiare, la disperazione sembra prendere il sopravvento, ma come capitato già in precedenza, trovare una fonte di acqua ti lava via tutte le cose brutte e così è stato anche ora, la Fonte di Moscoso sul nostro cammino ci dona un altro piccolo miracolo. Il tempo passa e al rifugio sembra mancare ancora molto, con decisione diamo l’ultimo assalto ai metri che ci separano dalla nostra birra e torta, giriamo intorno ai torrioni del Monte Procinto, detti “I bimbi” e in men che non si dica arriviamo alla nostra oasi, che mai come oggi abbiamo atteso. Ore 15.00 circa, ci sediamo all’unico tavolo libero e subito ordiniamo le birre e torta, forse le ultime, sì perché il rifugio Forte dei Marmi è la nostra ultima sosta prima della giornata finale di domani. Relax, relax e ancora relax. Super cena, poi a nanna.

Giorno 7: 

Rifugio Forte dei Marmi – Casoli (LU)

Ultima tappa, la settima e come ormai abituati da una settimana, ci svegliamo, arrotoliamo il sacco a pelo, prepariamo lo zaino, prendiamo l’acqua e i panini per il pranzo, facciamo colazione, salutiamo i rifugisti e dopo aver messo in spalla lo zaino sempre più pesante, ci incamminiamo, oggi per l’ultima volta… un mix di tristezza e soddisfazione ci accompagna nella nostra salita per il sentiero n.5, dove casualmente incrociamo la stessa persona incontrata al bivacco Aronte tre giorni prima, con stupore ci salutiamo scambiamo due chiacchiere, poi proseguiamo… una volta al Callare del Matanna m.1139,  scendiamo verso l’ Alto Matanna e dopo aver sbagliato sentiero troviamo quello giusto, arriviamo all’Alto Matanna dove chiediamo indicazioni ad in signore intento a dare da mangiare agli animali di questa fattoria, che ci spiega molto bene la strada da percorrere. Passiamo dinanzi all’Albergo Alto Matanna, entriamo quindi nel bosco e affrontiamo l’ultima salita di questa grande avventura, non prima di aver aiutato due cagnolini a tornare a casa… ore 9.00, arriviamo alla Foce del Pallone m.1082, che prende il nome dalla storia affascinante di un collegamento tra mare e montagna ad opera di un pallone aerostatico ancorato ad un cavo che da Camaiore portava in circa un ora alla Foce, appunto del “Pallone”…  proseguiamo su strada larga incontrando un gruppo di mucche e di poni con la loro prole all’ombra di alcuni alberi, l’ambiente cambia totalmente, spazi aperti con vallate verdi si presentano intorno a noi con ormai solo la cima del Monte Matanna a ricordarci le vette dei giorni scorsi, con la vista di Camaiore e del mare sempre più vicina. Una volta alla foce del Crocione o del Termine m.978, prendiamo il sentiero n. 2 che porta diretto a Casoli. Un’ora e mezza di sentiero, bello e vario, con passaggi su mulattiera e sul finale conteggiando un bel corso d’acqua dove le voci delle persone in cerca di fresco nella sue acque ci fanno capire di essere prossimi al paese.  Pochi metri di asfalto e infine giungiamo a Casoli. Ore 11.00, un poco frastornati, increduli forse, camminiamo per le vie, in un bar prendiamo due birre e una volta seduti all’ombra nei pressi della piazza, iniziamo a renderci conto. Fantastico! Ce l’abbiamo fatta!  Alta Via delle Alpi Apuane completata! Pranziamo, brindiamo e ci scattiamo un selfie a memoria di questo momento, consultiamo il nostro GPS Garmin e tiriamo le somme numeriche della nostra traversata, numeri importanti: 80 km, quasi m.4800 di dislivello, 7 cime, 6 rifugi, che però sono solo numeri se confrontati con quello che abbiamo vissuto. Non siamo ancora alla macchina, quindi non abbiamo ancora finito, ci ricomponiamo e ci rimettiamo in cammino, prima per un sentiero che porta alle Cascate di Candalla poi per strada fino a Camaiore, pullman fino alla stazione di Camaiore Lido, poi treno fino a Carrara/Avenza e infine alla macchina che fortunatamente troviamo ancora. Sono le ore 15.00.

Siamo giunti così alla fine della nostra traversata  delle Alpi Apuane dove più che una fine vediamo un’inizio con la scoperta di un territorio unico ricco di ambienti con tanti itinerari da percorrere, abbiamo passato 7 giorni indimenticabili e conosciuto tante persone, abbiamo percorso sentieri non banali a tratti alpinistici che da queste parti non lasciano margini di errore. Una traversata emozionante, bella e faticosa con le sue vette, le vallate e anche le sue ferite, tante trovate lungo il percorso, l’azzurro del cielo che si specchia nel mare, il verde del paleo che risale i pendii, il bianco dei marmi dove il sole riflette il suo calore… insomma un insieme di colori ed emozioni in un paesaggio che ci ha ammaliato in modo irreversibile.

Come ogni finale che si rispetti ci piace ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo viaggio, anche senza volerlo, ci avete aiutato, grazie a tutte le persone incontrate, ai rifugisti e ai loro collaboratori, agli amici, in particolare Diegone, esperto delle Apuane che ci ha supportato, a Loredano e Filippo incontrati sulla Tambura e a chiunque ci abbia dato dei consigli… grazie, grazie di cuore a tutti.

E come dice Diegone… We love Apuane…

 

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N.B. Le Alpi Apuane sono un ambiente unico nel suo genere, da non sottovalutare, bellissime ma allo stesso tempo severe dove ogni sentiero può rivelarsi molto impegnativo e pericoloso.

 

 

Finalmente siamo in ferie, giusto sabato per pianificare e via, il giorno successivo siamo in viaggio: noi due e l’amico Angelo, destinazione Val d’Ayas con l’obiettivo di salire la Testa Grigia pernottando al bivacco Ulrich Latentin. Ore 13.00, parcheggiamo l’auto poi ci dirigiamo verso la chiesa parrocchiale S.Anna di Champoluc da dove inizia la nostra avventura. Il tempo di oggi non promette nulla di buono, ma visto le belle previsioni di domani saliamo lo stesso…. infatti appena superato Cuneaz m.2049, un centro abitato in posizione defilata all’imbocco del vallone omonimo, inizia a piovere… ci copriamo e proseguiamo, ore 15, risaliamo la valle verde puntando le cime rocciose dinanzi a noi, oggi coperte da nuvoloni grigi,  l’atmosfera ci intimorisce, ma non possiamo mollare, continuiamo con alternanza di pioggia e vento incrociando alcune persone che scendono dal sentiero dove saliamo noi. Ora risaliamo il ripido canale che ci porta su di un piano erboso dove veniamo travolti da una pioggia di ghiaccio fine che ci obbliga ad uno stop al riparo di una parete rocciosa. Sono le 16.30, la pioggia si attenua così dopo esserci rifocillati riprendiamo a salire, una mezz’oretta e siamo al Col del Pinter m.2777, dove poco prima abbiamo fatto scorta di acqua da portare al bivacco per la cena e la colazione, dato che questo risulta essere l’ultimo posto dove trovare acqua. Con lo zaino bello pesante e le nebbie che si fanno sempre più vicine, risaliamo questo ripido sentiero che in circa un’ora ci porta al colletto tra la Testa Grigia e il Monte Pinter dove sorge il bivacco che fino all’ultimo non si fa vedere… stanchi, ma contenti, proseguiamo a destra verso il bivacco che sorge a pochi passi dalla croce sul  Monte Pinter m.3132. Una volta arrivati troviamo 3 persone giunte poco prima di noi dal versante opposto al nostro, ci salutiamo e dopo aver depositato gli zaini dopo quasi 4 ore di cammino tra nebbia, pioggia e grandine, finalmente ci rilassiamo. Tra una foto e l’altra nel mentre scrutiamo il luogo facendo conoscenza con i nostri compagni di bivacco: 2 ragazzi e una ragazza, 3 simpatici giovani provenienti dalla provincia di Monza che come noi domani saliranno la vetta della Testa Grigia. Chiacchierando e dopo esserci accordati su come disporsi nel bivacco iniziamo a preparare la cena: ore 19.00 ceniamo, doppia porzione di risotto giallo con formaggio in ottima compagnia con la luce del tramonto che inizia a dare quell’atmosfera unica che si respira in queste straordinarie occasioni. Dopo cena usciamo dal bivacco per fotografare quello che la natura ci disegna con le nuvole, le montagne e il sole nei suoi momenti più suggestivi, intanto la temperatura si abbassa e con un gesto folle Angelo parte per raccogliere un pò di neve vista durante la salita nei pressi del colletto, per preparare una tisana calda prima di andare a dormire. Così noi 6 a m.3132 intorno ad un fornello ad osservare l’acqua che bolle e chiacchierando come se ci conoscessimo da una vita, ci godiamo questo tepore prima di andare a dormire. Ore 5.00 ci svegliamo, ci prepariamo e usciamo in attesa dell’alba, quello che vediamo fuori è fantastico, un cielo completamente sgombro di nuvole, le luci nei paesi ancora accese e un freddo becco, intorno a noi tutto brinato! Saliamo alle spalle del bivacco dove sorge un obbrobrio di ripetitore, e qui la vista sul gruppo del Rosa alle luci dell’alba non ha prezzo. Anche qui ci troviamo in 6 ammaliati dalla natura intenti a fotografare il momento, e finalmente riusciamo a vedere la Testa Grigia in tutto il suo splendore. Dopo l’alba facciamo colazione e per le ore 7.00 ci incamminiamo verso la cima: ripercorriamo il sentiero fino al colletto poi dritti per cresta continuiamo… superato un passaggio con catena, ancora per cresta fino ad un passaggio esposto su di una cengia che in breve ci porta al  cavo finale prima della vetta, che raggiungiamo per le ore 7.30. Fantastico! La vista lascia senza parole: il Cervino in tutta la sua imponenza lì davanti a noi… quasi a toccarlo, poi tutto il gruppo del Rosa ben evidente con le sue famose cime, le sue creste, e il bianco del ghiacciaio, attimi di paradiso.  Suoniamo la campana e felici ci congratuliamo tra noi, foto poi ci incamminiamo per la discesa.  Una volta al cavo troviamo i nostri amici intenti nella salita, li aspettiamo e una volta saliti, la gioia nei loro occhi  è evidente… torniamo in vetta, ci congratuliamo e ci auto scattiamo una foto tutti insieme. L’immagine più bella di questi due giorni. Sono le ore 8.00, dopo i saluti e lo scambio dei contatti iniziamo la discesa. In prossimità della cima incontriamo un ragazzo che in due ore da Champoluc ha raggiunto la vetta… un fenomeno!! Ci salutiamo e continuiamo fino al bivacco dove recuperiamo le nostre cose e con un pò di tristezza gli voltiamo le spalle per incamminarci verso la via del ritorno, non prima di un ultimo saluto da lontano ai nostri amici, scendiamo facendo attenzione alle pietre rese scivolose dal ghiaccio e una volta al Col del Pinter, che raggiungiamo per le 9.30. La giornata è bella, così decidiamo di fare una deviazione in modo da passare per i laghi del Pinter m.2689: dopo le dovute foto a questi tre laghi, seguendo alcuni ometti e tracce di sentiero percorrendo un lungo tratto dove fare attenzione, a circa un ora dai laghi, raggiungiamo anche il lago Perrin m.2633, ora ci fermiamo un attimo, giusto il tempo per un break e per ammirare il bellissimo paesaggio…  seguendo il sentiero 13, in velocità scendiamo tutta la valle fino all’alpeggio di Pian Long m.2171, attraversiamo il torrente Cuneaz poi dopo essere risaliti per qualche metro scendiamo al paese Cuneaz dove arriviamo intorno alle 11.45. Qui ci rinfreschiamo alla fontana dove i bambini del posto hanno allestito un piccolo mercatino… ammiriamo anche le architetture del paese con i suoi raccard. Poi giù in un fiato fino a Champoluc che raggiungiamo per le ore 12.30.

Bellissima avventura! Una cima imponente raggiunta, con una vista unica, una notte passata in un bel bivacco e nuovi amici da rivedere un giorno, il tutto in un contesto splendido, con le montagne che dominano la valle con i suoi laghi e la sua storia fatta di pascoli e persone… praticamente un angolo di paradiso, e ci sentiamo veramente fortunati per averlo visitato.

 

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Dopo un week end sabbatico per sbollire la delusione del Monviso, pensiamo ad un week end rigenerante con una passeggiata non troppo impegnativa ma comunque interessante, la scelta ricade sulla Strada delle 52 Gallerie, già nei nostri pensieri ormai da 3 anni, così dopo aver prenotato un posto dove dormire partiamo alla volta del Passo Xomo. Sveglia presto in questo penultimo sabato di luglio, ore 8.00 siamo al Passo Xomo m.1058, dove dopo aver parcheggiato ci apprestiamo a iniziare la nostra giornata. In circa 15 minuti arriviamo alla Bocchetta Campiglia m.1216 da dove inizia la Strada delle 52 Gallerie.  Il sole nascosto tra le nebbie fatica a farsi vedere e in un ambiente molto suggestivo percorriamo una ad una tutte le 52 gallerie in un susseguirsi di emozioni e passaggi spettacolari, un continuo restare senza parole dove le innumerevoli foto scattate nel nostro passarci attraverso, non rendono per nulla giustizia a questa strada, a ciò che hanno realizzato in così breve tempo con innumerevoli sacrifici… impossibile non immedesimarsi nei nostri soldati che hanno coraggiosamente costruito questa ardita via d’accesso, utilizzata per il passaggio di tutto ciò che serviva al fronte sul Pasubio, al riparo dal fuoco nemico e percorribile tutto l’anno. Arriviamo alle Porte del Pasubio m.1928, in circa 3 ore, dove sorge il Rifugio Generale Achille Papa, un po’ spaesati e ancora colpiti dalla strada appena percorsa, ci guardiamo attorno e dopo aver trovato le indicazioni, seguiamo il Sentiero Tricolore che porta alla Cima Palon m.2232, la vetta più alta del massiccio del Pasubio, da dove una serie di gallerie collegava tutto il versante difensivo italiano. In questi metri che ci portano alla cima iniziamo a renderci conto del luogo, dichiarato Zona Sacra dal 1922, dove troviamo trincee, gallerie, resti di edifici e più saliamo più la vista spazia sull’altopiano del Pasubio, una volta in cima il vento freddo e abbastanza forte ci costringe al riparo, ci sediamo nei pressi dell’ingresso della galleria Generale Papa, mangiamo qualcosa, poi dopo le dovute foto riprendiamo il nostro cammino… frontali accese, imbocchiamo la galleria in forte discesa seguiamo questo tunnel scavato nella roccia con alcune finestre lungo il percorso, dopo qualche minuto, finalmente vediamo l’uscita, siamo nei pressi della Selletta Damaggio m.2175, da quì, saliamo alcuni gradini di pietra e raggiungiamo la croce del Dente Italiano m.2200.  Sostiamo un attimo ammirando ciò che ci circonda e dalla croce realizzata con i resti dei reticolati… vediamo il Dente Austriaco lì a “pochi” passi, così decidiamo di proseguire per raggiungere anche quella cima alla vista molto suggestiva. Scendiamo per un sentiero attraverso sfasciumi e pietre al quanto strano, superiamo la selletta dei due denti, dove troviamo una croce e infine risaliamo al Dente Austriaco. Qui troviamo la croce fatta dai resti di metallo provenienti da mine o altro, molto particolare… ci guardiamo intorno e nel percorrere il Dente troviamo una fitta rete di trincee semi sepolte e di gallerie, un promontorio che non lascia indifferenti, arriviamo ad una postazione dove troviamo una targa dedicata ai combattenti austro-ungarici che hanno resistito e combattuto per difendere questo baluardo per tutto il durare della guerra.  Torniamo verso la croce,  con amarezza pensiamo com’era questo luogo tra il 1915 e il 1918 seguendo altre trincee, alcune ben conservate con anche dei manufatti in cemento. Una volta tornati alla croce, fatichiamo a lasciare questo luogo che ci trattiene con questa carica di storia e sacrificio che a pensarci,  ci stringe un nodo alla gola. Però la strada di rientro è abbastanza lunga,  tornando alla selletta dei due denti per sentiero arriviamo alla Selletta Comando, attraversando una parte dell’altopiano dove i resti della guerra hanno lasciato profonde cicatrici. Una volta alla Selletta Comando m.2081, dove sorge la chiesetta S. Maria del Pasubio.. scendiamo per la strada sterrata che ci porta alle porte del Pasubio, non prima di aver sostato qualche minuto nei pressi del cimitero dove oggi troviamo l’Arco Romano e un cartello in ferro con forgiate le parole “Di qui non si passa”… continuiamo seguendo la strada in discesa incontrando molte persone, una volta alle porte del Pasubio sostiamo un ultima volta prima di lasciare questo suggestivo luogo… scendiamo seguendo la Strada degli Scarubbi, poi sentiero poi ancora strada fino alla Bocchetta Campiglia dove a inizio la Strada delle 52 Gallerie, da quì, proseguiamo fino al Passo Xomo e dopo esserci cambiati, ci fermiamo per una birra al fresco delle nuvole che nel frattempo hanno coperto il cielo presso il Rifugio Passo Xomo.

Prima di andare verso Vicenza dove sosteremo per la notte, una visita al sacrario militare del Pasubio ci sembra doverosa dove questa imponente costruzione alta 35 metri lascia senza parole.

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Il respiro è affannoso, pochi passi, ultima picozzata… finalmente sono in cresta, mi volto, osservo se Chiara e Angelo proseguono bene; mi rivolto e inizio a camminare sul filo di cresta: il cielo completamente coperto, cupo, ma all’orizzonte tra le montagne e le nuvole una striscia colorata, continuo a camminare e in pochi secondi realizzo quello che sto facendo! Sono in vetta al Gran Zebrù! Le tante immagini viste su foto e video, ora sono reali! Sono io che calpesto la neve, osservo il vuoto e cammino… i battiti aumentano e in quel momento  gli occhi si riempiono di gioia… ancora uno sguardo ai miei compagni di cordata e proseguo, vedo tutto sfuocato, non riesco a contenere le emozioni, mi asciugo le lacrime nel mentre la capanna si avvicina… la supero e con attenzione arrivo a toccare la croce! Non ci sono parole! Pochi secondi poi arriva Chiara, ci guardiamo e con un sorriso ci baciamo, subito dopo arriva anche Angelo, ci stringiamo la mano e ci complimentiamo per questa conquista! Particolarmente sentita e voluta proprio da lui!

Ci tenevo a iniziare così il racconto per far capire cosa è la montagna per noi: non è un nome da depennare di una lista, non è una vittoria da sbandierare, è solo una tappa nel nostro cammino, forse fino ad ora la più grandiosa, sicuramente quella che più ci ha colpito e che ci ha fatto sentire un pò più alpinisti di prima, regalandoci grandi emozioni. Orgogliosi e grati di aver salito il Gran Zebrù, raccontiamo questi due giorni di fine giugno passati in questo splendido luogo quale è la Valfurva.

Ore 12.00 l’amico Gabriele passa a prenderci a Caslino, e insieme all’amico Angelo ci dirigiamo verso Santa Caterina Valfurva, dopo aver pagato il pedaggio raggiungiamo il parcheggio in zona Albergo Rifugio dei Forni. Sono quasi le 16.00, fa molto caldo e noi 4 vestiti con pantaloni lunghi, calzettoni e scarponi, prendiamo la strada sterrata che porta al Rifugio Pizzini Frattola. La salita prosegue tranquilla ridendo e scherzando… l’ambiente intorno a noi sembra diverso dall’ultima volta che siamo stati qui, le montagne sembrano più spoglie di neve, in più non può passare inosservato il crollo del dicembre 2020, poi seguiti da altri, della nord di Punta San Matteo m.3678 che evidenzia il progredire dell’aumento delle temperature che consumano i ghiacci fino a portarli alla loro estinzione. Ore 17.30 arriviamo al Rifugio Pizzini m.2706. Dopo i saluti con i gestori e depositato i vari materiali, usciamo ad ammirare il Gran Zebrù come a coglierne qualcosa per la salita di domani. Arriva l’ora di cena e in compagnia di molti alpinisti ceniamo, poi per le ore 9.30 siamo a dormire… Ore 3.30 siamo già in cammino, frontali accese in fila indiana ci apprestiamo a raggiungere il ghiacciaio/nevaio sotto la montagna per calzare i ramponi, nel mentre ci ramponiamo Gabriele fa una triste scoperta: non trovando i ramponi nello zaino si rende conto di averli lasciati al rifugio! Nooo!!! Attimi di angoscia. Al momento ci uniamo a lui pensando di abbandonare la salita… ma poi lui stesso ci esorta a proseguire, confidando nel riuscire a tornare al rifugio per poi riprendere la salita. A questo punto ci separiamo, lui ritorna sui  suoi passi appena percorsi e noi iniziamo un viaggio nell’ignoto o quasi da dove ritorneremo cambiati. Ci leghiamo e dopo aver superato il nevaio ci troviamo alla base del canalone che porta al fatidico Collo di Bottiglia. Saliamo e quasi alla fine del canale non particolarmente difficile, superiamo alcuni metri privi di neve per sbucare sulla spalla. Il sole è qua ad aspettarci… senza nemmeno essercene accorti siamo passati dal buio alla luce. Ora inizia la salita più impegnativa. Seguiamo la traccia che passa ripida sotto una parete rocciosa, da dove usciamo su di una spianata nevosa con a sinistra i resti di una baracca. Sostiamo qualche minuto dove incontriamo una guida con una cliente sulla via del ritorno, poi via per non perdere “posizioni” tra chi ci precede e da chi ci raggiunge, traversando tutto a destra ci troviamo alla base di un pendio ripido, qui il passaggio più delicato: lo superiamo con molta attenzione e proseguiamo salendo aiutati dalle nostri picche incrociando chi dopo la vetta è già di ritorno. Raggiungiamo la cresta poi la vetta!!! Fantastico! Foto di rito con la grande croce a testimonianza di essere arrivati quassù, pochi attimi poi iniziamo la discesa… con molta, molta e ancora molta attenzione ripercorriamo tutto l’itinerario di salita fino a trovarci di nuovo alla base del canale iniziale dove finalmente ci rilassiamo al sole mangiando qualcosina prima di rientrare al rifugio. Alle ore 10.40 siamo al rifugio Pizzini dove troviamo l’amico Gabriele ad aspettarci che purtroppo non è riuscito a salire fino alla vetta per le condizioni troppo rischiose con il passare delle ore. Sistemiamo la nostra attrezzatura, ci beviamo una birra, poi dopo aver salutato i gestori cordialissimi e disponibili che ci hanno fatto stare bene mangiando a sazietà e dandoci molte indicazioni sul territorio, ci incamminiamo sulla via del ritorno. Una volta alla macchina torniamo a casa.

Stupenda salita su di una montagna con la M maiuscola, maestosa, non facile ma nemmeno difficilissima, dove le tecniche apprese in questi anni ci hanno permesso di muoverci con sicurezza, dove l’esperienza e la forza di volontà ci hanno permesso di continuare a scoprire nuovi orizzonti… IN THE MOUNTAINS. Un grazie ai nostri soci Angelo e Gabriele, ai rifugisti e un saluto a tutti i vari amici trovati lungo il percorso. Alla prossima…

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Abbiamo appena passato la metà di giugno, il caldo si fa sentire e in questa domenica il meteo un po’ vario ci consiglia di restare in zona… nel pomeriggio danno possibili temporali e nella mattina nuvole e locali aperture, ci pensiamo un po’ su e decidiamo di andare in Grignetta per approfondire la nostra terza Cresta Segantini. La prima volta risale a circa 6 anni fa, ci ha portato un caro amico istruttore CAI, ancora inesperti abbiamo provato da secondi a cavalcare questi terreni. La seconda volta a ottobre 2020, sempre con un istruttore CAI ma questa volta la cordata la abbiamo gestita noi, e avendo acquisito esperienza in questi anni ce la siamo goduta di più. Oggi ci proviamo noi in compagnia di due amici conosciuti pochi mesi fa in the mountains, con i quali insieme condividiamo la passione per l’arrampicata. Ci troviamo presto, ore 5.00 e ci dirigiamo ai Piani dei Resinelli, parcheggiamo, ci prepariamo e iniziamo a salire… nel mentre, incontriamo qualche camoscio e solo 2 persone intente a fare una corsetta attraverso questo ambiente unico, continuiamo e una volta raggiunto il Colle Valsecchi m.1898 ci prepariamo per il primo tiro. La temperatura è perfetta, il cielo tutto grigio coperto da nuvole che un po’ ci intimoriscono, tengono a bada il sole, ore 7.45 attacchiamo la via… saliamo il primo tiro e dopo il passaggio tecnico proseguiamo…  il tempo passa, la via è lunga e la temperatura sempre più fredda… poi calda… ci mettono alla prova! Noi un po’ pratici davanti a cercare la via, i nostri amici Vitaly e Viktoriya subito dietro… Ci divertiamo insieme e dopo qualche difficoltà sulla prima calata e sul passaggio prima della lingua, arriviamo alla ghiacciaia. Qui c’è la possibilità di uscire… così dopo aver chiesto cosa fare, tutti unanimi decidiamo di chiudere in bellezza la via superando anche l’ultimo passaggio delicato fino a portarci in vetta per le 14.00. Vai! Ce l’abbiamo fatta! Ricolmi di soddisfazione ci abbracciamo e ci congratuliamo tra noi. Foto di vetta, mangiamo qualcosa poi giù per la Cresta Cermenati fino al Forno della Grigna per goderci una birra fresca strameritata. Ore 17.00 il temporale come preannunciato arriva! Così al riparo sotto la tettoia scambiano due chiacchiere con diverse persone che come noi chiudono la giornata al Forno con una birretta. Poco dopo arrivano alcuni amici, scappati per la pioggia dal Nibbio dove si trovavano a scalare… ci salutiamo. Il tempo passa, la pioggia non accenna a diminuire e purtroppo dobbiamo rientrare alle nostre case. Così ci salutiamo e ci diamo l’arrivederci a presto, magari per un’arrampicata su qualche via proprio in Grignetta… Siamo contenti e soddisfatti di aver portato a termine bene la Cresta Segantini e di aver fatto conoscere ai nostri amici questo itinerario storico che questa splendida montagna offre agli appassionati di alpinismo che cercano di migliorare e di fare esperienza su questo tipo di terreno. Grazie ai nostri soci per la compagnia

 

 

Torniamo sulle Alpi Apuane nel terzo anno consecutivo, questa volta con l’obiettivo di percorrere la traversata del Monte Cavallo e di salire il Monte Grondilice… i piani erano questi: il venerdì raggiungere Colonnata, salire al Monte Grondilice e poi scendere al Rifugio Orto di Donna, dove saremmo stati per il week end, il sabato la traversata e la domenica rientrare con calma a Colonnata per poi tornare a casa… più o meno è andata così. Andiamo per ordine: partiamo da casa intorno alle ore 7.00, raggiungiamo Colonnata m.538 per le ore 11.30, parcheggiamo e dopo esserci preparati ci dirigiamo verso la piazza dove ci scattiamo una foto e poi via per la nostra avventura. Troviamo subito le indicazioni per il sentiero 38 che imbocchiamo dopo pochi minuti, il meteo dà possibili piogge/temporali ma per ora sembra stabile, ci addentriamo nel bosco e dopo circa 40 minuti incontriamo le prime case di Vergheto m.850, un piccolo borgo un tempo sede di attività silvo-pastorali, costituito da case alcune abbandonate e altre sistemate,  abitate saltuariamente dai proprietari. Qui incontriamo un anziano con un cappello e una folta barba grigia seduto sul sentiero… scambiamo due parole poi ci salutiamo e proseguiamo. Seguiamo sempre il sentiero 38 in direzione Vinca, saliamo e dopo circa mezz’ora da Vergheto siamo a Foce Luccica m.1029. Il panorama che si presenta è da togliere il fiato e la nostra meta là su ancora molto lontano, proseguiamo e i nuvoloni cominciano a intensificarsi… Costeggiamo le cave dello Spallone, attraversiamo alcuni ravaneti poi la Casa dei Pisani e la Casa al Riccio, rispettivamente alloggi e magazzini dei macchinari, posti a m.1080 circa, entrambi legati alle attività delle cave, costruiti nei primi del 1900 dall’imprenditore Pietro Pisani, ora in completo stato di abbandono, scendiamo, attraversiamo un canale/ravaneto dove due capre selvatiche ci osservano dall’alto… camminiamo alle pendici delle vecchie cave dove i resti del lavoro di uomini senza tempo ha lasciato cicatrici indelebili nelle rocce e nel paesaggio. Dopo un tratto ripido in salita, raggiungiamo Foce di Vinca m.1304, prendiamo fiato e proseguiamo… intanto alcuni tuoni in lontananza ci preoccupano non poco… ci addentriamo nel bosco e dopo aver passato la Foce di Navola m. 1304 inizia a piovere… lo sapevamo… però, speravamo tardasse. Va bè, indossiamo guscio mettiamo il copri zaino e camminiamo attraverso un fitto bosco di conifere, dopo circa 2 ore e 30 di cammino, giunti alla Foce di Rasori m.1315 decidiamo di modificare il nostro itinerario dato l’intensificarsi del maltempo,  invece di salire il Monte Grondilice, prendiamo il sentiero n.37 che porta alla Capanna Garnerone, un rifugio di proprietà del CAI di Carrara, costituito da un prefabbricato in legno recentemente ristrutturato. Sono le ore 15.00,  una volta alla Capanna Garnerone m.1260 ci fermiamo al riparo, seduti sotto la tettoia a pranzare con il nostro panino. Ci ricarichiamo in totale solitudine nel silenzio della foresta poi riprendiamo il cammino: nel mentre la pioggia va e viene e poco prima di raggiungere la foce di Giovo la vista che si presenta davanti a noi ci riporta a ricordi passati, il Pizzo d’Uccello con la cresta di Nattapiana dove alle sue pendici passa il sentiero attrezzato “Mario Piotti” percorso nel lontano agosto 2019(link). Per le ore 16.00 arriviamo alla Foce di Giovo m.1498, sostiamo qualche minuto poi seguendo il conosciuto sentiero n.179 ci dirigiamo verso il Rifugio, il tempo non migliora ma ad un certo punto uno squarcio nel cielo lascia passare alcuni raggi di sole e un bellissimo arcobaleno si palesa alla nostra sinistra… wow! Che spettacolo, davanti a noi il Re delle Apuane con ai suoi piedi un arcobaleno, fantastico! Pochi attimi poi scompare… proseguiamo e per le ore 17.00 arriviamo al Rifugio Orto di Donna m.1496. Troviamo 3 ragazzi al riparo sotto una tettoia, scambiamo due chiacchiere mentre ci ricomponiamo, poi decidiamo di ripararci anche noi all’interno dell’ingresso del rifugio che è ancora chiuso. Poco dopo una coppia di amici raggiunge il rifugio, si ripara insieme a noi e tra una chiacchiera e l’altra abbiamo fatto amicizia. Cena, dormita e poi il sabato grande giornata…  Traversata del Monte Cavallo.

Domenica 13 giugno, dopo aver rinunciato alla vetta del Monte Grondilice m.1808 venerdì, di buon mattino (ore 8.00) decidiamo di salire la cima prima di scendere a Colonnata, salutiamo tutti e con un po’ di tristezza ci allontaniamo da questo rifugio che  ci lega alle Apuane in modo inequivocabile. Prendiamo il sentiero n.186, saliamo attraverso il bosco e una volta fuori attraverso rocce e anche un po’ di neve arriviamo alla finestra di Grondilice m. 1750, un valico tra la vetta del Monte e la sua antecima Sud-Est detta Forbice, che mette in comunicazione la valle di Vinca con la parte alta di Orto di Donna. La giornata è splendida, seguiamo i segni sulle rocce e in circa 15 minuti (dalla Finestra) siamo in cima!! Finalmente, dopo due tentativi andati a vuoto negli anni precedenti, alla terza ce l’abbiamo fatta e la vista che si gode da qua su e ineguagliabile: verso sud vediamo, il Monte Cavallo con le sue gobbe, dietro la Tambura e verso ovest in primo piano il Monte Pisanino: le tre cime più alte delle Apuane. Poi scorrendo verso nord il Pizzo d’Uccello, a est diverse vette tra cui il Monte Sagro, e poi sullo sfondo il mare, è uno spettacolo!! Noi soli sulla vetta, come ieri e come venerdì, quando da Colonnata al rifugio solo una persona incontrata a Vergheto… purtroppo dobbiamo scendere e per la discesa seguiamo il sentiero n.186 verso Foce di Rasori attraverso un ripido sentiero tra rocce e paleo, una volta alla Foce seguiamo il sentiero n.38 percorso all’andata dove a differenza di venerdì, oggi incontriamo alcune persone con le quali ci fermiamo a parlare, una di queste un socio CAI di Pisa che ci racconta dei tanti sentieri, poi altre due persone nei pressi della Casa dei Pisani che chiedendoci un po’ cosa avevamo fatto in questi giorni, al nostro dire, uno in particolare si è complimento con noi dimostrandoci grande rispetto. Una volta a Colonnata che raggiungiamo per le ore 13.00, ci rinfreschiamo e finalmente ci gustiamo un panino con il lardo del Bar Merenderia Larderia Da Mario, seduti e rilassati con la nostalgia che già si fa sentire, una volta rifocillati prendiamo la macchina e rientriamo a casa.

Non c’è due senza tre e questa terza volta sulle Alpi Apuane ci ha legato per sempre a questi ambienti unici con persone uniche, amichevoli e umili che ci hanno lasciato un senso di rispetto che ci riempie di gioia dove ormai ci tocca tornare… visto che non c’è due senza tre,  il quarto vien da se!

 

Garmin Connect – Da Colonnata al Rifugio Orto di Donna

Garmin Connect – Dal Rifugio Orto di Donna al Monte Grondilice a Colonnata

 

“Un mare in tempesta pietrificato” così lo storico e geografo Emanuele Repetti descriveva nel 1804 le Alpi Apuane. E noi, su queste “onde” abbiamo camminato, sognato e arrampicato in un susseguirsi di emozioni che ci hanno rapito e legato a questo luogo unico. Sarà per il fascino delle aspre creste, dell’aria che si respira per i sentieri oppure per le persone che abbiamo incontrato e conosciuto, non sappiamo cos’è, sappiamo solo una cosa: è una settimana che siamo tornati e non riusciamo a smettere di pensare a loro!! Arrivati venerdì al Rifugio Orto di Donna m.1496, oggi sabato 12 giugno ci incamminiamo per la traversata del Monte Cavallo:  seconda cima delle Alpi Apuane, si tratta di una catena maestosa che fa parte del massiccio del Monte Pisanino, da cui è diviso dalla Foce di Cardeto. Ore 8.20: dopo la colazione ci prepariamo e ci incamminiamo per il sentiero n.179 in direzione Foce di Cardeto. Il cielo è azzurro, il sole ancora dietro al Pisanino e la temperatura ottima. Attraversiamo il bosco un po’ disastrato con rami caduti per la neve,  che ancora troviamo a tratti abbondante, una volta alla Foce di Cardeto m.1642, sostiamo un attimo, mettiamo via i bastoncini, ci guardiamo negli occhi e ci diamo il via. Seguiamo una traccia che da subito si impenna su di questa cresta,  scrutiamo la via di salita e con molta attenzione proseguiamo, dopo qualche passaggio adrenalinico e arrampicata di II° grado, con passo sicuro in circa 45 minuti siamo sulla prima cima, WOW!!! Che emozioni… soddisfatti proseguiamo verso ovest fino all’estremità della cima: la vista è unica e già ripaga lo sforzo fatto fino ad ora… ma siamo solo all’inizio cosi torniamo indietro pochi passi poi giù con molta attenzione tra paleo e roccia fino a dove si riprende a salire. Ora ci troviamo davanti alla vetta del Monte Cavallo m.1895, chiamata “la Vela”, per via della sua forma maestosa che ricorda quella di una vela. Che spettacolo! Un breve cavo di acciaio ci aiuta a superare alcune placche poi su in cresta fino alla vetta. Siamo in cima!! Fantastico!! Ci congratuliamo e scattiamo la classica foto di vetta. Ovunque ci giriamo troviamo cime che svettano come per imporre la loro presenza… la giù in fondo il mare… un paesaggio unico nel suo genere. Sono le ore 10.30,  proseguiamo con attenzione discendendo la cresta per poi risalire la terza cima, qualche foto poi giù sempre con molta attenzione. Una volta arrivati alla base ci troviamo davanti all’ultima cima, ma noi erroneamente pensiamo di essere arrivati alla fine della traversata, quindi secondo le indicazioni saremmo dovuti scendere da un sentiero alla nostra destra per poi prendere il sentiero che attraversa la valle più in basso. Ci guardiamo attorno e con molta titubanza, iniziamo a scendere per questo canale erboso molto ripido e insidioso… prendendoci qualche rischio di troppo, ad un certo punto non riusciamo più a proseguire perché un salto di parecchi metri ci preclude di avanzare. Adesso?!? Cosa facciamo?!? Il primo pensiero è stato di chiamare i soccorsi, ma poi decidiamo prima di provare a sentire Stefania, la rifugista che ci dà il numero di un suo amico esperto di questi posti così da aiutarci. Intanto il tempo passa e noi ci troviamo in questo ripido canale in piedi su questa cengetta di roccia mista paleo, con le formiche che ci avvolgono le scarpe. Impotenti di fronte a ciò, chiamiamo Diegone e dopo qualche spiegazione capiamo che non abbiamo alternative: o risaliamo oppure si chiamano i soccorsi. Optiamo per la prima: così tenendoci con tutta l’erba che ci sta tra le mani risaliamo fino alla sommità di questo canale. Richiamiamo Diegone e lo rassicuriamo di essere in sicurezza, il suo consiglio è quello  di superare anche la gobba successiva per poi trovare il sentiero, lo ascoltiamo e dopo aver salito la quarta gobba, scendendo troviamo il sentiero di uscita. Lo percorriamo con attenzione in discesa ripida poi per traccia verso sud fino a raggiungere la Forcella di Porta m.1747 dove finalmente tiriamo un sospiro di sollievo. Sono le ore 12.30, scendiamo verso il Bivacco Aronte, situato nei pressi del Passo della Focolaccia. Nel mentre con la voce un po’ rotta dall’emozione mandiamo un messaggio vocale a Diegone, rassicurandolo di essere tornati sulla via giusta, e subito dopo anche a Stefania… ora la sosta è d’obbligo! Ci fermiamo su un grosso sasso al sole, pranziamo e rilassandoci ci complimentiamo a vicenda per la nostra traversata del Monte Cavallo e sdrammatizzando sulla piccola disavventura… ci rilassiamo mangiando il paninazzo del rifugio ammirando la vetta della Tambura proprio di fronte a noi. Dopo esserci rifocillati, incontriamo un signore che sale verso la Forcella di Porta, ci salutiamo e scambiamo due chiacchiere… un’ora è passata, scendiamo verso il bivacco Aronte m.1620, costruito nel 1902 dal CAI Ligure sulla base di una vecchia costruzione presente dal 1880 , e con curiosità scrutiamo la sua particolare forma e il suo colore… pochi passi e siamo al Passo della Focolaccia m.1650, ampio valico che divide il Monte Cavallo dal Monte Tambura,  attraversiamo la Cava di Focolaccia, quì, le sensazioni si contrastano: da un lato l’imponenza del lavoro dell’uomo e dall’altra,  una macchia indelebile a sporcare un ambiente straordinario. Con calma proseguiamo ammirando il profilo della cresta appena percorsa, seguendo la strada di cava poi nei pressi di un tornante per sentiero n.178 torniamo alla Foce di Cardeto. Quindi il sentiero n.179 ci riporta al Rifugio Orto di Donna, che raggiungiamo per le ore 15.30, qui troviamo Stefania che ringraziamo e a cui raccontiamo la nostra avventura… poi a sigillo di questa giornata, ci prendiamo una birra fresca brindando a noi e a questa fantastica “cavalcata”. Dopo un po’ troviamo anche i nostri amici conosciuti ieri e con gioia ci raccontiamo le nostre giornate. Una volta a cena, emozioni a non finire: un coloratissimo tramonto alle spalle del Pizzo d’Uccello,  il compleanno di Stefania con sorpresa e candelina e un fine cena brindando in compagnia di Rinaldo e Stefania, che la fortuna ci ha fatto incontrare e dove speriamo di condividere ancora giornate emozionanti nelle incantevoli… Alpi Apuane.

Un doveroso abbraccio all’ IDIPIENDENTES APUANOS Diegone per il prezioso aiuto datoci e confidando un giorno di incontrarci sulle sue amate Alpi Apuane. Grazie.

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Non c’è due senza tre… così oggi per la terza volta affrontiamo questo itinerario alpinistico in quel di Valmadrera in provincia di Lecco. La prima volta risale a circa 3 anni fa, all’inizio della nostra esperienza alpinistica, dove l’incognita di questo tipo di salita ci aveva incuriosito, poi l’anno scorso con una coppia di amici e con più consapevolezza, ma in entrambe le volte abbiamo  saltato l’ultimo tiro con il ponte prima della vetta. Oggi ci riproviamo sicuri di noi e con la voglia di divertirci assaporando ogni tiro, scalando fino a raggiungere la vetta del Monte Moregallo. Siamo all’ultima domenica di maggio, le temperature di questo mese sono state abbastanza sotto la media, il meteo oggi prevede aperture, con questa premessa partiamo per la nostra Cresta OSA 2021. Sveglia presto, per le ore 6.45 siamo già in cammino verso l’attacco della via, in circa 1 ora lo raggiungiamo, ore 8 siamo pronti! Primo tiro: parte Chiara poi Angelo, secondo, terzo poi il quarto: la prima volta che l’abbiamo fatta c’era ancora la paretina che poi nel 2020 è crollata, la seconda volta giunti a questo punto siamo usciti sulla destra per sentiero ( pericoloso), oggi su consiglio di un amico scaliamo questo nuovo passaggio: si sale dritti poi si esce esposti a sinistra, chiodo, poi su diretti dallo spigolo… non male! Sosta. Ora breve tiro fino agli alberi di sosta poi il fatidico camino, che superiamo senza difficoltà… ora ci leghiamo in conserva e con una bellissima scalata in sintonia perfetta percorriamo tutta la cresta nel suo passaggio più suggestivo… poi per sentiero fino al culmine, dove tiriamo il fiato! wow! Che figata! Ora scendiamo per sentiero e sempre per esso raggiungiamo “l’ultimo” tiro. Parte Angelo, con attenzione arriva in sosta poi Chiara, che prosegue fino al ponticello. L’intenzione era proseguire in conserva ma Chiara accusa un po’ di “ansia” nell’affrontare questo passaggio. Così Angelo lo passa e con una solida sosta recupera Chiara… è fatta!!! una volta sul prato ci sleghiamo e ci congratuliamo! Raggiungiamo la vetta, mangiamo qualcosa poi giù alla macchina.

Che dire: ci siamo proprio divertiti, in circa 3 ore abbiamo scalato questa splendida cresta con i suoi passaggi non difficili ma che richiedono il giusto grado di preparazione… poi il ponticello finale che ci regala una scarica di adrenalina finale!

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Martedì 18 maggio 2021, dopo esserci presi un giorno di ferie in questa splendida giornata andiamo a fare un bel giro sui monti sopra Lecco per festeggiare i nostri 24 anni insieme…  ore 8.30 parcheggiamo in via Quarto, percorriamo la strada asfaltata fino a prendere il sentiero che porta alla chiesetta di San Martino,  non siamo gli unici in questo giorno feriale in giro per questi sentieri, complice anche la splendida giornata di oggi. Così superando tutti arriviamo alla chiesetta, la vista ci lascia senza parole, uno scorcio nuovo e molto suggestivo. Proseguiamo sotto un caldo sole e con una piacevole brezza fresca per il sentiero Silvia, che con il superamento di facili roccette ci porta alla croce del Monte San Martino m.1090. Bellissimo panorama! Piccola sosta poi via per il Corno Regismondo… attraverso un bel sentiero in un ambiente selvaggio che non ci aspettiamo , alle ore 11.00 siamo sul Corno Regismondo m1253. Oltre a noi ci sono altre due ragazze in vetta a godere di questo panorama spettacolare. Breve sosta poi seguiamo il sentiero di ritorno che al bivio indica il Corno Medale. Seguiamo il sentiero che in circa 40 minuti, con attenzione giungiamo in cima al Corno Medale m.1029, pranziamo contemplando il panorama in completa solitudine… il tempo passa e ahimè ci tocca scendere… prendiamo il sentiero che porta a Laorca e in circa un’oretta siamo alla nostra auto. Bellissimo giro, facile ma con quel qualcosa in più di una semplice passeggiata, i panorami poi: fantastici, si domina la città di Lecco con intorno tutte le due famose cime. Per completare la giornata un bel gelato poi compere al DF-Sport Specialist. In attesa del week end…

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Cercando su Google: ‘Zucco di Sileggio’ si trova un discreto numero di recensioni su questa cima, che dai suoi 1368 m. domina Mandello del Lario e regala una vista stupenda sul Lago di Como e su tutto il Gruppo delle Grigne. Così dopo alcuni anni passati con la voglia di salirlo senza trovare l’occasione, oggi finalmente raccontiamo di questa bella giornata dove abbiamo completato questo  giro in circa 4 ore di cammino. Ore 7.50 partiamo da Somana(frazione di Mandello), prendiamo il cartello n.15 e poi individuiamo il 17b per lo Zucco di Tura, Zucco di Sileggio e non lo lasciamo più fino alla vetta… la giornata è perfetta, calda ma non troppo, il cielo azzurro con qualche nuvola bianca, i boschi verdi in piena fioritura ci accompagnano attraverso un sentiero in salita che come un serpente sinuoso ci porta alla base dello Zucco di Tura, ora inizia il divertimento. Ci imbraghiamo con il nostro kit ferrata e affrontiamo le prime roccette… con attenzione raggiungiamo la cima dello Zucco di Tura m.1051. Qui il panorama inizia già a delinearsi e sotto un bel sole caldo, proseguiamo in discesa fino al primo tratto attrezzato con catene… quasi senza toccarle superiamo il tutto e raggiungiamo lo Zucco di Monerolo m.1157, da qui vediamo finalmente la croce dello Zucco di Sileggio. Una volta alla base dell’ultimo tratto attraversato ci troviamo di fronte a due rampe di scale… però!!! Dopo qualche foto saliamo le scale, prima rampa poi seconda rampa, pochi minuti, brevi ma intensi, ancora qualche catena poi quasi senza renderci conto siamo in vetta!! Quì la particolare e grande croce in acciaio con una simpatica campanella domina la vista sulla città e sul Lago di Como dal ramo di Lecco. Sono le ore 10.10, ci rilassiamo mangiando qualcosa ammirando la vista intorno a noi,  dopo una mezz’ora circa riprendiamo il cammino… seguiamo il sentiero verso nord che porta sulla vera cima dello Zucco di Sileggio, poi raggiungiamo il bivacco dedicato al Professor Mario Sforza. Qui ci soffermiamo ad ammirare il Gruppo delle Grigne, riusciamo persino a scorgere il Rifugio Bietti, il Sasso Cavallo e le varie creste che portano in cima al Grignone, ammaliati da codesta vista ci perdiamo via…  quindi ci decidiamo a scendere dal sentiero diretto che porta a Somana, passando dalla Bocchetta di Verdascia m.1251 e trovando qualche curiosità durante il cammino come la fonte di acqua in una grotta, protetta da un cancelletto, proseguiamo e per ripido sentiero chiamato Direttissima in poco più di un’oretta raggiungiamo  Somana per le ore 12.30

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Oggi raccontiamo di una bella domenica passata con nostro nipote Alessandro, 9 anni e tanta voglia di scoprire la  montagna. Ha piovuto per 3 giorni di fila e quindi è bene evitare sentieri troppo azzardati o esposti, quelli che vorrebbe fare lui. Siamo a Caslino, ore 8.00 circa prendiamo il sentiero Falghee, poco dopo, usciamo per un tratto per esplorare il torrente Vallunga e farlo vedere ad Alessandro, magari per risalirlo un giorno… con attenzione giungiamo nei pressi del Zocc Couldiroela, dove troviamo una grossa cascata ben diversa dal solito. dopo alcune foto ritorniamo sul sentiero Falghee, saliamo attraversando i vari ponticelli che si trovano lungo il percorso, fatti e sistemati dal Cai per agevolare il passaggio di queste insidiose vallette che mai come  oggi assolvono al loro dovere. Con pazienza giungiamo alla baita di Polema, Alessandro, annoiato dalla salita, tergiversa un pò, pochi minuti e siamo al bivio delle 4 strade: sostiamo per un break nel mentre decidiamo cosa fare, fortunatamente riusciamo a dargli la carica giusta per continuare, anzi da qui in mezz’ora arriviamo in cima al Monte Barzaghino m.1063, tra risate e corsa in salita in modalità gara, alle ore 10.00 siamo in cima, arriva prima Alessandro, si siede sulla panca e ammira in silenzio il bellissimo panorama che si apre davanti ai suoi occhi curiosi: una volta raggiunto cerchiamo di illustragli quello che vede: i vari paesi  sotto di noi, parte della Brianza con i suoi laghi, e si scorgono persino i grattaceli di Milano. Ora ci sediamo e sgranocchiamo qualcosa, poi ripartiamo per il Dosso Mattone, Alessandro entusiasta parte di corsa fino al Dosso, da quì scendiamo diretti nel bosco da un sentiero non segnato che percorrendo la cresta arriva a prendere un sentiero che si intravede e va a destra, che in piano porta al pratone che si congiunge alle 4 strade. Ora ormai gasato, Alessandro pare non fermarsi più…  prendiamo il sentiero non segnato dei cacciatori che a mezza costa attraversa il bosco fino  alla Bocchetta di Vallunga. Alessandro guida il gruppo, agile e atletico supera diversi alberi caduti durante il percorso, e nonostante il terreno a tratti fangoso riesce a tenere un buon passo e alle ore 10.45 circa siamo in Bocchetta.  Prendiamo il sentiero che porta al Foro Francescano, superiamo veri e propri ruscelli d’acqua che si trovano lungo il sentiero dovuti all’acqua che scende dalle rive circostanti… mai vista tanta acqua. Finalmente dopo una mezz’ora circa, arriviamo ai ruderi di una vecchia abitazione, poco dopo, il Buco di Boltrino o in dialetto locale “Beoc da Bultren”, una vera e propria  grotta naturale. Vediamo che anche da qui esce un fiume di acqua, Alessandro senza pensarci due volte corre e si infila nel buco, lo seguiamo e andiamo fino a dove un grosso sasso sembra chiudere il passaggio, Alessandro si siede sopra e vorrebbe continuare, ma è meglio evitare di infilarsi oltre, quindi usciamo dalla grotta. Continuiamo la discesa e in poco più di mezz’ora siamo alla fine del sentiero, poi alla macchina per mezzodì.

Concludiamo una bella mattinata, orgogliosi di averla dedicata ad una giovane mente da coltivare con pazienza ai valori che la montagna insegna, dove la fatica e l’impegno portano  a raggiungere i propri obiettivi. Il pomeriggio lo passiamo in relax raccontando delle nostre avventure sperando che la passione per la montagna lo invogli a continuare.

 

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Questa domenica primaverile è andata meglio del previsto: il sole che ci ha accompagnato tutto il tempo, la neve che ci ha fatto divertire in cresta in compagnia di amici fantastici. Un cocktail favoloso che ci ha dato la possibilità di percorrere divertendoci una parte del Resegone che ancora non avevamo percorso, ossia la Cresta Nord, che rappresenta la parte occidentale dell’itinerario che fa parte del “Sentiero delle Creste”.

Alle ore 7.30 circa siamo partiti dal parcheggio dei Piani d’Erna, ci incamminiamo sul sentiero di risalita per il passo del Cammello, una bella mulattiera che si fa via via più ripida nel bosco e a tratti ci regala qualche scorcio su Lecco e il lago, arrivati al passo che è segnalato solo da una piccola piramide di sassi il sentiero diventa meno ripido, sempre nel bosco passiamo prima la piccola chiesetta della Madonna della Neve e il Borgo d’Erna sede del rifugio Marchett. Continuiamo ora sul versante nord del Resegone, che si affaccia sulla Val Caldera ed è ancora per gran parte ricoperto di neve. Alle ore 9.30 circa giungiamo al Pass del Giuff. Qui ci ristoriamo con un piccolo break, poi riprendiamo il cammino e finalmente alle ore 10.00 circa attacchiamo la cresta. Ora inizia un saliscendi su roccette stabili e passaggi su residui di neve, finchè giunti in prossimità dell’attacco del Canale Pesciola la neve diventa consistente e calziamo i ramponi. Piccozza alla mano iniziamo la traversata vera e propria, i momenti adrenalinici arrivano, soprattutto perché tratti di misto non ci devono sopraffare: discese a picco su terra e roccia si alternano a salite interminabili su neve molliccia, anche perché oramai sono le 11.00 passate…e siamo anche al 25 aprile… Senza renderci conto passiamo il Canale Bobbio, ammaliati da tanta bellezza intorno a noi. Giungiamo al Canale Comera, che abbiamo percorso due mesi prima ma ormai irriconoscibile quasi secco di neve, sono le ore 12.30 circa, vediamo la croce vicina, un ultimo sforzo in salita e alle ore 13.00 siamo in vetta!! Felici ci congratuliamo tra noi e ci ristoriamo con un bel panino. Tanta gente in cima, tanti escursionisti hanno approfittato di questa bella giornata primaverile: camminatori, corridori o semplici curiosi affollano la cima, d’altronde come dargli torto. Scattiamo qualche selfie di vetta, foto al panorama spettacolare, e alle 13.30 circa scendiamo, ma prima togliamo i ramponi perché il sentiero n.1 da cui scendiamo dal lato sud è privo di neve. Ci incamminiamo di buon passo e alle ore 15.30 siamo alla nostra auto, non senza aver fatto tappa alla fontana che si trova circa 15 minuti prima del Rifugio Stoppani, quasi un’oasi in quel momento di caldo assurdo in cui avevamo finito la nostra scorta di acqua, in quel momento sopraggiunge l’amico Mattia, che non vedevamo da tanto, con piacere  scambiamo due chiacchere, ci racconta di essere partito da Lecco, salito al Monte Barro e ora su alla vetta del Resegone… magico!!! Ci salutiamo e proseguiamo la discesa fino alla macchina dove ci ricongiungiamo con i nostri amici.

Felici e soddisfatti per aver concluso un’altra bella domenica in un luogo affascinante e dolomitico che è il Resegone, ci salutiamo con un arrivederci per la prossima avventura… In The Mountains…

 

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Domenica 18 aprile 2021, primo week end in “Zona arancione”, la settimana appena trascorsa ha portato pioggia e neve anche a bassa quota, così in questa giornata incerta, scegliamo di restare nei dintorni di casa, dove ci stiamo legando sempre di più, in progetto abbiamo un bel giro che ci permette di collegare tutte le cime che circondano Caslino d’Erba, e per ironia della sorte nessuna ricade nel medesimo comune, sì perché Caslino non ha cime ma ha una folta rete di sentieri, uno più bello dell’altro. Ore 8.00 partiamo, non fa freddo, è nuvoloso e in giro per il paese non troviamo nessuno, seguiamo la strada che ci porta a prendere il sentiero del Barzaghino: salendo la via Ai Rochi  in salita passando diverse villette poi sterrata poi  sentiero,  dopo una decina di minuti si arriva ad un belvedere dove  troviamo un cartello che ci indica il Monte Barzaghino m.1063. Ore 9.00 siamo in vetta, dopo una “cavalcata” breve ma intensa. I cima. Ora seguiamo il sentiero che porta al culmine del Dosso Mattone . II cima. Scendiamo ora fino al bivio con le quattro strade, qui prendiamo una traccia dei cacciatori fino al prato che porta alla bocchetta di Vallunga incrociando il sentiero del Francescanum. Ore 10.00: dalla bocchetta seguiamo il sentiero Cai che porta al Palanzone, in un clima alquanto fresco, in maglietta proseguiamo… nei pressi della Ca’ della Volta, prendiamo una traccia non segnata che porta al monte Orsera m.1107, che raggiungiamo in circa 30 minuti… III cima. Break veloce, esplorando la cima a noi quasi sconosciuta, ritorniamo sui nostri passi per alcuni metri poi seguendo la cresta boscosa arriviamo alla IV cima: il Monte Colma Piana m.1182. Ora in piano seguendo la traccia andiamo a prendere il sentiero che proviene dalla bocchetta di Vallunga abbandonato in precedenza. Qui incontriamo alcuni escursionisti, proseguiamo fino a prendere la cresta sud-est che ci porta alla vetta più alta di oggi: il “nostro” Monte Palanzone m.1436… V cima. Che freddo!! Ci copriamo e senza perdere tempo, scendiamo per la cresta sud che porta alla bocchetta di Palanzone. Ore 11.30: alcune persone “affollano” la bocchetta, noi spediti proseguiamo dritti fino alla VI cima: il Pizzo dell’Asino m.1370. Ore 12.00: è ora di pranzo, in totale solitudine (strano) ci sediamo rilassati mangiando un panino, ammirando il panorama, dove a sinistra troviamo l’itinerario appena percorso e a destra l’itinerario ancora da percorrere… riprendiamo il cammino, scendiamo fino a raggiungere la strada della Dorsale, una volta alla bocchetta di Lemna saliamo alla cima senza nome dove è stata eretta una cappella  dal Cai di Carate Brianza… VII cima. Scendiamo dal sentiero che porta alla Capanna Mara dove poi andiamo al Monte Puscio m.1141. Sono le ore 12.40 e abbiamo fatto la nostra VIII cima!! Qui terminano le cime intorno a Caslino. Contenti, sostiamo alcuni minuti giusto il tempo di decidere da dove scendere, nel mentre qualche goccia di pioggia ci fa prendere la decisione di rientrare dal sentiero dell’Alpetto (oltre ad essere il più breve è anche il più logico se vogliamo rimanere in tema Caslino). Una volta all’Alpetto la pioggia avanza e noi con passo spedito ci affrettiamo a rientrare a casa, che raggiungiamo per le ore 14.00. Gran giro!!! Circa 6 ore di cammino percorrendo un anello, toccando tutte le cime che circondano Caslino d’Erba…

ATTENZIONE: ALCUNI TRATTI PERCORSI NON SONO SEGNATI, IN PARTICOLARE IL SENTIERO CHE PORTA AL MONTE ORSERA E COLMA PIANA, CHE SCONSIGLIAMO DI PERCORRERE A CHI NON CONOSCA BENE LA ZONA! 

 

 

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Giovedì 8 aprile duemilaventuno, Chiara compie gli anni e per festeggiare pensiamo di andare in vetta al Palanzone per goderci un bel tramonto… così via: ore 17.30 parcheggiamo l’auto nei pressi del sentiero del Forum Francescanum o sentiero del Boldrino, da qui spediti saliamo fino alla Bocchetta di Vallunga poi a sinistra fino alla Cà della Volta… ora ci addentriamo per una traccia non segnata che porta al Monte Orsera m.1101 e nel mentre attraversiamo il bosco un muflone ci osserva… dopo l’Orsera seguiamo la cresta non segnata che porta alla cima Colma Piana m.1182, due foto e poi proseguiamo fino a prendere la cresta sud-est. Fino a qui la temperatura ci ha permesso di salire in maglietta, ma ora all’ombra e al vento le cose cambiano, ci copriamo e andiamo fino in cima, che raggiungiamo in poco meno di due ore. Soli, come ormai consuetudine da quando siamo in zona rossa, ci sediamo sul muretto opposto a quello utilizzato dieci giorni fa per vedere l’alba. Ceniamo e aspettiamo il tramonto. C’è vento, il cielo limpido ma all’orizzonte un po’ fosco… mentre ceniamo il sole lentamente scende e una volta sul filo dell’orizzonte, poco prima di scomparire alle spalle del gruppo del Rosa ci regala dei bellissimi colori.  Attimi di gelo! La temperatura si è abbassata notevolmente e ci costringe a scendere per scaldarci… ancora qualche foto, poi una volta nel bosco, la notte prende il sopravvento così accendiamo le luci frontali per proseguire e per le ore 9.00 arriviamo alla macchina. Bella serata! Un modo semplice per festeggiare il compleanno… “in the Mountains”

Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna. Recita così una famosa frase del grande Walter Bonatti e noi così abbiamo fatto! Salendo sul Monte Preaola a novembre osserviamo il Monte San Primo da una prospettiva inusuale che ci ha fatto sognare… guardando la montagna notiamo quella cresta centrale che porta dritta in cima e con la naturale voglia di scoprire, iniziamo a pensare che un giorno avremmo salito il monte proprio da lì. Nei mesi successivi informandoci qua e là scopriamo che un sentiero la percorre… a quel punto mancava solo il momento giusto! L’inverno passa, la neve si scioglie e noi piombiamo in un periodo di restrizioni… ma non molliamo e con coraggio pianifichiamo un bel giro che ci permette di salire al San Primo da quella cresta. Partiamo da casa!

4 APRILE

Pasqua 2021, il tempo tiene, il giorno successivo siamo a casa, la sera si può andare a letto presto, quindi non ci lasciamo scappare l’occasione. Ore 6.15 partiamo da casa, attraversiamo il paese nel buio del mattino presto, qualche luce accesa nelle case di qualche mattiniero, dopo il caldo dei giorni scorsi oggi sembra cambiato: fa freddo… Incontriamo il papà di Angelo che di buon ora porta a spasso Sissi: ci salutiamo e ci auguriamo la buona Pasqua, poi riprendiamo il cammino: veloci raggiungiamo la Bocchetta di Palanzo per il sentiero che ben conosciamo, nel mentre l’alba e la luce fanno la loro comparsa. Ci copriamo perché soffia un vento freddo, dopo essere passati per il Rifugio Riella raggiungiamo la Bocchetta di Nesso. Breve sosta, poi scendiamo verso la Bocchetta del Sciff per la strada sterrata… Il cielo è molto coperto, fa freddo e da qui in poi l’incognita della scoperta di nuovi sentieri e luoghi ci motiva ancora di più. Scendiamo per un bel sentiero attraversando una faggeta fino ad un bivio, dove seguendo le indicazioni a destra, arriviamo ai Piani di Nesso. Che posto! Sempre visto dall’alto, ora lo attraversiamo a piedi… troviamo dei cartelli nei pressi della Chiesetta degli Alpini che ci indicano la strada asfaltata come direzione giusta, però noi indecisi non vorremmo percorrerla, nel mentre arriva un signore con il suo cane che uscendo di casa ci è venuto incontro (è la seconda persona che incontriamo da quando siamo partiti). Chiediamo informazioni su un percorso alternativo… niente percorso alternativo e per sicurezza seguiamo le indicazioni, salutiamo e riprendiamo. Ore 9.30, seguendo l’asfalto scendiamo, poi risaliamo e con un po’ di senso dell’orientamento arriviamo al Pian del Tivano, bene!! Troviamo anche i cartelli con indicazione Monte San Primo 2 ore e 10 minuti. Qui sostiamo per mangiare qualcosa e sorseggiare un thè caldo, siamo proprio alla fine del Piano a bordo strada seduti su alcuni sassi in compagnia di cavalli e asini che pascolano in un recinto. Il cielo sembra aprirsi, ogni tanto il sole sbuca dalle nuvole ma l’aria  sempre fresca. La desolazione regna sovrana: a parte qualche ciclista e qualche sporadica auto che passa non c’è nulla… solo noi seduti su quei sassi e i cavalli alle nostre spalle!! Dopo questo momento da film sulla fine del mondo, ripartiamo per cercare il sentiero che porta in vetta al Monte San Primo, seguiamo l’asfalto, i cartelli e dopo quasi 45 minuti finalmente imbocchiamo il sentiero! Il cammino indica San Primo – Cresta sud ovest. Sicuri di essere nel posto giusto, gasati e in forma ci addentriamo nel bosco, lo attraversiamo e ad un certo punto, una volta fuori e dopo un breve percorso a zig zag, ci troviamo sulla cresta!! Spettacolo!! Il sogno si sta avverando. Piano piano saliamo e in un breve ma lungo momento siamo in vetta!! Alle ore 12.00, dopo quasi 6 ore siamo in cima al San Primo per la cresta sud-ovest partendo da Caslino d’Erba. Soli soletti ci congratuliamo per essere arrivati, di fronte a noi tutto il nostro lungo percorso e a sinistra quello che dobbiamo ancora fare, ma ora pensiamo a goderci il momento. Dopo le foto ci prendiamo una mezz’ora di riposo mangiando al sole caldo che ci coccola dinanzi a un gran panorama: tante nuvole riempiono il cielo con i colori delle cime che lo contrastano, il giallo dell’erba secca, la neve a nord e il Lago di Como che da quì regala uno scorcio unico. Però la strada è ancora lunga… dobbiamo rimetterci in cammino:  ore 12.30 iniziamo il viaggio di ritorno. Seguiamo il sentiero che porta in Colma, veloci scendiamo ammirando il paesaggio che non stanca mai, passiamo per l’Alpe di Terrabiotta poi per l’Alpe Spessola, la Bocchetta del Bosco ed infine arriviamo alla Colma di Sormano. Un’ora e mezza filata, dove abbiamo incontrato le uniche persone di tutta la giornata (lunga), circa una decina tra bikers ed escursionisti… qui sostiamo una decina di minuti, ci togliamo le scarpe e seduti dietro all’osservatorio ci riposiamo. Ore 14.10 ripartiamo, ci attende una lunga cavalcata che ci porta in vetta alla cima del Monte Palanzone m.1432, che raggiungiamo in circa 2 ore dalla Colma passando dalla Bocchetta di Caglio poi per cresta passando dal Monte Bul, arriviamo finalmente alla piramide del Palanzone. Non abbiamo incontrato nessuno! E anche qua in cima da soli… bello ma strano! Ci riposiamo alcuni minuti… poi giù in “picchiata” fino a Caslino, la stanchezza si fa sentire e con attenzione percorriamo l’ultimo tratto di sentiero, che in circa 1 ora e 30 ci porta a casa! Ce l’abbiamo fatta!! Che gioia, stanchi e soddisfatti attraversiamo il paese dove quasi 12 ore prima partivamo, 33 km di cammino alla scoperta dei luoghi che ci circondano, seguendo i nostri piccoli sogni. Un viaggio surreale, dove per le prime 6 ore abbiamo incontrato poche persone e dalla Colma a casa praticamente nessuno, con un meteo variabile dove le nuvole ci hanno regalato tante sfumature, e noi tante emozioni dove la più bella è stata il momento in cui ci siamo trovati sulla cresta sud-ovest che porta in cima al San Primo: lì in mezzo a quell’erba gialla, ripida dove alle nostre spalle ci sono i Piani di Nesso “appena” attraversati e le cime dietro tra cui il monte Preaola che ci ha permesso di notare questa cresta. Fantastico!!!

Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna. E noi…continuiamo a sognare… in the mountains!

 

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Purtroppo per noi le restrizioni continuano, anzi peggiorano, ma noi non ci lasciamo condizionare, anche se conosciamo quasi a memoria i sentieri di casa, troviamo sempre gli stimoli giusti per uscire e quale migliore di un’alba al Monte Palanzone? Così sveglia presto , con anche un’ora in meno dato il cambio dell’ora dell’ultimo sabato di marzo. Nel buio della notte saliamo per il sentiero che porta al Palanzone, armati di frontale e di tanta curiosità di scoprire questa alba… Giunti alla Bocchetta di Palanzo ci fermiamo qualche minuto, nel buio scorgiamo qualcosa sul sentiero che arriva dalla Capanna Mara… è un signore, ci saluta e prosegue, al chiaro della luna piena e senza frontale. Stupiti di ciò, proseguiamo… lo raggiungiamo, due battute e poi via alla vetta: la luna illumina la montagna così spegniamo le frontali e continuiamo a salire. Siamo in cima, ci cambiamo e ci sediamo sul muretto in attesa dell’alba… nel frattempo arriva l’uomo incontrato, si ferma pochi minuti e poi prosegue verso la Colma di Sormano… N.1! Colazioniamo con i pancake sorseggiando del thè caldo, in attesa del momento più bello della giornata quando il sole spunta all’orizzonte, nel frattempo il cielo si è cambiato d’abito, tante nuvole a coprire la luna solo una striscia all’orizzonte ci lascia intravedere i colori di questa bella alba. 7.13, spunta il sole, in pochi minuti si mostra in tutto il suo splendore… una volta stabilizzata la luce, facciamo fagotto e iniziamo la discesa. Arrivati alla Bocchetta di Palanzo seguiamo la dorsale fino alla Capanna Mara, da qui prendiamo un sentiero nuovo, percorso recentemente dai nostri amici: il sentiero della Dara, lo percorriamo tutto a mezza costa del Monte Puscio in discesa dolce in circa 30 minuti arriviamo all’incrocio dove a sinistra parte il sentiero che porta al monte Puscio, dritti continua la Strada della Dara fino all’Eremo di San Salvatore e  a destra il sentiero che porta alle scale, che prendiamo noi, una volta raggiunto un bivio con cartello,  seguiamo un altro sentiero nuovo per noi “Il sentiero dei Cepp” che passando sopra le falesie del  Tramonto, con alcuni tratti attrezzati con corda data l’esposizione, ci porta al tornante della strada della Dara dove c’è il sentiero che porta alle falesie del Tramonto. Non male, breve e divertente con qualche tratto a cui prestare attenzione. Ora seguiamo la strada fino all’Eremo di San Salvatore poi prendiamo il sentiero che ci riporta a Caslino. Bel giro! Portiamo a casa un’alba, una cima e due sentieri per noi nuovi, mai percorsi fino ad oggi il tutto in circa 4 ore di cammino

 

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E’ arrivata la primavera! Una stagione che ci fa sentire vivi, le giornate si allungano e aumenta la voglia di passare il tempo all’aria aperta. Il clima via via più mite e i fiori colorati che sbocciano ci rallegrano e ci caricano di energia positiva. Quest’anno ci ritroviamo come l’anno scorso in lockdown e senza la possibilità di spostarci da casa, non ci scoraggiamo e proprio oggi che inizia la primavera non potevamo uscire all’aria aperta tra i nostri monti di casa: partendo da qui percorriamo un bel giro ad anello che tocca il Monte Puscio, il Sass Tavarac e l’Eremo di San Salvatore. Alle 9.30 usciamo di casa per salire al Monte Puscio passando dal sentiero Tamon, in circa 1 ora e un quarto siamo in vetta. Sempre bello il panorama da qui, oggi con un sole pieno ma velato dalle nuvole, ogni volta un senso di pace ci pervade e ci sorprende… Un ragazzo arriva dalla parte opposta, ci salutiamo e noi dopo qualche foto alla croce di vetta scendiamo. Dopo poco più di mezz’ora arriviamo all’Alpetto, da qui decidiamo di salire al Sass Tavarac da un sentiero che ci siamo inventati noi, un taglio che in circa 20 minuti porta in vetta, dopo aver superato il bosco ripido e qualche sasso che si trova sul nostro percorso. E’ sempre bello raggiungere una cima, una piccola conquista, salutiamo alcune persone in vetta, e decidiamo di percorre il sentiero che va all’Eremo di San Salvatore  passando dai vari sassi adibiti a falesia dove diversi climber si stanno divertendo. Giunti all’Eremo sentiamo voci gioiose fi famiglie e amici che passano la loro domenica primaverile sul pratone che costeggia in parte la Valle Bova. Ci dirigiamo verso Caslino e alle ore 13.30 arriviamo a casa.

E’ sempre bella la montagna, passare il nostro tempo all’aria aperta, che sia per un’avventura o per una bella passeggiata, ci aiuta ad allontanare tutti i pensieri che ci affollano la mente e a far scivolare tutti i problemi del nostro quotidiano.

Ultima chiamata per il Canale Pagani!!! Così titola un post su facebook sul gruppo Amici del rifugio Brioschi pubblicato dal nostro amico Angelo… così eccoci a raccontare di un’altra domenica in Grignetta. Quest’anno causa restrizioni siamo costretti a stare vicino al nostro Comune, ma fortunatamente abitiamo in una zona dove le montagne non mancano… e che Montagne. Decidiamo con il nostro amico Angelo per il Canale Pagani, chiediamo anche alla simpatica coppia conosciuta un paio di settimane prima al Resegone, che subito accetta l’invito! Alle ore 7.00 ci troviamo ai Piani dei Resinelli, dopo i saluti ci prepariamo con imbrago e casco e partiamo, arriva il Soccorso Alpino per un’esercitazione, salutiamo il nostro amico Matteo, che insieme al gruppo parte e in un attimo sono avanti a noi. Durante la salita per raggiungere l’attacco del sanale ci guardiamo intorno: alla nostra destra un camoscio ci fissa incuriosito, e in un attimo ci rendiamo conto di essere sopra un mare di nuvole: il sole splende sopra di noi, e questo sembra quasi un presagio di una giornata che si preannuncia fantastica! In circa un’oretta siamo all’attacco del canale, ci ramponiamo, casco, picche alla mano e partiamo.  Superiamo il tratto attrezzato con le catene e ci troviamo alla base del Pagani, qui con tanta carica, concentrazione e allegria, iniziamo la salita:  i primi metri sono semplici poi una volta arrivati al primo salto, lo troviamo completamente scoperto… Angelo G. attacca le rocce con determinazione e in un attimo è fuori… passiamo tutti poi dopo alcuni metri il secondo passaggio scoperto. qui Angelo G. dopo aver superato il tratto in libera piazza una corda per permetterci di superare in sicurezza questo salto di rocce… una volta superato proseguiamo fino all’uscita alternando tratti di misto in un ambiente ricco di fascino da lasciare senza fiato. Dopo circa 50 minuti arriviamo alla fine del canale, sbucando nell’ultimo tratto della Cresta Cermenati.  Grandi!! Felici ci congratuliamo tra noi, e ci incamminiamo verso la cima della Grignetta. Ore 9.30 vetta!! Bellissimo il panorama intorno a noi, tante neve sulle montagne e anche in cima, dove troviamo poca gente, che ci permette di assaporare la pace di questi luoghi. Selfie di vetta che immortala la nostra felicità e la nostra soddisfazione, mangiamo qualcosa, e dopo circa una mezz’ora scendiamo. Prendiamo questa volta il Canale Caimi per scendere, anche questo colmo di neve, che in poco più di un’oretta ci porta alla base, e poco dopo alla macchina. Alle 12.30 circa ci troviamo fuori dal Forno a festeggiare con una birretta la nostra uscita, bella e di grande soddisfazione, anche i nostri nuovi amici come noi sono per la prima volta su questi canali  in invernale, e quindi come noi aggiungono un tassello alla loro esperienza in questo fantastico ambiente che è la Grignetta!

Felici tutti, ci salutiamo e ci ripromettiamo di rivederci alla prossima avventura.

 

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Oggi raccontiamo di una giornata in cui non abbiamo compiuto grandi imprese, ma quello che abbiamo fatto è ben più importante, e ci ha dato una bella soddisfazione. Partiamo dal principio: siamo nell’ultimo week end in zona gialla, prima di passare ad ulteriori restrizioni, quindi decidiamo di restare nelle nostre zone per evitare di trovare troppa gente in giro per montagne. Una serie di coincidenze ci portano ad invitare uno dei nostri nipoti, Alessandro a camminare con noi, perché entusiasta dei nostri racconti e incuriosito dalle nostre imprese. Quindi ci organizziamo per un percorso un po’ interessante per una giovane mente curiosa di 8 anni. Il giorno dopo sveglia presto, ore 5.00, una sostanziosa colazione poi usciamo di casa: sono le ore 6.00,  Alessandro prova per la prima volta a camminare nel bosco al buio con la frontale accesa… parte bello carico, è contento ed eccitato, cammina con un buon passo e osserva l’ambiente circostante, incuriosito dai paesi che si vedono dall’alto illuminati nella notte dalle luci. Mano a mano che andiamo il cielo si schiarisce,  le sfumature di rosa all’orizzonte preannunciano una bella alba, che sarà alle ore 7.05, ma che purtroppo noi non vediamo perché a quell’ora abbiamo già raggiunto il pratone in zona Eremo di San Salvatore, nel frattempo abbiamo spento le frontali. Quasi alla fine del pratone vediamo un camoscio correre attraversandolo tutto,  Alessandro non pensava che potesse succedere anche questo… ci dirigiamo ora sul sentiero che va verso la scala di ferro. Eccoci per le ore 7.10 davanti alle prime catene che si trovano sulla destra del sentiero principale, Alessandro aspettava solo quello! Senza paura le afferra e parte, dopo una breve spiegazione sul modo corretto per procedere. Qui si alternano brevi tratti con e senza catene fino a che, dopo 5 minuti arriviamo alla base della Scala di Ferro. In questo momento l’espressione di Alessandro da eccitata si fa un po’ timorosa… quindi va prima la zia, che lui osserva attentamente nei movimenti,  poi arriva il suo turno, si fa coraggio e sale, una mano e un piede dopo l’altro, con lo zio dietro ad aiutarlo. Ma di aiuto non ne ha bisogno,  in un attimo è fuori! Felice racconta le sue sensazioni, ma è come se sapesse che non deve esultare troppo perché non è ancora finita… risaliamo il sentiero in parte esposto e a tratti ripido che ci porta al bivio del sentiero alla base del Monte Panigaa e da qui Alessandro decide di salire al Monte Puscio, perché raggiungere una cima è sempre un bel traguardo. Quindi sgranocchiamo qualcosa e partiamo, e in circa mezz’ora senza mai mollare arriviamo in vetta!!! Sono le ore 8.45, Alessandro ha conquistato la sua cima più alta, ben 1130 m.!!  Arrivato in cima si sdraia per qualche momento, è stremato, soprattutto gli ultimi metri si sentono! Nel frattempo mangiamo qualcosa e ci scattiamo un bel selfie di vetta, con l’espressione di Alessandro felice e soddisfatta. Il pensiero sul fatto che era sfinito e quindi avremmo fatto fatica a “trascinarlo” a valle, è subito svanito, anzi era eccitato all’idea di scendere e vedere la Valle di Giano dove la leggenda vuole ci sia nascosto un tesoro. Quindi che dire… alle 9.00 circa iniziamo la discesa, passiamo dallo Zucc Cornuss, quindi attraversiamo il fiume, e arriviamo all’Alpetto, qualche foto e poi torniamo a casa con Alessandro che curioso continua a fare tante domande su tutto quello che vede.

E il percorso fatto non è stato per nulla semplice, un bel dislivello di 800 m. percorsi in 3 ore, con lui sempre curioso e motivato che non ha mai deciso di tornare indietro.

E’ questo che ha reso la nostra una grande giornata, perché siamo riusciti a far apprezzare ad un bambino il valore della montagna, e della fatica, ma anche della soddisfazione di farcela con le proprie forze. Ha imparato ad apprezzare la natura e a non dare nulla per scontato. Orgogliosi del nostro Alessandro, speriamo che questo sia solo l’inizio…